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11 dicembre 2010

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Ultimo anno per l'asilo di via Prato Santo

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Venerdì 10 Dicembre 2010
CRONACA Pagina 19


INFANZIA. Verso la chiusura della scuola materna «San Vincenzo» che ha cresciuto generazioni di residenti del quartiere. La Curia intende vendere l'immobile


I locali dovranno essere liberati entro il dicembre 2011. Genitori preoccupati per il ventilato trasloco in lungadige Attiraglio, c'è anche l'ipotesi Arsenale

Borgo Trento, chiude la scuola materna «San Vincenzo». La Curia intende mettere a reddito il palazzo di via Prato Santo, di sua proprietà, e i locali dovranno essere liberati entro il 31 dicembre del prossimo anno. Preoccupati i genitori dei bambini: «Il quartiere rischia di rimanere senza asilo». Un asilo «storico», frequentato da generazioni di residenti nel quartiere.
Intanto, il progetto pervenuto negli uffici circoscrizionali di piazza Righetti per la costruzione di una scuola materna con asilo nido integrato negli spazi dell'ex Arsenale, è stato rinviato in Comune. A spiegare la risoluzione del consiglio è Alberto Bozza, presidente della circoscrizione: «Vi era un progetto sull'ex Arsenale già dibattuto e con un preciso quadro economico-finanziario che si supportava. Ora, se vi sono state modifiche, vorremmo conoscerle». Sulla richiesta dei genitori di avere una nuova sede, il consiglio circoscrizionale si è espresso suggerendo come «alternativa l'area ex americana in Lungadige Attiraglio».
Bozza ha rammentato che «si comprende l'esigenza di identificare uno spazio, ma quando è aperto un asilo di identità pubblica, per l'assegnazione si apre un iter di bandi». Sulla realtà dell'attuale materna San Vincenzo, Piero Fiocco, vicepresidente dell'associazione genitori che gestisce la scuola, interviene ricordando che «attualmente sono iscritti 95 bambini, di cui 45 al primo anno», ed evidenzia che «la soluzione di uno spazio lontano dall'attuale può andare bene se limitato nel tempo, questo perché quasi la totalità dei bambini sono residenti nella prima e seconda circoscrizione e giungono a piedi». La distanza! dell'area ex americana è anche per Giovanni Bosi penalizzante e dice che «un'eventuale lontananza della struttura dal quartiere può far perdere l'interesse da parte delle famiglie della zona».
Mario Gianelli, capogruppo del Pd in seconda circoscrizione, rileva che le «scuole materne pubbliche e private convenzionate con il Comune nel quartiere di Borgo Trento sono, ad oggi, solo due: l'Istituto de Vedruna, in via Camozzini, e la Scuola San Vincenzo». Gianelli, prosegue dicendo che «l'area più idonea per trovare spazio a una nuova scuola materna è l'interno dell'ex Arsenale» rimarcando che «l'ex caserma austriaca deve essere uno spazio al servizio del quartiere e questa è un'occasione per ribadire la sua natura al servizio del territorio».
Il progetto di una nuova scuola dell'infanzia con asilo nido integrato all'interno dell'ex Arsenale impegna gli spazi occupati dagli attuali capannoni 23 e 24, che non essendo originali del complesso saranno abbattuti, per un costo complessivo di 4milioni 145mila euro. La proposta prevede di accogliere nella nuova struttura 90 bambini a cui se ne aggiungono altri 32 nel nido. È indicato anche il cambio di zonizzazione urbanistica dell'area interessata: infatti, precedentemente vi era previsto un nuovo parcheggio interrato.
Dubbi sulla nuova progettualità dell'ex Arsenale sono espressi da Alfonso Vassanelli che ricorda: «Le idee per quanto riguarda l'ex caserma austriaca sono chiare, metro per metro, mentre con questo nuovo progetto si abbattono due capannoni laddove era già previsto un parcheggio interrato» e conclude dicendo che «se c'è un nuovo assetto per l'ex caserma austriaca, questo sia presentato».

21 novembre 2010

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Nasce Veronainblog









Alcuni amici del giornale Verona In hanno deciso di aprire un blog (www.veronainblog.it) per sostenerne le finalità riassunte nel progetto editoriale del periodico:

1) L’attenzione alla salute, all’educazione, al lavoro e all’ambiente.
2) La valorizzazione di una politica responsabile al servizio dei cittadini.
3) La diffusione dei valori che ispirano l’associazionismo e il volontariato.
4) La promozione culturale attraverso un linguaggio semplice e accessibile.
5) L’attenzione alle nuove culture in un’ottica di integrazione.
6) Il sostegno al dialogo e al confronto per una convivenza civile e pacifica.
7) La riscoperta dei valori della tradizione.


Intendono dare vita a un costruttivo dibattito attorno a questi temi, nella convinzione che il confronto sia non solo un ottimo strumento di democrazia, ma anche un’opportunità per costruire una città migliore.
Non solo: vogliono anche riempire lo spazio temporale tra un uscita e l'altra della rivista, che è trimestrale, dando rilievo agli avvenimenti, alle vitalità e alle iniziative che animano la città e il suo territorio di riferimento.
Il blog si rivolge a chi ha in mente stili di vita a misura d'uomo, a chi privilegia le buone relazioni con le altre persone e l'ambiente circostante, a chi conosce e ama le tradizioni di questa terra ma sa vivere attivamente nel presente, a chi vede nell'altro opportunità di confronto e crescita personale.

17 novembre 2010

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Von Der Schulenburg


In quest’ultimo decennio, nell’alternarsi delle amministrazioni che hanno retto il governo cittadino, il paesaggio urbano di Verona si è popolato di molte cose bruttine e spesso ai confini del Kitsch, se non oltre: dalle bronzee effigi di Shakespeare e Don Leonardi che fanno capolino sotto i Portoni della Bra e in Via Mazzini alla risistemazione del sagrato di San Giorgio e Piazza Isolo, dal carabiniere nano che campeggia fuori Porta San Zeno agli improbabili lampioni stile Rive gauche piantati sulle geometrie razionalistico-littorie del lungadige tra Ponte Garibaldi e Ponte Pietra.

In questo sconsolante elenco dal quale emerge, inesorabile, l’estinguersi di elementari canoni estetici e di buona creanza che fino alla metà del secolo scorso venivano tranquillamente padroneggiati dall’ultimo geometra del Genio Civile, un posto di riguardo spetta senza dubbio al monumento inaugurato nel 2003 presso il Cortile del Tribunale ignorando bellamente le numerose e prestigiose voci di protesta levatesi contro l’operazione.
L’oggetto in questione, incentrato sulla presunta statua del maresciallo J. Matthias von der Schulenburg, uomo d’arme prussiano al soldo della Serenissima a cavallo tra Sei e Settecento, è stato creato allo scopo di celebrare il pronipote Werner (1881-1958), diplomatico di vaglia, letterato, commediografo e fine conoscitore della cultura italiana.
Questo complesso e controverso personaggio torna oggi alla ribalta grazie alla biografia romanzata dedicatagli dalla figlia Sibyl e pubblicata dall’editrice Ipertesto di Verona (Il Barone, pp. 430, euro 25).
L’affetto che l’ultimogenita del nobiluomo tedesco nutre per la figura mitizzata di un padre perduto in tenerissima età traspare da tutte le pagine del volume che nel suo genere è ben scritto, ricco di interessanti aneddoti e animato da una galleria di fascinosi personaggi tra i quali spiccano Bismarck, Mussolini (del quale Von der Schulenburg tradusse l’opera teatrale Villafranca), Goebbels, Lenin, D’Annunzio, Pavolini, la Sarfatti, De Pisis e molti altri ancora.
Questo stesso affetto tuttavia, traducendosi nello spasmodico tentativo di esaltare il dissenso nutrito nei confronti del regime hitleriano dal Barone, angelicato niente meno che come «protagonista di rilievo per la pace in un’Europa oppressa dalla Germania nazista», porta ad una deformazione della prospettiva storica pericolosamente disorientante e a tratti addirittura grottesca.
Per uno scritto che ambisce ad offrirsi come testimonianza attendibile di un’epoca gli aspetti poco convincenti sono parecchi: l’immissione nel testo di documenti sicuramente autentici ma non per questo sempre veridici, scelti ad arte per esaltare il personaggio; il continuo, martellante riferimento all’orrore suscitato nel Barone dall’antisemitismo nazista, tanto ripetuto e insistente da risultare sospetto o quantomeno funzionale al tentativo di ricostruirgli una verginità postuma; l’inverosimile ritratto di un diplomatico che, aggregato all’ambasciata tedesca di Roma negli anni della guerra con non meglio definiti incarichi culturali e ancora operativo a Venezia dopo l’otto settembre, non perderebbe occasione per contestare ed ostacolare i nazisti tanto apertamente ed imprudentemente da suscitare in diverse occasioni, e questo la dice lunga, il sospetto di essere un agente provocatore al servizio della Gestapo; la rimozione dal glorioso album di famiglia del Von der Schulenburg maggiore dell’esercito tedesco e responsabile delle stragi di civili compiute nel 1943 a Matera e Roccaraso.
Il dato in assoluto meno convincente però è un altro e risalta anche dando per oro colato, dalla prima all’ultima, tutte le vicende narrate nel Barone. Né l’esibizione di fieri sentimenti filosemiti, né la continua, pervicace presa di distanza dagli eccessi dell’«imbianchino» Hitler possono far passare in secondo piano la totale sintonia di Von der Schulenburg con la soluzione dittatoriale realizzata dal fascismo, o meglio dai fascismi, nell’Europa del primo dopoguerra. Allo stesso modo, più in generale, il fatto che la casta diplomatico-militare dei «Von» di antica e nobile stirpe prussiana giudicasse con malcelato disgusto il “fetore di popolo” che emanava dal nazionalsocialismo e dal suo capo non deve far dimenticare che quella stessa casta, prima di tentare di sganciarsene a guerra ormai perduta, non aveva esitato un istante a servirsi dei nazisti per abbattere la democrazia parlamentare, cancellare le libertà fondamentali e ripulire la Germania da socialisti, comunisti, liberali, attivisti sindacali e da tutti quei soggetti la cui attività politica fosse percepita come facinorosa ed antinazionale.
In altri termini, il dissenso di personalità colluse con un sistema di potere non può in alcun modo essere equiparato alla resistenza di chi a quel sistema si oppone apertamente. In caso contrario il rischio, tanto per fare un esempio, è che un gerarca come Galeazzo Ciano, giudice feroce delle miserie mussoliniane, antinazista dichiarato, firmatario dell’ordine del giorno che fece cadere il regime, fucilato dai fascisti, finisca per venire messo sullo stesso piano etico ed ideale di Gobetti, Amendola o dei fratelli Rosselli.
La cultura e la memoria storica vivranno pure tempi bui (cogliamo a tal proposito l’occasione per segnalare che nell’inno di Mameli, a rigor di sintassi, «schiava di Roma» è «la vittoria», non «l’Italia») ma non fino a questo punto, almeno si spera.
Chi desiderasse approfondire seriamente la conoscenza del Novecento e delle sue tragedie può dunque fare a meno del gradevole volume firmato da Sibyl von der Schulenburg, così come Verona poteva tranquillamente fare a meno di un monumento lontano dalla sua bellezza e piazzato nel cuore del centro storico per celebrare, con la scusa di una misteriosa statua, un personaggio dal passato a dir poco nebuloso.
A pochi metri da lì, finché durano, gli scolpiti profili di Garibaldi, Cairoli, Cavallotti, Battisti e Matteotti stanno per fortuna a ricordarci ben altre lotte e ben altri combattenti per la libertà.

