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29 dicembre 2010

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Il rovescio del traforo

Intervista della Redazione di Veramente.org ad Alberto Sperotto. Chiariamo un paio di cose che il Bugiardello cerca sistematicamente di confondere. 

-   Quanto costa ad oggi il traforo?
L’ultima bozza di convenzione, approvata dalla giunta il 13 gennaio, parla di 436milioni. Lo studio di fattibilità del comune di Verona parlava di 280 e Technital, l’ATI che ha vinto la gara per la scelta del promotore, indicava circa 290.
Prima delle elezioni, Corsi, dopo un sopralluogo al tunnel di Mori, disse che il traforo sarebbe costato meno dei 52 milioni messi a disposizione dalla Serenissima.
   -   Chi anticipa i capitali necessari e come si prevede di reperire i fondi?
Il traforo sarà realizzato in project financing, quindi il finanziamento sarà a carico del concessionario, il quale recupererà il capitale investito attraverso il pedaggiamento dell’opera e coi ricavi delle ulteriori opere di compensazione: 150 mila metri quadrati per il parcheggio scambiatore del Saval (1300 posti auto), una foresteria, un parcheggio per 130 camion a Verona nord con annesso albergo e auditorium per camionisti, fastfood, autogrill, pompe di benzina…
Ultimamente si sta parlando di un contributo di 52 milioni della A4 e di circa 30 dell’A22, niente di sicuro.
   -   Chi pagherà di fatto i costi del traforo e in che maniera?
Il traforo sarà pagato dai cittadini che utilizzeranno il traforo e le varie opere di compensazione. Da chi lascerà l’auto nel parcheggio del Saval e pagherà un euro all’ora (quando invece un parcheggio scambiatore dovrebbe essere gratuito per incentivarne l’utilizzo e gli eventuali ricavi dovrebbero servire per finanziare il trasporto alternativo all’automobile e non il traforo), da chi utilizzerà la foresteria e  le altre opere di compensazione (parliamo di una foresteria per i parenti dei degenti dell’ ospedale all’interno di un parcheggio scambiatore il cui ricavo finanzierà il traforo).
   -   Chi ha determinato i flussi di traffico sul traforo e sono pubblici questi dati?
Ad oggi gli unici dati ufficiali son quelli del promotore … come chiedere a un salumiere se il suo prosciutto è buono. Il Comune, comunque, ha commissionato a Sisplan nel luglio 2009 il nuovo piano generale del traffico urbano (PGTU) che dovrebbe essere stato consegnato – come da contratto –  nel febbraio 2010. Il piano dovrebbe anche giustificare il traforo e spiegare quali archi saranno decongestionati e quali peggioreranno, come varierà il tempo e velocità medie di spostamento per i cittadini di Verona. Dovrebbe spiegare se la congestione di Veronetta è data da traffico di attraversamento o interquartierale. Corsi continua a dire che i dati son confortanti, ma continua a tenere lo studio secretato.
La cosa probabile è che la congestione aumenterà a dismisura nelle arterie adiacenti ai caselli: via Fincato da una parte e  ponte del Saval, via Cristoforo Colombo e Corso Milano dall’ altra. L’incrocio di Corso Milano con via C. Colombo sarà drammaticamente congestionato.
Se il documento non è ancora pubblico vien da pensare che contenga informazioni che non è opportuno far conoscere prima dell’approvazione della variante urbanistica sul traforo.
E’ comunque molto curioso che la decisione di fare il traforo sia venuta molto prima di conoscere i risultati dello studio sui flussi del traffico.
   -    Cosa succederà  nel caso queste previsioni siano sbagliate per difetto?
In questo caso risulterà evidente a tutti che il passante nord non serve per decongestionare Veronetta bensì per collegare due caselli autostradali: Verona nord con Verona est.
   -   La bozza di convenzione mette il Comune al sicuro dagli imprevisti?
Assolutamente no: tutti i rischi d’impresa, gli imprevisti, sono a carico dell’amministrazione comunale: ritrovamenti archeologici, problemi idrogeologici, variazione dei tassi di interesse, problemi dei mercati finanziari e quanto altro non previsto sarà il presupposto per la ridiscussione del piano economico finanziario (che è secretato) con un prolungamento della concessione (ora 48 anni), aumento del pedaggio e nuove aree di compensazione per costruirci nuovi alberghi, parcheggi, fast food, autogrill … Di fatto tutta la progettazione urbanistica della parte nord di Verona sarà condizionata dalle necessità di un’opera inutile alla città.
L’assessore ha sostenuto giovedì che la bozza di convenzione sarà rifatta, ma ad oggi l’unica approvata dalla giunta e sottoscritta da Technital prevede queste clausole capestro che non hanno convinto neanche l’avvocato Cancrini incaricato dall’amministrazione ad esprimere un parere.
  -   Quali imprevisti ad oggi rimangono scoperti e possono comportare un aggravio di spesa?
Tutti quelli indicati dalla bozza. La soprintendenza ha indicato la zona “ad alto rischio archeologico”, i mercati finanziari sono traballanti, i tassi di interesse son già aumentati, le piogge ci hanno già allagato le cantine e i campi di Avesa … Quindi è certo che i 436 milioni son destinati ad aumentare …
  -   La vendita di automobili è in calo da due anni e anche gli introiti delle autostrade (al netto degli aumenti). In che maniera questo  scenario influirà sui piani economici del traforo?
Il piano economico finanziario si regge anche sui pedaggi. Quindi se i flussi di traffico caleranno (perché ci saranno meno auto o perché l’amministrazione deciderà di investire sul trasporto pubblico) il piano economico finanziario dovrà essere ridiscusso.
   -   Quale è il tuo giudizio sulla trasparenza degli atti amministrativi relativi al traforo e in che misura la cittadinanza è effettivamente informata sull’ iter di tali atti amministrativi?
Ottenere le informazioni è un’impresa da detective. Solamente a luglio gran parte della documentazione del progetto preliminare è stata resa disponibile per i cittadini che volevano presentare osservazioni alla variante urbanistica. Poche settimane utili in piena estate, senza la possibilità di accedere alla parte finanziaria del progetto. Secretati rimangono ancora il PGTU e il PEF … e va notato che le parole “piano economico finanziario” son presenti 17 volte su 18 pagine della bozza di convenzione. Come può un consiglio comunale deliberare se non ha accesso ai documenti?
Trasparenza è una cosa differente: organizzare incontri e mostre dove il progetto viene esposto, coinvolgere i cittadini nella scelta con gruppi di lavoro e, perché no, un referendum che viene osteggiato a tutti i costi … utilizzando i migliori avvocati sulla piazza. Ma se sono così convinti che tutti i veronesi lo vogliono, perché tutta questa paura di mostrare le carte e di fare il referendum?