Stefano Biguzzi


16 agosto 2010

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PANCHINE...

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Fotogalleria

segnalata da un lettore





















«Ecco una foto delle panchine-sdraio che a Reggio Emilia sono state sistemate in un parco vicino a piazza Fiume: in netta contrapposizione con le panchine anti-barboni di Tosi, sono comode e hanno pure la connettività Wi-fi per navigare in internet! Bastava mandare un sms a un numero telefonico, e si riceveva il codice per connettersi».

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Lunedì, domani, alle 8 consegna di 8.740 firme per il referendum.

Diamo i numeri!

8.740 sono le firme per il referendum contate ad oggi. Un instancabile lavoro, un grande entusiasmo di partecipazione di gente che vuole essere partecipe alle scelte della città. Le ultime stanno arrivano e potremmo raggiungere le 9.000! Lunedi 16.8.2010 alle 8 o'clock, l'orario lo ha deciso il Comune, quattro rappresentanti del comitato promotore consegneranno le firme nelle mani del segretario generale. Una data da segnare sul calendario e, per chi conosce la cabala, da giocarsi al lotto!

Ora, cosa succederà?
Succederà che il collegio dei "garanti" (come sapete si tratta di tre avvocati nominati dalla maggioranza del consiglio comunale obbediente al desiderio di chi vuole traforare la collina e farci un'autostrada) ce la metterà tutta per andare un'altra volta contro le indicazioni del tribunale che ha già detto che il referendum si farà. Ma siccome il sig. Tosi ha detto che non non si farà, allora i garanti (di chi?) diranno che la commissione sanitaria (che un'ordinanza, firmata dal presidente del tribunale di Verona e che il sig. Tosi ha definito "un'ideologica grossolana sciocchezza", ha già detto non essere imparziale e quindi insufficiente per scongiurare il referendum) è sufficiente perché i cittadini non siano coinvolti nel processo decisionale di un'opera faraonica, come l'ha definita il faraone Flavio I.
Torneremo in tribunale, se ce ne sarà bisogno, ma ora le probabilità che il referendum sia svolto sono altissime.

Quando?
Il collegio dei garanti (di chi?) ha tempo 15 giorni per comunicare al sindaco l'ammissibilità (o non) del referendum il quale entro il 31 gennaio indirrà il referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Ma non deve esserci la coincidenza con altre operazioni di voto nei tre mesi prima e dopo. Se si andrà a votare per le politiche si andrà in autunno.
Ma attenzione: dall'indizione del referendum c'è la sospensione, da parte dell'amministrazione, della discussione di atti connessi all'oggetto della consultazione.

Quanti?
Per esser valido, il referendum deve raggiungere il quorum del 40% degli aventi diritto, circa 81mila veronesi. Sarà impegnativo, ma novemila firme raccolte rappresentano già più del 10% del quorum.
Garanfatti che ogni firmatario non possa portarne almeno 10 a votare?

Tegnémo duro!

8 agosto 2010

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Non accetto lezioni di moralità da chi ha violato la legge. Intervista a Morgan.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


Sabato 07 Agosto 2010
CRONACA Pagina 11

L’ARTISTA MILANESE


Ha letto le dichiarazioni del sindaco Tosi stupito, arrabbiato e infine indignato. Morgan ha la coscienza a posto del musicista libero che non teme il confronto, dell’uomo sincero che conosce bene i propri antagonisti.

Dunque, Morgan, niente concerto a Verona. Il suo comportamento sarebbe «un esempio negativo», secondo le parole del sindaco.


Per prima cosa vorrei dire che non accetto lezioni da un signore come Tosi con la fedina penale sporca. Non accetto che lui, condannato in via definitiva a due mesi di reclusione per propaganda di idee razziste, dica che i miei messaggi sono diseducativi. Mi sembra assurdo: è lui che ha violato la legge; è lui a essere stato condannato da un giudice. Io sono pulito, sono incensurato. E poi come si permette di impedire ai cittadini liberi di assistere a un mio concerto? Per quel che ne so, non è mai stata data una risposta, né positiva né negativa, ai promoter che avevano fatto richiesta del Teatro Romano per il mio spettacolo.


Cosa le dispiace di più?

Di non poter suonare. E di dover rispondere a persone come Tosi che non hanno né seguito né capito tutto il dibattito che è seguito alla mia intervista su “Max”. Se il sindaco dice che io mi sarei vantato di fare uso di cocaina, allora non ha capito nulla. È stato un dibattito farmacologico, non un vanto. La mia posizione l’ho ribadita anche a "Porta a Porta": ho denunciato una debolezza. E per questo sono stato attaccato; d’altra parte succede così: i cattivi attaccano i deboli.

Il sindaco Tosi ha ribadito anche che «la colpa grave è stata dichiarare pubblicamente (l’uso di cocaina)... Se uno sniffa in privato, non è un problema che ci riguarda...».

Ecco, questo è proprio un ragionamento da idiota, nel senso greco del termine: cioè di chi fa in pubblico quello che invece dovrebbe fare in privato, come andare al bagno. Con un ragionamento del genere, mi dispiace, Tosi ha svelato la sua pochezza. Mi chiedo: perché dovrei discutere con una persona di tale levatura? Vi rispondo come ho risposto a chi mi chiedeva di Belen Rodriguez, se poteva condurre il festival di Sanremo dopo la confessione dell’uso di cocaina: ma chi è Belen? Nel caso di Tosi non posso in realtà dire che non so chi sia: so che è un primo cittadino che non riesce a stare al di qua della legge, visto che è stato condannato.

In realtà viene chiamato «sindaco-sceriffo»...

Cosa?!? Lui è bollato, per sempre: lo ha detto un tribunale. Proprio lui che come sindaco dovrebbe dare l’esempio... E invece impedisce a me di lavorare. Lo sa che sta andando contro due articoli della Costituzione, quelli che sanciscono il diritto al lavoro? Io sono un musicista e questo è il mio mestiere. Non ho mai incitato alla violenza e tantomeno all’odio razziale. Sono moralmente ligio e rispettoso di qualsiasi persona. Nella mia vita non ho mai fatto violenza a nessuno. Come diceva Martin Lutero: “Dove c’è musica, ci sono gli angeli”.


L'antefatto

IL CASO. Palazzo Barbieri irremovibile sul no all’esibizione dell’artista al Teatro Romano a settembre all’interno della rassegna «Cantautori doc... work in progress»

 

«Morgan non è gradito perché si è drogato»

Il sindaco Tosi: «Uno che si vanta di fare uso di cocaina non può venire ad intrattenere il pubblico veronese»  

Sabato 07 Agosto 2010  CRONACA, pagina 11


Il sindaco Flavio Tosi

«Uno che si vanta di fare uso di cocaina perché è depresso e lo dice apertamente, non può venire ad intrattenere il pubblico veronese dal momento che il suo è un messaggio altamente diseducativo per i giovani». Il sindaco Flavio Tosi chiude definitivamente le porte del Teatro Romano a Morgan, l’artista milanese che avrebbe dovuto esibirsi il 4 settembre prossimo. Un concerto sul quale però l’amministrazione comunale ha posto il veto.
A pesare sulla decisione sono state le affermazioni di Marco Castoldi, in arte Morgan, rilasciate mesi fa alla rivista «Max» in cui ammetteva l’uso di cocaina come antidepressivo. Tali affermazioni, all’ex leader dei Bluvertigo erano costate l’esclusione dal Festival di Sanremo. La Rai, inoltre, non gli rinnovò il contratto per la stagione 2010-2011 di «X Factor». L’esclusione, aveva detto il direttore di Raiuno Mauro Mazza, era stata «una scelta obbligata, figlia diretta di quelle deliranti dichiarazioni». E adesso è arrivata la bocciatura del sindaco Tosi e della sua Giunta. Il motivo? «Le parole di Morgan sono un esempio negativo per i giovani».
In un primo tempo, il Comune aveva motivato il suo «niet» in modo criptico. «Morgan non suonerà a Verona per lo stesso motivo per il quale non ha partecipato al Festival di Sanremo». Ora il sindaco Tosi si spiega meglio: «Sarà anche bravissimo come musicista, ma rappresenta un modello di vita inaccettabile, il suo comportamento è un esempio negativo». E a chi gli fa osservare che non è certo il primo personaggio del mondo dello spettacolo a fare uso di sostanze stupefacenti, replica: «La colpa grave è stata proprio dichiararlo pubblicamente... Se uno sniffa cocaina in privato non è un problema che ci riguarda, ma se lo dichiara, dando pubblicità al fatto, è decisamente una cosa diversa e noi non ci stiamo a veicolare questo tipo di messaggi».
Nessun ripensamento, quindi? «No, assolutamente, il concerto al Teatro Romano non ci sarà». Anche se nella trasmissione «Porta a Porta» Morgan aveva chiesto scusa? «Nei tempi e nei modi mi era sembrato un intervento un po’ interessato...».E.S

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In centro è rispuntato il popolo del panino.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Mercoledì 04 Agosto 2010
CRONACA Pagina 10

CITTÀ E DECORO. Il comandante dei vigili: «Più che sulle multe puntiamo sull’informazione»

Le ordinanze del sindaco che vietano di mangiare sui monumenti hanno fatto breccia tra i veronesi ma sono spesso ignorate dai turisti

La pausa pranzo trascorsa a gustare pizze e panini sui monumenti del centro storico sembra piacere ai turisti di tutte le nazionalità in visita alla nostra città tanto quanto la famosa cucina mediterranea.
Non c’è ordinanza che tenga: cibo d’asporto, macedonie, bibite e gelati vengono consumati in gran quantità seduti sulle invitanti pietre dei monumenti scaligeri. E se i veronesi sono ormai più che informati e sensibili all’argomento, tanto che è difficile pizzicarne qualcuno a mangiare sui gradini della Domus Mercatorum o accomodato in quelli della Gran Guardia, i turisti invece ancora abbondano.
Per chi trasgredisce al divieto, sancito dal sindaco Flavio Tosi in un’ordinanza che accese una polemica nazionale, la sanzione prevista e scritta in rosso si! a in italiano che in inglese nei numerosi cartelli che informano dei provvedimenti, va dai 25 ai 500 euro. E a volte le multe vengono elevate dai vigili ai danni dei turisti pizzicati sul fatto, a masticare la prova del reato. Tuttavia, la linea adottata dagli agenti della polizia municipale è per lo più quella dell’informazione mirata e della prevenzione.
«Facciamo anche qualche verbale, questo è ovvio, ma l’attività degli agenti è molto più mirata alla prevenzione», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia municipale. Inoltre, c’è molta sensibilità sull’argomento anche da parte dei turisti stessi: il trend oggi è quello di informarsi. Tanto che a fronte quest’anno di una massiccia presenza di visitatori, non abbiamo registrato difficoltà particolari, grazie soprattutto ad una presenza costante di agenti».
E c’è anche chi, tornato in patria, decide di ringraziar! e gli uomini in divisa per le preziose informazioni che hanno ! permesso di risparmiare i soldi della multa. «Qualche giorno fa abbiamo addirittura ricevuto una mail di ringraziamento da parte di un gruppo di inglesi che avevamo adeguatamente informato sui divieti vigenti in centro storico. Per il lavoro di prevenzione, un plauso va anche alle guide turistiche». Come sottolinea lo stesso Altamura, rispetto a qualche anno fa la situazione è migliorata in piazza Bra, sia sui gradini della Gran Guardia che a palazzo Barbieri. Decisamente meno bene va invece in piazza Erbe. Qui, infatti, la Domuns Mercatorum, così come i gradoni della Berlina o la vicina piazza Dante, rappresentano luoghi comodi, invitanti e soprattutto gratuiti dove riposare e fare uno spuntino.
«Non potremmo mangiare qui? Davvero? No, non abbiamo notato il cartello e non immaginavamo ci fosse un divieto simile», dice in inglese dai gradini della Domus Mercatorum Caroline, tedesca, in visita alla città insieme al marito e a due bimbe ! con il viso tuffato in un trancio di pizza. «Non sapevo ma la trovo un’iniziativa singolare. Punire chi sporca è giusto ma addirittura impedire di mangiare qui all’aperto non vedo come possa essere indecoroso», è il parere di Julio, 29 anni, spagnolo.

7 agosto 2010

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Parte la marcia di solidarietà. Basta carceri sovraffollate.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Venerdì 06 Agosto 2010
CRONACA Pagina 17

DETENUTI & SOCIETÀ. L’evento nella notte tra il 10 e l’11 agosto coinvolgerà tre province: Verona, Vicenza e Padova
Fra’ Beppe Prioli: «Un segno tangibile di denuncia». Una cella come quella di Montorio sarà esposta davanti alle chiese
Una marcia notturna in compagnia di un gruppo di detenuti, per riflettere sul valore della solidarietà e l’urgenza del reinserimento sociale per chi ha concluso il suo periodo in carcere. Si svolgerà tra il 10 e l’11 agosto la sesta marcia notturna di 18 chilometri in occasione della festa di Santa Chiara, per iniziativa dei frati minori del veneto e del Friuli Venezia Giulia, che si svolgerà tra tre province, Verona, Vicenza e Padova. L’anno scorso i partecipanti furono 200, tra cui una decina di detenuti e molte famiglie.
«Quest’anno l’appuntamento coincide con la trentesima marcia francescana verso Assisi, un evento che dura una decina di giorni», spiega fra’ Beppe Prioli, fondatore dell’associazione di volontariato per il carcere «L! a Fraternità». «Molte persone che vorrebbero parteciparvi non ne hanno però la possibilità e allora, come alternativa, offriamo la partecipazione a questa marcia ispirata sempre al messaggio francescano della pace e dell’accoglienza nel nome di Santa Chiara. Il messaggio che vogliamo trasmettere è quello di vivere la notte, che solitamente è il momento della trasgressione, senza nessun tipo di trasgressione».
Uno dei punti forti della marcia notturna del 10 agosto sarà l’allestimento di un cella, in legno, davanti alla chiesa di Cagnano, nel Vicentino, nella quale si sistemeranno quattro detenuti. «Questa cella, che riproduce esattamente una di quelle che si trovano a Montorio, vuole essere un segno tangibile di denuncia contro il sovraffollamento delle carceri», continua fra’ Beppe, «un modo di rendere visibile a tutti come si può stare in quattro uno spazio concepito per due persone. Una condizione inumana che non può certo essere rieducativa. Perciò pregheremo perché si lavori di più per le misure alternative e il reinserimento sociale per gli ex detenuti. Purtroppo per loro il territorio è sguarnito di attenzione. Mancano delle forme di accompagnamento nella fase del reinserimento».
La cella sarà poi portata in altri paesi e in altre città, tra cui Verona, dove sarà esposta in piazza Bra.
La marcia di Santa Chiara partirà martedì 10 agosto, alle 18, dall’ingresso del carcere di Montorio. Alle 19 ci sarà un incontro a San Bernardino con i volontari per spiegare il significato dell’iniziativa. Alle 20 ritrovo alla pizzeria Rosa Blu in piazza Corrubbio. Alle 21.30 partenza per Cagnano, in provincia di Vicenza, dove al primo gruppo si aggiungeranno altri partecipanti. Alle 23, nella chiesa parrocchiale di Cagnano, ci sarà un momento di riflessione, preghiera e testimonianza dei detenuti e, alle 24, si darà inizio alla camminata.
Durante la marcia notturna, prima di arrivare a Montagnana, in provincia di Padova, si faranno tre soste in luoghi stabiliti dove si svolgeranno momenti di riflessione e preghiera seguiti da brevi ristori.
L’arrivo a Montagnana è previsto per le 6. Alle 7 celebrazione della messa nella chiesa di San Francesco. Alle 8 colazione nel monastero delle Clarisse. Alle 9.30 rientro a Verona nel convento di San Bernardino. Alle 12.30 pranzo con la comunità dei frati. Alle 14 visita della città e verifica della giornata con i volontari. Alle 17 rientro a Montorio.
Per informazioni e adesioni contattare La Fraternità allo 045.8004960 o fra’ Beppe al 347.4115048.

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SCONTRI SUL TRAFORO

COLPO DI SCENA. Un’ordinanza del Tribunale firmata dal presidente Gilardi dà ragione a chi chiede il voto popolare sul passante Nord. Disappunto a Palazzo Barbieri
traforo, si riapre lo scontro sul referendum
Ritenuta non neutrale la commissione sulla salute, «che quindi non può sostituirsi al diritto alla consultazione». Il Comune: «Motivazioni palesemente infondate» 

Mercoledì 04 Agosto 2010
CRONACA, pagina 9

Si riaccende lo scontro sul traforo delle Torricelle fra comitati e amministrazione comunale