12 dicembre 2010

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La pazienza ha un limite: la giunta accoglie lo 0,8 per mille delle osservazioni

Esatto, da non crederci: su 2453 osservazioni presentate dai cittadini e associazioni alla fine di una riunione di giunta, in pochi minuti, ne vengono accolte 2.
Ci ho provato, giuro, ma non ho parole per commentare.
Quindi lascio a voi i commenti ...



Lunedì, alle 15,30, il traforo in commissione IV
In fretta e furia, venerdì è apparso sul sito del comune la convocazione per lunedì alle 15,30.
10 giorni fa abbiamo chiesto al presidente della Commissione di essere ascoltati. Questa la sua risposta:
Sono Marco Comencini Presidente della commissione consiliare IV
La informo che la prossima settimana ho programmato varie sedute della commissione per esaminare il passante nord-traforo.
In attesa dell'approvazione in giunta prevista per oggi pomeriggio ho convocato la commissione consiliare lunedì ore 15,30 in sala blu dove avrà inizio l'illustrazione delle osservazioni in attesa di avere la proposta di delibera per il consiglio comunale.
Ho programmato successivamente la commissione per martedì 14 ore 14,30 e poi vedrò come procedere con altre date.
Se crede potrà essere presente come auditore alle commissioni da me presiedute.
Non è una grande concessione, visto che le commissioni sono ... aperte al pubblico.
Noi ci saremo, è importante esserci ... in tanti.

Consiglio comunale aperto al pubblico
Ancora nessuna risposta anche dal Sindaco X e dal presidente del consiglio comunale Fratta Pasini sulla nostra richiesta di organizzare il prossimo consiglio comunale sull'approvazione della variante urbanistica sul traforo in un luogo "capiente". 

Lunedì mattina terremo una conferenza stampa dove presenteremo il nuovo ricorso al TAR sul procedimento dell'autostrada delle Torricelle.

Tegnémo duro!