È come una tegola in testa, per il sindaco Tosi e l’assessore alla mobilità Corsi, l’ordinanza del Tribunale di Verona che, ancora una volta, dà ragione al comitato che chiede un referendum sul traforo delle Torricelle. Ma il collegio presieduto dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale scaligero, infligge soprattutto una potente picconata sulla Commissione di esperti, con personalità indicate dall’Istituto superiore di sanità, istituita a fine maggio da Palazzo Barbieri. Il suo compito è stabilire se l’opera arrecherà danni alla salute della popolazione ed eventualmente indicare dei correttivi. Nelle intenzioni dell’amministrazione il lavoro di tale commissione dovrebbe prevenire la celebrazione della consultazione che, nell’unico quesito passato indenne al vaglio del Collegio dei garanti, chiede la creazione di un organismo super partes con questo compito specifico.
Per i giudici, tuttavia, quello nominato lo scorso 28 maggio dalla giunta comunale, non è un organo indipendente. «Ergo», traduce il comitato, «il referendum s’ha da farsi». Il Tribunale declassa la commissione ad «attività di consulenza commissionata dal medesimo ente che deve procedere ad indire la gara per l’aggiudicazione dell’esecuzione dei lavori». E argomenta: «Non può ritenersi che la commissione si collochi in una posizione di neutrale terzietà e di indipendenza rispetto all’amministrazione comunale». Tale iniziativa, si legge nell’ordinanza, «è stata posta in essere con l’esercizio di valutazioni discrezionali, con modalità che confermano una condizione di sostanziale disparità tra l’ente e il comitato promotore, rimasto estraneo all’iter procedimentale di nomina della commissione». La conclusione è tranciante: «L’iniziativa del Comune non può comunque sostituirsi al diritto alla consultazione referendaria».
L’ordinanza che dichiara «cessata la materia del contendere» è stata ovviamente accolta con soddisfazione dall’associazione Cittadini per il referendum presieduta dall’avvocato Carlo Trentini. «Il Comune», afferma Trentini, «aveva eccepito che l’interesse alla consultazione referendaria sarebbe comunque venuto meno a seguito alla nomina di una commissione di esperti. Orbene, per il Tribunale con la costituzione di detta commissione non può ritenersi accolta la richiesta di cui al quesito referendario. Infine, il Comune è stato, infine, e nuovamente, condannato a pagare le spese del procedimento». Trentini, infine, lancia «un appello alla cittadinanza affinché tutti coloro che ancora non hanno sottoscritto la richiesta di referendum si rechino a firmare». E fa sapere che «le operazioni di raccolta termineranno a ferragosto».
Di «tanto rumore per nulla» parla invece una nota di Palazzo Barbieri. «L’unica conseguenza giuridica e quindi pratica della pronuncia del Tribunale sulla vicenda», si legge nel comunicato, «è che dichiara cessata la materia del contendere e quindi non ha altri effetti al di fuori di questo procedimento, che viene dichiarato estinto, salvo il pagamento delle spese processuali, 3.000 da parte del Comune». La nota parla di «motivazioni palesemente infondate». Il Tribunale, si legge, «finge di ignorare che i componenti della Commissione sono stati designati dall’Istituto superiore di sanità, autorità che per la collocazione nell’ordinamento e le funzioni tecniche è certo in posizione di terzietà rispetto alle vicende del traforo e del referendum veronese. Tanto più», si sottolinea, «che anche il Comitato per il referendum ha riconosciuto la piena legittimazione della Commissione e la composizione della Commissione non è stata determinata dal Comune ma i nominativi sono stati insindacabilmente scelti dall’Istituto superiore di sanità». E.S.


L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Giovedì 05 Agosto 2010
PRIMAPAGINA Pagina 1

TELENOVELA. Durissima reazione del sindaco all’ordinanza che dà in sostanza ragione a chi chiede il referendum
Traforo:Tosi attacca i giudici e fa il sondaggio

«Il referendum sul Traforo? Non si farà, caso mai manderemo il conto al presidente del Tribunale di Verona, visto che il costo calcolato è di circa un milione di euro, soldi sottratti a spese più urgenti in un momento di gravi restrizioni». Il sindaco Flavio Tosi all’indomani di quella che definisce «sentenza ideologica senza capo, né coda» parte all’attacco della magistratura scaligera.Le sue sono dichiarazioni di una durezza senza precedenti e che sicuramente scaveranno un solco difficilmente colmabile nei rapporti istituzionali. Mentre il sindaco Flavio Tosi torna a ribadire la contrarietà della sua amministrazione ad un referendum, Palazzo Barbieri ha stanziato 22.500 euro per affidare alla società triestina Swg un sondaggio d’opinione sull’opera.





L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


LO SCONTRO SUL traforo. Il presidente del Tribunale difende la sentenza duramente attaccata dal sindaco Tosi

«Applicata la legge, i cittadini hanno diritto al referendum»
Gilardi: «Se la commissione sulla salute è nominata dal Comune non si può definire super partes, neanche se ha i migliori esperti» 

Venerdì 06 Agosto 2010 
CRONACA, pagina 8


«Non saranno le accuse di essere “politicizzati”, formulate da questa o quella parte politica, che impediranno ai giudici, a Verona e altrove, di continuare ad essere soggetti solo alla legge». Ribatte così al sindaco Flavio Tosi, che aveva parlato di «sentenza ideologica senza capo né coda», il presidente del Tribunale di Verona Gianfranco Gilardi.
Si tratta del magistrato che aveva presieduto il collegio che ha emesso un’ordinanza che riafferma il diritto dei cittadini ad esprimersi con un referendum sul traforo delle Torricelle. Inoltre, la pronuncia della prima sezione mette in discussione la «terzietà» della commissione di esperti nominata dal Comune con il compito di valutare l’impatto dell’opera sulla salute dei cittadini. I membri della commissione erano stati indicati dall’Istituto superiore di sanità. Tosi aveva addirittura definito «grossolane sciocchezze» le valutazioni del giudice su questo organismo.
«Non è la prima volta», osserva Gilardi, «che i giudici, le cui decisioni non siano gradite all’una o all’altra parte del processo o a questa o quella parte politica, vengono accusati di essere giudici “politicizzati” e privi di imparzialità. Questo deprecabile costume», aggiunge, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali, con la magistratura continuamente sotto attacco, e mira a sostituire gli interessi di parte e le pressioni politiche alle regole della giurisdizione».
Il magistrato replica a Tosi punto su punto. «Al sindaco occorre ricordare», sottolinea, «che il criterio di valutazione per il giudice non è il presumibile maggiore o minore gradimento delle proprie decisioni, ma la volontà della legge che il giudice è tenuto ad applicare anche quando tali decisioni possano non piacere. E occorre ricordare», continua, «che le ragioni per le quali il giudice ha ritenuto di assumere un provvedimento vanno rinvenute non nelle rappresentazioni, spesso rozze e strumentali, che ne vengono date, ma nella motivazione che egli ha l’obbligo di adottare».
Il magistrato entra nel dettaglio del provvedimento: «Dalla motivazione risulta, tra l’altro, che il referendum nelle amministrazioni comunali e provinciali è riconosciuto come diritto della collettività da precise norme di legge, che a questo tipo di consultazione fa esplicito riferimento lo statuto del Comune di Verona e che nel quesito referendario ammesso, allo scopo di valutare possibili conseguenze sulla salute dei cittadini, si faceva riferimento a una commissione di esperti “indipendente”, che non fosse cioè emanazione di una sola parte, e non ad una commissione di esperti, anche se sono i migliori, designata unilateralmente dal Comune.
Ovviamente», conclude il presidente del Tribunale scaligero, «il provvedimento del giudice può essere considerato erroneo o non condivisibile ed è diritto delle parti impugnarlo nelle forme e nei modi previsti dall’ordinamento giuridico».
Alle parole del sindaco replica anche Carlo Trentini, coordinatore dei Cittadini per il referendum: «È lecito non condividere le decisioni dei giudici, meno affermare, di fronte a decisioni non gradite, che i cittadini sarebbero legittimati a dubitare della terzietà di un giudice».E.S.


L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

SCONTRO ISTITUZIONALE. Il sindaco non ci sta e replica alle dichiarazioni del giudice Gilardi. Che riceve solidarietà dall’Anm

Traforo, Tosi lancia nuove accuse

«Il Tribunale non applica le leggi ma le interpreta a danno dell’amministrazione comunale»  

Sabato 07 Agosto 2010 

CRONACA, pagina 7


Il sindaco Flavio Tosi nei pressi di Poiano, nel punto in cui è previsto l’inizio a est ...
Non accennano a placarsi le polemiche sull’ordinanza con cui il Tribunale di Verona ha dato ragione ai promotori del referendum sul traforo delle Torricelle. Le pesanti critiche del sindaco Flavio Tosi si erano concentrate soprattutto sul fatto che la pronuncia della prima sezione presieduta dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale scaligero, mette in discussione l’indipendenza della commissione di esperti indicati dal Consiglio superiore di sanità, nominata dal Comune con il compito di valutare l’impatto dell’opera sulla salute pubblica. La creazione di questo organismo è materia dell’unico quesito referendario sopravvissuto al vaglio del Collegio dei garanti del Comune.
A Tosi aveva replicato lo stesso Gilardi. «Il deprecabile costume di accusare i giudici di essere politicizzati e privi di imparzialità», aveva osservato, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali». Gilardi aveva detto che il referendum è «diritto della collettività» la «commissione se nominata dal Comune non si può definire super partes».
Affermazioni che non sono piaciute a Tosi. «Il quesito referendario», dice una nota del sindaco, «per la Commissione richiede requisiti di “indipendenza” e “alto profilo", requisiti soddisfatti poiché l’Istituto superiore di sanità è indipendente dal Comune e lo stesso comitato referendario, con nota dell’avvocato Butti, aveva “accolto con estremo favore il coinvolgimento dell’Iss”».
Il sindaco sostiene inoltre che «i componenti non sono stati individuati dal Comune ma unilateralmente dall’Iss cui è stato chiesto di “comunicare” all’amministrazione comunale». «In questa vicenda, il Tribunale, equivocando sul concetto di indipendenza della Commissione non applica, ma interpreta più che estensivamente la legge contro l’amministrazione», continua Tosi, «aggiungendo per giunta parti del quesito referendario che non esistono se non nella mente creativa degli estensori dell’ordinanza. In questa vicenda il Tribunale di Verona non sta solo applicando la legge, ma la sta interpretando. E come diceva Giolitti, le leggi per gli amici si interpretano, per i nemici si applicano...»
SOLIDARIETÀ. Esprime solidarietà al giudice Gilardi, invece il presidente della sezione di Verona dell’Associazione nazionale magistrati, Ernesto D'Amico, che parla di «infondatezza e gratuità delle affermazioni del sindaco Tosi». Aggiunge: «Ancora una volta si critica un provvedimento giurisdizionale con espressioni offensive e generiche ("sentenza ideologica senza capo nè coda", "grossolane sciocchezze", "sentenza... sballata")».
Il rappresentante dell’Anm censura «l’utilizzo di espressioni superficiali e offensive» e commenta: «I provvedimenti dei giudici possono e, se occorre, devono essere impugnati e criticati, ma ciò non deve risolversi in espressioni immotivatamente denigratorie e scorrette. Certamente è facile contestare così un provvedimento, ma ciò si risolve in un danno per i corretti rapporti tra le istituzioni, non consente ai cittadini di comprendere le questioni in gioco, riduce la dialettica civile a una discussione da bar».E.S

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MOVIDA E PROTESTE.

L'Arena

Le reazioni nel quartiere dopo la sentenza del Tar che ha sospeso l’ordinanza del Comune: non è più vietato bere all’esterno dopo la mezzanotte
«Vinta una battaglia, temiamo la guerra»
I proprietari dell’osteria A la Carega brindano al successo del ricorso ma si dicono preoccupati: «Siamo sempre nel mirino del Comune»
«Abbiamo vinto una battaglia. Ma ora temiamo che quello che dovrebbe essere un confronto di interessi e di diverse esigenze costruttivo si trasformi in una guerra».
È così che Claudio Pugliese, uno dei due proprietari dell’osteria «A la Carega» commenta la sentenza del Tar che ha dato ragione al loro ricorso, sospendendo l’ordinanza che vietava, dalla mezzanotte, di consumare le ordinazioni al di fuori del locale e dei pochi metri di plateatico.
Questo provvedimento era stato deciso dall’assessore al commercio Enrico Corsi che ne aveva fatto il proprio cavallo di battaglia inserendolo nel nuovo vademecum comportamentale per i bar fracassoni. Ma «A la Carega» e il vicino «Le Piere» sono stati gli unici due locali dove l'ordinanza è stata effettivamente imposta, dal mese scorso.
Da subito bollata come «ingiusta ed inapplicabile» dai gestori, Pugliese e il socio hanno dato mandato all’avvocato di impugnare l’ordinanza.
E il tribunale del Tar a cinque settimane di distanza si è pronunciato a favore del locale motivando che il provvedimento appare spropositato e che «finisce per sovrapporsi ad ambiti di disciplina che è propria di atti tipici di competenza di altri organi del Comune (quali il regolamento di polizia urbana)», si legge nella sentenza.
La soddisfazione tra i proprietari dei due esercizi è palpabile. Ad applaudire alla sentenza è anche Luciano Passaia de «Le Piere», che pure non ha preso parte attiva nella battaglia giuridica. «Se avessi intentato causa ogni volta che il Comune negli ultimi sette anni ci ha preso di mira, avrei dovuto vendere il bar per far fronte a tutte le spese», ironizza Passaia.
Quello che proprio non va giù ai gestori dei due locali è proprio questo accanimento che definiscono «a senso unico». «Ci sono zone, come piazza Erbe, dove il baccano fino a tarda notte è all’ordine del giorno e le risse accadono spesso e volentieri, come testimoniano gli interventi delle forze dell’ordine. In quei locali si è assistito addirittura ad una sparatoria con una scacciacani in mezzo ai clienti. Ma lì tutto è messo a tacere e non viene preso nessun provvedimento», si sfoga Passaia. «Se quella è zona franca, magari perché meta proprio di numerosi politici e amministratori, che abbiano il coraggio di dirlo. Almeno capiremmo il perché di questi comportamenti discriminatori».
«Durante le numerose riunioni fatte durante l’inverno in circoscrizione, non c’erano solo i residenti del quartiere Cadrega ma anche di via Fama e di piazza Erbe e tutti lamentavano una situazione simile. Eppure, eccezione fatta per il bar Amnesia di lungadige Donatelli, i provvedimenti si sono riversati sempre e solo su di noi. E questa situazione non è più sostenibile», rincara Pugliese. «Ora hanno preso di mira anche il festival di musica jazz che organizziamo, finanziandolo interamente, ogni anno. Hanno addotto motivi di sicurezza ma durante i numerosi sopralluoghi sono state verificate tutte le vie di fuga necessarie e le norme da rispettare. È un braccio di ferro che non può portare niente di buono».

23 luglio 2010

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È vietato consumare bevande alcoliche anche in piazza Corrubbio...

Il sindaco ha prorogato e ampliato l’ordinanza che vieta il consumo di bevande alcoliche in alcune zone della città ed estende il divieto alla zona circostante la Chiesa di San Fermo.
 
È vietato consumare bevande alcoliche di qualsiasi gradazione e abbandonare i contenitori vuoti delle bevande di qualsiasi genere nelle seguenti piazze e strade: piazza Pradaval, via dei Mutilati, corso Porta Nuova (nel tratto compreso tra i numeri civici 2 e 20 e 1 e 63), piazza Corrubio, piazza Pozza, piazzale XXV Aprile, lungadige San Giorgio, piazza XVI Ottobre, giardini di Porta Vescovo; nelle vie, vicoli e piazze compresi nel perimetro formato da via Carducci, Interrato dell’Acqua Morta, via San Paolo, via dell’Artigliere, via Mazza, via Cantarane, vicolo Madonnina, via XX Settembre, via San Nazaro, Largo San Nazaro e via Muro Padri; in tutti i giardini e parchi pubblici della città, nonché in piazzetta San Fermo, stradone San Fermo tra il civico 12 e via Leoni e in quest’ultima tra stradone San Fermo e via Dogana.

Per i contravventori è prevista una sanzione compresa da un minimo di 25 ad un massimo di 500 euro.
 
Resta naturalmente escluso dal divieto il consumo di bevande alcoliche effettuato nei plateatici concessi in uso ai pubblici esercizi.

Il trasgressore, inoltre, è tenuto a rimuovere gli eventuali rifiuti e a cessare subito il comportamento scorretto.

In caso contrario, incorrerà nella violazione dell’articolo 650 del codice penale e al ripristino provvederà l’amministrazione comunale, con addebito delle spese al trasgressore.
 
L’obiettivo dell’ordinanza, secondo gli amministratori, è quello di rendere più sicure le aree verdi del Comune, spesso frequentate da persone nullafacenti, che si aggirano o bivaccano sulle panchine consumando grandi quantità di bevande alcoliche, abbandonando bottiglie e lattine a terra, disturbando o molestando i frequentatori dei parchi.

22 luglio 2010

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NO all’aumento dei prezzi di biglietti e abbonamenti ATV

Sinistra Ecologia Libertà Verona


Verona, 15.07.2010


COMUNICATO STAMPA

Oggetto: NO all’aumento dei prezzi di biglietti e abbonamenti ATV

Comune e Provincia decidono l’aumento del costo dei biglietti dei bus.
Tosi e Miozzi mettono le mani nelle tasche dei cittadini per ordine di Berlusconi e Tremonti e con il consenso di Zaia.
Tosi e Miozzi, con le loro maggioranze di destra in Comune e in Provincia, hanno deciso di aumentare i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti per l' uso degli autobus dell'ATV. Giustificano il provvedimento con i durissimi tagli del Governo ai trasferimenti alle Regioni, ai Comuni ed alle Province, cui faranno ridimensionare i servizi che saranno fatti pagare di più. Tosi ha precisato che per il momento l'aumento è solo del 10% ma che dovrà essere maggiore se in base alla manovra del Governo la Regione sarà costretta a trasferire cifre assai inferiori per la gestione dei trasporti e di tanti altri servizi pubblici. Così Tosi e Miozzi mettono e metteranno le mani nelle tasche dei cittadini affermando che i mandanti sono Berlusconi e Tremonti la cui manovra finanziaria  è una stangata contro i Comuni, le Province le Regioni, cui si sottrae buona parte della loro capacità di iniziativa. Contro questa manovra si sono schierati tutti i sindaci, i presidenti delle Province e delle Regioni, escluso Zaia che pur dichiarandosi sempre in attesa dell'avvento del federalismo ha apprezzato questa manovra di stampo centralista ed antiautonomista. Ma prima di passare agli aumenti dei biglietti perché non intervenire a tagliare le spese inutili della "anomalia veronese"?!?! A Verona da tempo veniva reclamata la fusione di AMT e di APT in un'unica azienda di trasporti. Così le due aziende si sono fuse in una, ma per magia sono diventate 3, con tre presidenti e tre consigli di amministrazione. Quella nuova (ATV) riunisce le due aziende precedenti: personale, mezzi, servizi, ecc.; le altre due (AMT e APT, le originarie) restano in vita in quanto proprietarie degli immobili utilizzati dalla nuova azienda dalla quale si fanno pagare gli affitti!!!! Il Comune per giustificare l'esistenza dell'AMT ha affidato alla medesima la gestione dei parcheggi. Serve razionalizzare il servizio di trasporto pubblico per renderlo più efficiente e meno costoso. Basta buttare via i soldi per altri due presidenti, altri due consigli di amministrazione, per gli affitti di immobili di proprietà e per due aziende totalmente inutili e pletoriche.

NO all'aumento dei biglietti! SI al taglio delle spese inutili e alla realizzazione di unica Azienda.

Distinti saluti.

SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA' di Verona
Giorgio Gabanizza
Claudio Magagna
Paolo Andreoli

Info: cell. 335268101 (Giorgio Gabanizza)




Sinistra Ecologia Libertà Verona
Via Oberdan, 14 – 37121 Verona – e.mail: info@sinistraecologialiberta-verona.it - www.selveneto.eu

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LEGGA, CARO SINDACO...