Questo il comunicato stampa sullo 0,8 per mille!
È un gesto di inaudita arroganza che solo 2 osservazioni su 2.459 siano state accolte dalla giunta comunale, peraltro riunitasi soltanto per pochi minuti. Questo la dice lunga sulla volontà di impegnarsi su un serio confronto sull'opera che, lo ricordiamo, ridurrà la congestione del 2% di Veronetta.
Per noi questo atteggiamento non è una sorpresa di Santa lucia: però ci aspettavamo qualcosa di più da un Sindaco eletto col 63% dei voti che dice di ascoltare tutti i cittadini ma che non partecipa agli incontri ai quali viene invitato e che accoglie meno dello 0,8 per mille delle preoccupazioni dei suoi elettori.
Lo vorremmo vedere, anziché ai dibattiti nelle tv nazionali, nelle nostre assemblee a rassicurare chi ad Avesa si vede già ora le case allagate, chi teme per la salute dei propri figli e per le loro aziende espropriate. Ma evidentemente questi sono argomenti che non gli interessano, che non portano consensi ... meglio occuparsi di mettere i dissuasori nelle panchine.
Speriamo di vederlo in consiglio comunale almeno nel prossimo dibattito sul traforo che abbiamo chiesto – senza ricevere ancora risposta – venga realizzato in un luogo, come la Gran Guardia, capace di contenere tutti i cittadini che hanno presentato le osservazioni.
Saremo presenti in tutte le riunioni delle commissioni – la prima sarà lunedi 13 alle 15,30 alla quale abbiamo chiesto di essere ascoltati, ma per ora c'è stato solo concesso il "diritto" di ascoltare – e del consiglio comunale alle quali invitiamo tutti i cittadini ad esercitare il loro diritto di partecipare.

19 novembre 2010

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il CIPE non delibera sul traforo

Bella soddisfazione! Il Cipe oggi ha stabilito che l'Autostrada Serenissima, se lo vorrà e se ne avrà la disponibilità, potrà donare 53 milioni di euro al Comune di Verona per un'opera (il Passante Nord) di cui nessun cittadino, tranne forse i camionisti e gli speculatori, sente il bisogno. 

Una goccia nel mare rispetto ai 436 milioni di euro che saranno inizialmente necessari per completare il presunto anello circonvallatorio attorno alla città, senza contare che l'A4 promette questi soldi ormai da 15 anni, senza alcuna conseguenza. Ma questa volta sarà curioso vedere come si regolerà Banca Intesa la quale, acquistando quote da Gambari, in A4 è divenuta il socio privato di maggioranza relativa. Questo passaggio è una garanzia per i cittadini in quanto la decisione finale, qualunque essa sia, non si presterà al gioco delle parti dei voleri dei politici. 

La vera notizia, piuttosto, è che a differenza dei proclami passati nei quali il Traforo sembrava essere diventato opera strategica nazionale alla stregua del Ponte sullo Stretto di Messina o il Mose di Venezia, anche l'ultima delibera del Cipe di ieri non lo prende in considerazione. E se proprio lo vogliamo dire, nemmeno il Comune ha avuto l'ardire di presentarlo ad Oikos, la fiera dell'urbanistica dove tutte le amministrazioni venete presentano i loro più importanti progetti infrastrutturali che si tiene in questi giorni a Verona. 

C'è il filobus ma non c'è il traforo. Che si tratti di pudore o di prudenza?

Comitato di Cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle

17 novembre 2010

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La Sorte, così un'oasi diventerà un inferno

 L'Arena

IL GIORNALE DI VERONA

Lunedì 15 Novembre 2010
CRONACA Pagina 10

SOPRALLUOGO. A piedi nelle campagne e fra le case dove è previsto il Passante nord


Oltre 50 ettari di terreno agricolo di pregio saranno espropriati per un'infrastruttura che per i residenti «porterà solo camion e smog»

Una passeggiata nei luoghi in cui sorgerà il futuro passante Nord, per rendersi conto di persona della reale imponenza dell'opera e dell'impatto concreto che avrà sul territorio. Questo l'obiettivo del circolo PD Enzo Biagi della terza circoscrizione, che ha organizzato ieri mattina un giro di osservazione lungo l'argine dell'Adige, all'altezza della località La Sorte, vicino a Chievo, nel punto in cui il fiume verrà attraversato dal traforo delle Torricelle. «Questa vuole essere una manifestazione di solidarietà per il quartiere, che verrà imprigionato dal muro creato dal passante», spiega Federico Benini, coordinatore del circolo Biagi. «Non è una soluzione al problema del traffico, perché non verrà comunque utilizzato dagli abitanti della zona per raggiungere i punti sensibili, come lo stadio, l'ospedale di Negrar o quello di Borgo Trento. Tutti continueranno ad usufruire della viabilità esistente, mentre aumenterà il traffico pesante dei camion, con conseguente crescita dell'inquinamento atmosferico. Inoltre le opere di compensazione per il quartiere sono irrisorie; per ora è prevista solo una pista ciclabile lungo il fiume e nient'altro».
Molti i residenti della zona che hanno partecipato all'iniziativa, convinti che la nuova "autostrada cittadina" porterà loro solo un peggioramento della situazione e nessun beneficio. «Il quartiere della Sorte è un'isola felice, siamo collegati alla città da una strada poco frequentata, senza traffico ed inquinamento. Vogliamo che rimanga così», affermano infatti con decisione.
«Il passante andrà ad espropriare 50 ettari di terreno agricolo di pregio, coltivato a frutteto, con pesche, kiwi, cachi! Le proprietà verranno sventrate, le case, che ora sono immerse nel verde, verranno imprigionate da muraglioni alti fino a 11 metri e perderanno inevitabilmente valore, i terreni saranno inquinati, nessuna compensazione sarà sufficiente a ripagare i cittadini», sostiene l'architetto Luigi Lazzarelli, autore dei diorami posizionati in punti strategici lungo il percorso, per illustrare esattamente come sarà modificato il paesaggio dalla presenza del passante e quale l'impatto con l'ambiente, sia umano che naturale. «Un conto è vedere dei disegni sulla carta, tutt'altra cosa essere sul posto e rendersi conto con i propri occhi di quanto il paesaggio verrà deturpato dall'imponenza dell'opera. I 400mila euro previsti per realizzarla in questo momento di crisi, potrebbero certamente essere impiegati in modo più proficuo. In questo modo invece, quest'oasi di pace e natura sparirà, senza portare alcun beneficio, solo disagi e pessima qualità dell'aria».
Il Passante andrà in Consiglio comunale tra un mese per le circa 2.400 osservazioni alla variante urbanistica. Nei primi mesi del 2011 forse il via libera al nuovo bando per il project financing. E.I.

16 agosto 2010

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Lunedì, domani, alle 8 consegna di 8.740 firme per il referendum.

Diamo i numeri!

8.740 sono le firme per il referendum contate ad oggi. Un instancabile lavoro, un grande entusiasmo di partecipazione di gente che vuole essere partecipe alle scelte della città. Le ultime stanno arrivano e potremmo raggiungere le 9.000! Lunedi 16.8.2010 alle 8 o'clock, l'orario lo ha deciso il Comune, quattro rappresentanti del comitato promotore consegneranno le firme nelle mani del segretario generale. Una data da segnare sul calendario e, per chi conosce la cabala, da giocarsi al lotto!

Ora, cosa succederà?
Succederà che il collegio dei "garanti" (come sapete si tratta di tre avvocati nominati dalla maggioranza del consiglio comunale obbediente al desiderio di chi vuole traforare la collina e farci un'autostrada) ce la metterà tutta per andare un'altra volta contro le indicazioni del tribunale che ha già detto che il referendum si farà. Ma siccome il sig. Tosi ha detto che non non si farà, allora i garanti (di chi?) diranno che la commissione sanitaria (che un'ordinanza, firmata dal presidente del tribunale di Verona e che il sig. Tosi ha definito "un'ideologica grossolana sciocchezza", ha già detto non essere imparziale e quindi insufficiente per scongiurare il referendum) è sufficiente perché i cittadini non siano coinvolti nel processo decisionale di un'opera faraonica, come l'ha definita il faraone Flavio I.
Torneremo in tribunale, se ce ne sarà bisogno, ma ora le probabilità che il referendum sia svolto sono altissime.

Quando?
Il collegio dei garanti (di chi?) ha tempo 15 giorni per comunicare al sindaco l'ammissibilità (o non) del referendum il quale entro il 31 gennaio indirrà il referendum in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Ma non deve esserci la coincidenza con altre operazioni di voto nei tre mesi prima e dopo. Se si andrà a votare per le politiche si andrà in autunno.
Ma attenzione: dall'indizione del referendum c'è la sospensione, da parte dell'amministrazione, della discussione di atti connessi all'oggetto della consultazione.

Quanti?
Per esser valido, il referendum deve raggiungere il quorum del 40% degli aventi diritto, circa 81mila veronesi. Sarà impegnativo, ma novemila firme raccolte rappresentano già più del 10% del quorum.
Garanfatti che ogni firmatario non possa portarne almeno 10 a votare?