Legga, caro sindaco,
e si ricordi che per la salute propria e dei propri figli i cittadini che l’hanno votata si potrebbero incazzare molto ...sopratutto quelli che hanno ricevuto la sua “tranquillizzante” lettera su ca del bue: personalmente chiederò conto di quello che non hanno fatto ai consiglieri dell’opposizione.
Se ha le “palle” ed è “tosto”, come il suo capo partito, si opponga a decisioni prese altrove ...altrimenti è connivente in un affare che arricchirà qualcuno e provocherà sofferenza e dolore a molti cittadini oltre all’impoverimento di molti contadini a Verona e dintorni.
Le alternative all’inceneritore ci sono (Vedelago/Treviso ed anche altre) ...e non faccia finta di non saperlo.

bernardo piemonte



Oggetto: Buone notizie: hanno chiuso l'inceneritore di Pietrasanta
Sotto sequestro l'inceneritore di Pietrasanta
Ha riempito il territori di diossina e metalli pesanti

 
A Falascaia è attivo o meglio era, un impianto di incenerimento considerato sicuro, perché dell'ultima generazione, di quelli che inquinano meno di un barbeque, secondo l'ormai famosa affermazione dell'assessore all'ambiente del comune di Parma Cristina Sassi.
Aperto nel 2002, 110 mila le tonnellate trattate annue, nel 2008 lo sforamento dei livelli di diossina era stato di 4 volte i limiti di legge, e addirittura si ipotizzò che si fosse costruito un software che manometteva i dati per mantenerli nei termini consentiti.
Controlli, aggiornamenti, rassicurazioni.
La commissione speciale di inchiesta non aveva portato da nessuna parte e tutti si erano detti tranquillizzati, al punto che il presidente della commissione Paolo Marcheschi aveva chiosato, “servono, non solo in questo impianto, maggiori controlli per monitore al meglio la qualità delle emissioni e per tranquillizzare le popolazioni. Nel caso specifico, il nuovo gestore dell’impianto di Falascaia, subentrato nell’esercizio da circa un anno, si è dimostrato disponibile ad aumentare i controlli e a collaborare con gli enti preposti per un monitoraggio più puntuale ed efficace delle emissioni”.
Non potevano invece stare tranquilli i cittadini versiliesi, non dovevano proprio.
E oggi la magistratura ha messo la parola fine alla storia dell'inceneritore con il sequesto di tutto l'impianto. Sigilli posti dalla Procura di Lucca con l'ausilio della polizia forestale, provinciale e comunale in località Pollino dove fino a ieri era in funzione il mostro inquinatore.
Sembra di vivere in anticipo delle situazioni a cui anche a Parma ci dovremo preparare.
L'inceneritore di Falascaia viene chiuso dopo 15 anni di lotta dei cittadini e dei comitati che avevano nel tempo denunciato innumerevoli volte lo sforamenti dei limiti di legge e gli inquinamenti subito del territorio.
Ora a Parma, ancora al momento libera da questo incubo, non soddisfatta dai danni che l'impianto del Cornocchio ha causato al territorio, i nostri amministratori, Provincia di Parma in testa, ci vogliono ributtare in questa scena che nessuno vuole.
Nonostante tutto quello che succede in giro per l'Italia il business viene messo prima dell'interesse dei cittadini.
Svegliati Parma.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma - GCR
Parma, 8 luglio 2010
-675 giorni all'avvio dell'inceneritore di Parma, NOI lo possiamo fermare!




Un'altra buona notizia, caro sindaco: hanno chiuso l'inceneritore di Lecce per aver sforato i limiti massimi della diossina di 130 volte!

http://www.9online.it/blog_emergenzarifiuti/2010/07/13/lecce-sospese-le-attivita-dellinceneritore-killer/inceneritore killer fermato

Anche ammesso che esistessero filtri capaci di mantenere le emissioni
pericolose nei limiti di legge e che il privato che gestirà l'impianto di ca del bue sia così scrupoloso da mantenerli sempre efficienti ...la diossina – quella consentita dai limiti di legge - si accumula nei terreni, negli esseri viventi e prima o poi verranno fuori i suoi effetti cancerogeni ....e gli inceneritori non producono solo la diossina. Vede sindaco qualcuno l’ha diffidata, io la tengo informata e se un giorno dovrà rispondere in tribunale delle sue decisioni su ca del bue potrò testimoniare che lei è stato informato ...mi sono fatto la posta certificata apposta!

Comunque spero ancora che lei si fermi, che ascolti quello che dice il segretario della lega di Parma Andrea Zorandi:

http://consumi-parma.blogautore.repubblica.it/2010/05/30/termovalorizzatore-ma-quanto-mi-costi/

che segua l’esempio degli amministratori leghisti di Treviso che hanno scelto di incentivare la raccolta differenziata  e riciclare  a freddo (Vedelago) creando molti più posti di lavoro e facendo spendere meno ai loro cittadini. Anche se il comune di Verona ha preso molti milioni per questo progetto insensato, la ns. salute, soprattutto quella dei bambini, le produzioni agricole ed il turismo valgono molto di più e realizzare impianti tipo Vedelago costerebbe molto meno al comune, cioè alle tasche di tutti i cittadini veronesi, di 25 anni di inceneritore.
 
bernardo piemonte 

1 luglio 2010

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Scelta di CIVILTA': non costruite un Centro di Identificazione ed Espulsione !

COMUNICATO STAMPA

Sinistra Ecologia Libertà di Verona interprete dei sentimenti di giustizia e di solidarietà della maggioranza dei veronesi, fedele alle norme contenute nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e nella Costituzione italiana, ritiene che i valori di libertà e di dignità degli uomini e delle donne siano inalienabili e che non possano in nessun caso essere violati, né disattesi. Privare della libertà le persone è un atto estremo che può essere giustificato solo nei confronti di chi si è macchiato di reati gravi ed ha compiuto azioni delittuose rilevanti, per cui la detenzione deve rappresentare giusta "punizione" e percorso di recupero umano.
Come è noto, oggi in Italia, sentenze e condanne definitive che infliggono fino a 2 anni di carcere non prevedono alcun giorno di detenzione effettiva per il colpevole riconosciuto.
Ne sanno qualcosa il sindaco Tosi e i suoi colleghi della Lega condannati a due mesi di reclusione.
Il Centro di Identificazione ed Espulsione, denominato CIE, è un luogo ove vengono detenuti e privati totalmente della libertà, esseri umani che, pur non avendo compiuto alcun delitto, hanno il torto di non avere documentazione burocratica idonea, riconosciuta o rilasciata da parte delle autorità statali italiane.

Va ricordato che tra i clandestini c'è chi, pur residente regolarmente in Italia da anni, ha perso il lavoro "regolare" (spesso a causa di crisi aziendali) per cui, per legge, non gli viene rinnovato il permesso di soggiorno.
In molti di questi casi il lavoratore che ha perduto il lavoro "regolarizzato" riesce a trovare altri lavori da datori di lavoro che non intendono regolarizzare, così il permesso non può essere rinnovato. Tra i clandestini c'è chi svolge un lavoro, ma che il datore di lavoro non può regolarizzare in virtù della legge Bossi-Fini e delle sue applicazioni (come è noto non è la domanda e l'offerta che regola questo mercato del lavoro, ma le scelte governative con i decreti sui flussi sempre inferiori, dal punto di vista numerico, alle richieste delle organizzazioni imprenditoriali italiane). Talvolta ci sono sanatorie con le quali è possibile regolarizzare chi già lavora, ma sono quasi sempre rivolte a collaboratrici domestiche e badanti. Tra i clandestini ci sono anche coloro che fuggiti da persecuzioni, torture, genocidi, guerre intendono chiedere o che sono in attesa di asilo politico e coloro che sono semplicemente scappati da carestie, povertà estreme, fame e sete, causate spesso da mutazioni climatiche di cui non sono responsabili o da prelievo di loro risorse da parte di multinazionali occidentali talvolta anche in modo violento.
Si vuole togliere libertà e dignità umana a queste persone con la detenzione nei CIE.

Ad imprigionare, non ad altro, servono i CIE.
Qualcuno afferma che tra i clandestini c'è anche chi delinque. Ma questa è tutta un'altra storia! Per chi delinque c'è il tribunale e c'è il carcere.
Per questo Sinistra Ecologia Libertà non solo chiede che le autorità veronesi non lavorino, come stanno facendo il sindaco Tosi e gli esponenti della Lega e della destra in accordo col potere centrale romano, per costruire un CIE anche a Verona, ma che nessun CIE sia costruito né a Verona, né in altre parti d'Italia.
Diciamo NO ai CIE solo e semplicemente per ragioni di "civiltà" e per il rispetto che si deve ad ogni essere umano vivente, anche se povero e privo di ogni altro diritto, compreso quello di vivere.
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTÀ di VERONA
Verona 30 giugno 2010

11 maggio 2010

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FOSFORO BIANCO

Il Gruppo studentesco Eufrasia, Unicinema e la Biblioteca E. Meneghetti dell'Università di Verona, in collaborazione con Emergency, vi invitano a partecipare all’iniziativa “Fosforo bianco”, volta ad illustrare gli effetti  delle armi al fosforo bianco impiegate in molti conflitti e i danni causati all’organismo.
Giovedì 13 maggio 2010 ore 20.30 - Aula “B” Istituti Biologici, Facoltà di Medicina e Chirurgia (Strada Le Grazie, 8 - Verona).
Interverranno il prof. Roberto Leone, associato di Farmacologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Verona; la prof.ssa Paola Manduca , genetista presso l'Università di Genova e membro del Newweapons Committee: il dott. Luigi Montagnini, anestesista- rianimatore e operatore umanitario di Medici senza Frontiere.
Durante la serata verrà proiettato un estratto del documentario giornalistico “Guerre” di Riccardo Iacona e Francesca Barzini, trasmesso durante la trasmissione televisiva "Presa Diretta".
Ingresso gratuito.

1 maggio 2010

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TELEGRAMMI.

da TELEGRAMMI DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 140 del 25 marzo 2010
 
1. EDITORIALE. MARIA G. DI RIENZO: SICUREZZA
 
Da circa quindici anni, ad ogni tornata elettorale italiana, il tema della “sicurezza” torna sotto i riflettori. Poiche', tranne pochissime e lodevoli eccezioni, i candidati sono uomini che non sanno di cosa parlano o donne cooptate da uomini e quindi con bavaglio incorporato, la “sicurezza” diventa lo sbarazzarsi dei migranti e il fare di pubbliche vie e piazze altrettanti set di “reality show” (e cioe' muniti di telecamere perenni) o campi d'addestramento paramilitare per ronde di esaltati.
Quand'e' che una citta' e' sicura, per tutti ma davvero per tutti? Quando le donne la percepiscono per tale.
Adulte, ragazze e bambine sono molestate sessualmente e aggredite ovunque: nelle loro stesse case, nelle strade, nelle piazze e nei parchi, a scuola, nei posti di lavoro e mentre usano mezzi pubblici. Cosi', nel cestino della merenda come nello zaino, nella borsa della spesa come nella tracolla, noi ci portiamo a spasso la paura. La portiamo con noi anche nei rari casi in cui non abbiamo mai subito una molestia o un assalto vero e proprio: perche' tutte conosciamo qualcun'altra a cui e' accaduto. Inoltre, non c'e' episodio di violenza di genere che non sia riportato scaricando la colpa della violenza stessa sulla vittima, e correlato da innumerevoli assunti sulla “debolezza”, “fragilita'” e “vulnerabilita'” delle femmine umane. Il nostro timore ha di certo un fondamento nelle nostre esperienze, ma e' nutrito dall'esterno, e di proposito. Quindi, che noi si abbia addosso la cicatrice della violenza o no (insicurezza o percezione di insicurezza) la paura ci impedisce di usare e di godere la nostra citta' pienamente. Non appena e' possibile, se non vi siamo costrette da impegni di studio e lavoro, evitiamo quegli spazi che ci fanno sentire a disagio, o dove e' accaduto qualcosa ad un'altra donna: il risultato e' che strade, piazze, parchi eccetera sono piu' spesso usati da uomini e ragazzi.
La politica, se pure le capita di accorgersene, non ci fa gran caso nonostante si firmino di continuo impegni e protocolli a favore dell'equita' di genere: se volete una prova leggetevi le deliberazioni del Parlamento Europeo, io ogni tanto le salvo e le rileggo sei mesi dopo per farmi l'ennesima amara risata (giacche' all'impegno formalmente preso non segue in Italia un'azione concreta che sia una). Quando la politica parla di violenza e' troppo spesso ipocrita e cieca: ipocrita perche' pronta a denunciare e condannare quella della parte avversa nel mentre glorifica la propria; cieca perche' non vede, o sottostima grandemente, la reale estensione della violenza contro le donne. Questo significa che qualsiasi programma disegnato a tavolino dai politici per contrastare la violenza nelle citta' e' destinato al fallimento. Ma cambiare e' sempre possibile.
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Una città e' sicura, ed e' piacevole viverci per ogni essere umano e non umano quando:
1. Donne, ragazze e bimbe possono godere degli spazi pubblici senza timore di essere aggredite.
Il che significa, ad esempio, che tali spazi sono usati da cittadini/e diversi/e, che conducono attivita' diverse a diverse ore del giorno: la mescolanza e la varieta' tendono a promuovere un clima pacifico, la ghettizzazione per contro ispira diffidenza e ostilita'. Inoltre, piu' occhi ci sono sulla piazza piu' e' difficile dare inizio alla violenza. Piu' questi occhi guardano in modo sfavorevole alla violenza, meno questa ha probabilita' di accadere. Significa anche che gli spazi sono ben curati, accessibili a persone con disabilita', amichevoli verso gli animali, attrezzati per intrattenere i bambini e far sentire a proprio agio gli anziani.
2. Donne, ragazze e bimbe non sperimentano violenza domestica, non sono discriminate ed i loro diritti economici, sociali, politici e culturali vengono garantiti.
Il che significa che l'amministrazione cittadina si sforza di prevenire, diminuire e quando e' possibile eliminare del tutto, le cause della violenza: incoraggia quindi la partecipazione delle donne alla vita democratica e la loro indipendenza economica; riconosce e attesta che la principale causa della violenza di genere e' lo sbilanciamento di potere fra uomini e donne; riconosce e attesta che tale violenza e' un ostacolo grave alla vita ed allo sviluppo delle citta' e delle comunita', nonche' un danno economico (l'Europa spende milioni di euro ogni anno per la violenza domestica: li spende in cure sanitarie, spese di funzionamento di forze dell'ordine e magistratura, impieghi persi, servizi); riconosce e attesta che vi e' connessione diretta fra violenza domestica e violenza negli spazi pubblici, e a seconda delle specificita' relative al proprio territorio ed alle risorse in esso presenti disegna ed implementa programmi.
3. Donne, ragazze e bimbe sanno che i governi locali provvederanno attenzione e servizi per prevenire e censurare la violenza diretta contro di loro, e sosterranno il loro accesso alla giustizia.
Il che significa che l'intera comunita' e' coinvolta nel progetto di fare della propria citta' una città “sicura” (volontariato, gruppi minoritari etnici linguistici ecc., personale sanitario, personale delle forze di sicurezza, sindacati...). Significa che l'amministrazione locale ha cercato ed ottenuto il consiglio e la partnership di chi di violenza di genere ne sa qualcosa: case per non subire violenza, gruppi antiviolenza, associazioni per i diritti umani, organizzazioni femministe, gruppi lgbt; che nelle scuole vi sono programmi tesi ad insegnare l'equita' di genere e i principi della nonviolenza; che nel pianificare trasformazioni urbane le necessita' e le idee delle donne sono state considerate; che le condizioni che favoriscono ed aggravano la violenza contro le donne, come la poverta', la disoccupazione, il razzismo e il sessismo vengono contrastate (non meramente elencate: e' carino ricevere una pacca simbolica sulla spalla, ma ad una donna che voglia denunciare la violenza subita e' piu' utile avere un'avvocata a disposizione e un fondo per le spese legali, l'accesso ad un impiego se non ce l'ha, la possibilita' di affittare una casa a prezzo equo, e cosi' via).
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Verona. Occupato l'ex Bingo Una zona liberata nella città dei divieti e del controllo.

Un'azione simbolica di 'disobbedienza civile', un messaggio importante alla città che nega spazi di intelligente e anticonsumistica libertà ai giovani.


Bingo! Avete presente Verona con il suo centro ordinato e pulito? La Verona dei mille divieti, dove se ti fermi a mangiare un panino hai subito i vigili che ti multano, dove se stai dormendo sotto un portico perché non hai casa c'è subito qualcuno (in divisa o senza) che ti sveglia "con i piedi"? La Verona che sta chiudendo quasi tutti gli spazi in cui i giovani possono liberamente organizzarsi e divertirsi? La Verona che ostacola perfino chi si vuole vivere le serate in piazza bevendo una birra e suonando una chitarra?
Bene, questa Verona, proprio questa, da oggi ha una taz, una zona temporaneamente autonoma, un luogo liberato da cui propagare libertà e autorganizzazione.
L'ex Bingo, vicino a Porta Vescovo e a Piazza Santa Toscana è stato occupato, oggi 23 aprile, poco prima delle 20.00. Varie realtà di movimento della città hanno temporaneamente liberato questo spazio per ricordare che ci sarà sempre chi non abbassa la testa, chi non ci sta a lasciarsi silenziosamente controllare la vita.
Questa sera e nei prossimi giorni, il quartiere di Veronetta potrà usufruire di uno dei tanti spazi chiusi e abbandonati al degrado per provare a dare un senso all'espressione "bene comune".
Da questa sera si susseguiranno live. Domani sera VR Bassculture.
Stay tuned!

http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Verona-Occupato-lex-Bingo/4706

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Metropolis under attack! Metropolis resiste.

Una città senza spazi di socializzazione e di incontro per i giovani, una città 'chiusa', chiude anche gli spazi che i giovani gestiscono con impegno e intelligenza...
 
Il comune, attraverso la sua polizia municipale (da sola?), minaccia la chiusura del metropolis.
In questi anni, il metropolis ha dimostrato di essere uno spazio attraversato in modi e forme molto diverse da soggettività varie: studentesse e studenti, precari giovani e meno, migranti. Tutte e tutti accumunate dal desiderio di cambiare in meglio, almeno un poco, questa città.
Verona è diventata negli anni la città modello del controllo sociale, dell'esclusione delle diversità, dell'ordine che sterilizza e prosciuga qualsiasi spinta creativa, dei divieti che vincolano e impediscono protagonismo e autoattività.
Al metropolis, al contrario, si prova a vivere di condivisione di pensieri e di pratiche, di autogestione e di messa in comune, di socialità non a pagamento e di divertimento creativo.
Doposcuola per bambini e bambine migranti e italian*, corso di italiano e alfabetizzazione informatica di free software per migranti e non, concerti e performance di musicisti e artisti, autoproduzioni, mostre d'arte e presentazione di libri, proiezioni, seminari di autoformazione. E poi iniziative per la conquista di una nuova cittadinanza, adeguata alla realtà che si sta vivendo: casa, reddito, libertà di movimento, opposizione alle nuove/vecchie forme di barbarie (dai Centri di Identificazione ed Espulsione alla guerra a cui l'Italia sta partecipando in Afghanistan, per fare due esempi).
Il metropolis è uno spazio in cui la rete della cooperazione sociale si espande senza il vincolo distruttivo del profitto.
Evidentemente a qualcuno questo da fastidio e, con il pretesto del regolamento, ne pretende la chiusura.
Per ora, noi proviamo a restare sui motivi: se lo spazio non è "adeguato" ad alcune nostre attività, è possibile che il Comune ce ne assegni uno consono? Dato che i concerti servono anche (non solo) a autofinanziare lo spazio, il Comune si offre di contribuire alle spese? Se apportiamo alcune modifiche che affrontano le carenze segnalateci, possiamo continuare con tutte le nostre attività?

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PARADOSSI MONUMENTALI


Il monumento al crollo del Muro di Berlino, che l'Amministrazione comunale vuole posizionare in piazza Brà, pone tre ordini di problemi.