Tegnémo duro!

12 agosto 2010

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Referendum sul traforo, i comitati portano le firme

 
Corriere di Verona 
12 agosto 2010

Ne hanno raccolte oltre 9 mila, lunedì la consegna in Comune

VERONA — Lunedì sarà il giorno della presentazione delle firme a Palazzo Barbieri. Puntuali alle 8 del mattino, nonostante sia il giorno dopo Ferragosto, i rappresentanti dell’associazione «Cittadini per il referendum» e di chi in questi mesi si è prodigato per raccoglierle, consegnerà i plichi autenticati in Comune. Quota 7500 è stata raggiunta e superata, alla fine le firme dovrebbero essere quasi 9 mila, così come sono stati rispettati i tempi, tre mesi prevede il regolamento comunale, e le modalità di raccolta. Le firme dei residenti, infatti, sono state autenticate da notai, consiglieri comunali e provinciali, cancellieri e persone autorizzate che si sono resi disponibili e presenti in 160 appuntamenti per un totale di oltre 1400 ore di impegno volontario, fanno notare i referendari.

A questo punto la palla passerà nelle mani del collegio dei garanti che avrà 15 giorni di tempo per verificare l’autenticità delle firme raccolte e per decidere se l’iter per indire il referendum debba proseguire oppure no. «Noi auspichiamo - dice Alberto Sperotto, presidente del Comitato contro il traforo - che la polemica si fermi e che arrivi il buon senso. Siamo convinti che il referendum si debba fare così come previsto dal regolamento comunale che stiamo rispettando alla lettera». Dalla loro le associazioni hanno il pronunciamento del Tribunale di Verona della settimana scorsa. I giudici, infatti, hanno riconosciuto che la commissione voluta da Palazzo Barbieri e nominata dall’Istituto Superiore di Sanità non soddisfa la richiesta contenuta nel quesito referendario. Decisione che aveva scatenato l’ira del sindaco Tosi e che aveva dato vita ad un duro botta e risposta tra Comune e Tribunale. Ora spetterà agli avvocati che formano il collegio, il presidente Roberto Canevaro, Daniela De Petris e Giovanni Maccagnini, pronunciarsi sul da farsi. In realtà i tre avvocati, tutti espressione della maggioranza, già in giugno avevano sostenuto una posizione contraria a quella espressa dal Tribunale: il loro giudizio, quindi, è particolarmente atteso anche perché, se l’esito dovesse essere favorevole, lascerebbe pochi margini di manovra al sindaco che, tuttavia, rimane contrario alla consultazione. «Vedremo cosa decideranno i garanti - spiega l’assessore comunale alla Viabilità Enrico Corsi - anche se noi continuiamo a ritenere che l’istituzione della commissione risponda già al quesito del referendum. Spendere soldi in questo modo non sta né in cielo né in terra, ma se i garanti dovessero decidere a favore ci adegueremo. Se, invece, dovessero essere contrari, immagino già che il comitato farà ricorso». Fatto, per altro, confermato dall’avvocato Carlo Trentini, dell’associazione Cittadini per il Referendum, pronto a far valere la sentenza appena pronunciata dal Tribunale. «Se però - spiega Trentini - il collegio dichiarerà l’iter regolare, il fascicolo passerà al sindaco che non potrà far altro che individuare una data senza alcun margine di discrezionalità».

7 agosto 2010

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TOSI, SWG E SONDAGGI "VINCOLATI".

Il sondaggio "scientifico" promesso dal sig. Tosi prima delle elezioni provinciali è ben differente dal sondaggio telefonico "classico", e chi si aspettava che l'intenzione fosse quella – finalmente – di sondare il parere dei cittadini sul passante con annessi hotel, parcheggi, autogrill, fast food, rimarrà deluso leggendo il contratto (disponibile sul sito del comune) tra amministrazione e l'istituto SWG.

Se i soldi per un referendum sono mal spesi, come afferma il sig. Tosi, son ben peggio spesi i 22.800 euro del sondaggio telefonico che porteranno – secondo le regole stabilite sempre e solo dall'Amministrazione – ad un campione statistico che darà certamente ragione al committente.

E questo è chiaramente scritto nel contratto, con il quale il Comune si riserva espressamente di dare indirizzi operativi vincolanti, all'Istituto incaricato di eseguire il sondaggio il quale è obbligato a seguirli ...