Problemi storici.
Qual è il significato che si vuole attribuire a questo monumento? Gli studiosi storici e gli analisti non hanno un'unica interpretazione delle vicende del 1989. Che il Muro sia caduto è un fatto: ma chi veramente l'ha fatto cadere? Qualcuno sostiene che sia stata l'implosione del regime sovietico. Qualcuno dice la vittoria del modello occidentale. Alcuni indicano nella Chiesa e in Papa Wojtyla i protagonisti principali, mentre altri individuano nella politica disarmista e di pace di Gorbaciov il motivo decisivo; c'è anche chi sostiene che gli attori principali siano stati i movimenti di resistenza civile nonviolenta dell'est, mentre altri ancora leggono il 1989 come il proseguimento del 1968, cioè la vittoria delle società aperte sulle società chiuse. Tutti, però, sono concordi nel valutare che il 1989 ha aperto la strada alla società globalizzata, con un unico sistema mondiale che di volta in volta viene definito post-industriale, post-ideologico, post-moderno, post-capitalista. Il crollo del Muro di Berlino, avvenuto il 9 novembre 1989, chiude il Novecento e apre un'epoca ancora sconosciuta, inaugurata l'11 settembre 2001 con l'attentato alle torri gemelle di New York. Finisce la guerra fredda, ma inizia la guerra infinita. Qualche filosofo della politica parla già di mondo post-globale, ma nessuno sa ancora indicare verso cosa ci dirigiamo.
A quale di queste diverse letture si ispira il nuovo monumento di Piazza Brà? Cosa vuole celebrare?

Problemi contestuali.
Molti monumenti cittadini sono ispirati da eventi della storia veronese o in cui sono stati coinvolti cittadini veronesi. I partigiani veronesi, i deportati veronesi nei campi nazisti, le pasque veronesi, poeti veronesi, santi veronesi; altri monumenti celebrano la storia nazionale che ha visto coinvolta anche la nostra città: il risorgimento, le due guerre mondiali, la liberazione.
Non si capisce, invece, quale sia il nesso tra il Muro e la nostra città.
Non c'è memoria, che si sappia, di qualche veronese morto fuggendo da Berlino est verso Berlino ovest, né Verona risulta mai essere stata oppressa da una dittatura comunista.
Molti altri eventi di portata storica meriterebbero di essere ricordati alla pari del Muro; e allora ci vorrebbe un monumento ai giovani caduti per la libertà in Piazza Tienanmen a Pechino, uno alle vittime dell'incidente nucleare di Chernobyl, uno per i desaparecidos delle dittature militari sudamericane, uno per ricordare la fine dell'apartheid in Sud Africa; uno per non dimenticare l'olocausto atomico di Hiroshima. E per non fare differenze, andrebbero installati tutti in Piazza Brà.

Problemi estetici.
Il monumento sarà costituito da un “finto” pezzo del Muro di Berlino, alto tre metri e largo due, di calcestruzzo, con finti murales dipinti. Pensavamo che la finta Venezia ricostruita a Las Vegas fosse il massimo del cattivo gusto, che da noi una simile oscenità non sarebbe mai potuta accadere. Ma ora avremo un pezzo di finta Berlino ricostruito a Verona. Inoltre, un ingombro di tal genere, posto nei giardini davanti alla Gran Guardia, impedirà la vista dell'Arena da quel lato della piazza. Ci chiediamo con quale disinvoltura la Soprintendenza abbia potuto dare il permesso per un'operazione così kitsch, mentre si polemizza anche sui colori pastello delle tende dei plateatici del Liston.

I monumenti sono la testimonianza dei valori che vogliamo lasciare ai nostri posteri. Ci vorrebbe più prudenza e lungimiranza, per non costringere la prossima generazione a rottamare i nostri.

Mao Valpiana

Verona, 25 aprile 2010




L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


Martedì 27 Aprile 2010
CRONACA
Pagina 15

INTERVENTI. Fa discutere la nuova struttura progettata per la Bra

Sul «Muro» s’abbattono critiche e polemiche

Valpiana: «Non ha alcun senso» Le guide: «Farà irritare i turisti»

Il monumento al crollo del Muro di Berlino, che l'Amministrazione comunale vuole posizionare in piazza Bra, pone tre ordini di problemi. Lo sostiene Mao Valpiana (Verdi della Colomba) che si chiede:«Qual è il significato che si vuole attribuire a questo monumento? Gli studiosi storici e gli analisti non hanno un'unica interpretazione delle vicende del 1989. Che il Muro sia caduto è un fatto: ma chi veramente l'ha fatto cadere? Qualcuno sostiene che sia stata l'implosione del regime sovietico. Qualcuno dice la vittoria del modello occidentale. Alcuni indicano nella Chiesa e in Papa Wojtyla i protagonisti principali, mentre altri individuano nella politica disarmista e di pace di Gorbaciov il motivo decisivo; c'è anche chi sostiene che gli attori principali siano stati i movimenti di resistenza civile nonviolenta dell'est, mentre al! tri ancora leggono il 1989 come il proseguimento del 1968, cioè la vittoria delle società aperte sulle società chiuse. Tutti, però, sono concordi nel valutare che il 1989 ha aperto la strada alla società globalizzata»,
E, ancora, si chiede Valpiana, «cosa vuole celebrare questo monumento? Molti monumenti cittadini sono ispirati da eventi della storia veronese o in cui sono stati coinvolti cittadini veronesi. Non si capisce, invece, quale sia il nesso tra il Muro e la nostra città. Non c'è memoria, che si sappia, di qualche veronese morto fuggendo da Berlino est verso Berlino ovest. E poi molti altri eventi di portata storica meriterebbero di essere ricordati alla pari del Muro come, ad esempio, i giovani caduti per la libertà in Piazza Tienanmen a Pechino».
Il monumento sarà costituito da un "finto" pezzo del Muro di Berlino, alto tre metri e largo due, di calcestruzzo, con finti murales dipinti. «Pens! avamo che la finta Venezia ricostruita a Las Vegas fosse il ma! ssimo del cattivo gusto», commenta Valpiana. «Ma ora avremo un pezzo di finta Berlino ricostruito a Verona. Inoltre, un ingombro di tal genere, posto nei giardini davanti alla Gran Guardia, impedirà la vista dell'Arena da quel lato della piazza. Ci chiediamo come la Soprintendenza abbia potuto dare il permesso per un'operazione così kitsch, mentre si polemizza anche sui colori pastello delle tende del Liston».
Sulla vicenda del Muro interviene anche l’associazione degli accompagnatori e delle guide turistiche autorizzate Ippogrifo che in una nota commenta:«Dopo il muro dell'amore, il muro di BerlinTosi. Verona diventerà famosa non solo per i veri messaggi d'amore sui muri alla casa di Giulietta, ma anche per i falsi graffiti su un muro fasullo. Ci interessa sottolineare, come operatori del turismo, quanto incomprensibile sarà quel muro per gli stessi turisti, non solo tedeschi, che in visita a Verona chiederanno spiegazione d! i un simile capolavoro e quale collegamento vi sia con la città di Giulietta, a pochi metri dalla fontana che celebra il gemellaggio con Monaco».
E, sostiene la nota dell’Ippogrifo, «appena il turista svolterà l'angolo di corso Porta Nuova sarà respinto da una barriera di graffiti posticci; a seguire, il parcheggio taxi. Perfino Berlino è stata più discreta: solo brevissimi tratti del muro (vero), in alcune zone (non monumentali), esibiscono (e là giustamente) la memoria di quel che fu. L'allestimento teatrale in Bra sarà completato da alpini e jeep mimetiche del celebre scenografo Roberto Maroni»



L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


Giovedì 29 Aprile 2010
CRONACA Pagina 8

MEMORIA/1. Il gruppo del Pd smentisce l’assessore Polato

«Il Consiglio non ha mai deciso
di alzare il Muro di Berlino in Bra»

Non si spengono le polemiche sul progetto comunale di alzare nei giardinetti della Bra il facsimile di una lastra del Muro di Berlino, in memoria «del totalitarismo liberticida dei regimi comunisti dell’Est europeo», ha solennemente spiegato l’assessore Polato, lanciandosi poi nel sillogismo: «Chi è contro questo monumento ha nostalgia di quei regimi».
Ci sarebbe da discutere su questo curioso concetto di nostalgia, visto che il Comune ri-alza ciò che la storia ha abbattuto (i nostalgici dovrebbero essere contenti, no?). E ha lasciato sgomenti più d’uno - Vittorio Sgarbi e Mao Valpiana, per esempio - questo progetto di caricare sulle spensierate aiuole della Bra il peso di un simbolo così drammatico e ancora problematico della storia recente. Che c’entra! poi con Verona? è la domandadi molti.
Non è finita. A frenare lo slancio ideologico dell’assessore Polato arriva anche una nota del gruppo consiliare del Pd. «È assolutamente falso che il Consiglio comunale sia mai stato chiamato a decidere né la realizzazione né tantomeno la posa in piazza Bra del monumento alla caduta del Muro di Berlino», si legge. «Pazienza che a sostenerlo sia il sindaco Tosi che in Consiglio si vede proprio pochino; peggio che a farlo sia l'assessore Polato che fino a poco tempo fa aveva anche la delega ai rapporti col Consiglio. Tutto quello che il Consiglio è stato chiamato a discutere a partire dal 2007 sono stati tre ordini del giorno, presentati annualmente da consiglieri di maggioranza, che si limitavano a ricordare la data del 9 novembre 2009 e a invitare il Sindaco a farsi promotore nelle scuole della conoscenza dei fatti storici legati al muro di Berlino. Tanto è vero che la stessa de! libera di Giunta che ha deciso di innalzare il Muro non fa nes! sun riferimento a decisioni consiliari».




CONTRIBUTI

Su il Muro di Berlino in Piazza Brà...

Semplice: si vuole fare un monumento alla caduta del comunismo,  innalzando un nuovo muro dopo i tanti simbolici già innalzati da questa amministrazione e dalle altre sue pari. Non è un caso che per celebrare la /caduta/ di un muro se ne voglia  tirar su un altro! Così finiremo murati vivi

Ciao,

valeria ghidoli



E PER QUALE MOTIVO NON SI DOVREBBE PENSARE
ALL' ISTALLAZIONE DEL VERGOGNOSO MURO DI PALESTINA?

Giorgio M. Bellini