Ma soprattutto, ci chiediamo come si possa chiedere ai cittadini di esprimere opinioni su un'opera il cui progetto non è mai stato reso pubblico o i cui documenti siamo stati secretati con risibili quanto opinabili scuse. Ci chiediamo quanti veronesi sappiano che, quello che continuano a chiamare "traforo" sia solo per un terzo in galleria. Ci chiediamo quanti cittadini sappiano che, in cambio dell'opera, il concessionario avrà il diritto di costruire hotel, parcheggi per auto e camion, autogrill, fast food, proprio nell'ultimo polmone rimasto della città. Ci chiediamo quanti veronesi sappiano che nella nuova autostrada passeranno decine di milioni di auto e camion a poco più di due chilometri da piazza Bra. Ci chiediamo quanti cittadini sappiano che il pedaggio non sarà sufficiente per garantire i guadagni al concessionario. Ci chiediamo se i cittadini sappiano che il passante nord è un collegamento autostradale che, con un costo di quasi mezzo miliardo di euro, solleverà Veronetta solamente per il 2% del traffico. Ci chiediamo quanti cittadini abbiano letto la bozza di convenzione che obbliga il Comune per i prossimi 50 anni a non investire sul trasporto pubblico. Ma, soprattutto, è certo che nessuno di loro ha potuto vedere il piano economico finanziario.

Un sondaggio su un campione di soli 1.400 veronesi non potrà mai sostituire un referendum, ma se il sig. Tosi volesse veramente capire il livello di gradimento del passante anziché un sondaggio telefonico (più adatto a capire il gradimento di un detersivo che di un'opera faraonica) avrebbe incaricato un sondaggio "informato" – come succede nelle grandi città europee – al maggior esperto in materia, Mannheimer, che si era anche offerto.

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Dalla pagina Facebook del Comitato NO AL TRAFORO DELLE TORRICELLE

La bella notizia arriva ieri sera (2 agosto, ndr), dall'avv. Trentini, che ci comunica ... dell'ordinanza "con cui il Tribunale ha deciso il reclamo che il Comune aveva interposto contro l'ordinanza del Giudice Scalera che aveva ordinato al Comune di consegnare i moduli (ricorderete che il Comune si era rifiutato, adducendo la tesi che le operazioni referendarie sono sospese nei tre mesi antecedenti e successivi alle consultazioni elettorali).
"Il Tribunale ha dichiarato cessata la materia del contendere (perché, nel frattempo i tre mesi erano decorsi) e ha di nuovo confermato quanto avevano già detto in passato i Giudice Lanni e Scalera - in due distinte ordinanze - e cioè che il divieto non riguarda le operazioni preparatorie (e tre!).

"Ma - soprattutto - il Tribunale ha detto una cosa importantissima: e cioè che la costituzione della commissione non ha fatto venir meno l'interesse alla celebrazione del referendum perché "... non può ritenersi che la commissione si collochi in una posizione di neutrale terzietà e di indipendenza rispetto all'Amministrazione Comunale".

"Le spese liquidate sono state fatte salve, e l'Amministrazione è stata ulteriormente condannata a pagare altri 3.000,00.


Questo il nostro comunicato di oggi (3 agosto, ndr):

Alla soddisfazione per l'ordinanza del Tribunale di Verona del ricorso dell'associazione cittadini per il referendum si aggiunge anche quella del Comitato dei cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle.

"Da anni, ormai, denunciamo l'ottusità dell'amministrazione a rifiutare ogni confronto con chi esprime preoccupazioni sulle ripercussioni del passante Nord. Abbiamo rivolto al sindaco e all'assessore corsi domande senza ricever risposte, li abbiamo inutilmente invitati alle nostre assemblee e chiesto di essere ricevuti. E l'ultimo dei diritti negati è il cavillo pidocchioso con il quale hanno destinato solo i 30 giorni di agosto per le osservazioni dei cittadini su un progetto di varie centinaia di pagine.

"Su un'opera che ormai è arrivata a sfiorare il mezzo miliardo di euro, partendo da 60 milioni solo tre anni fa, non può non esserci un confronto con la città e il referendum avrebbe dovuto essere indetto dallo stesso Sindaco. Invece l'amministrazione ha fatto di tutto per scongiurarlo indicando che è costoso e che i cittadini si sono già espressi votando questa amministrazione che lo prevedeva nel programma, ... ma il programma non spiegava che l'intenzione era quella di costruire un'autostrada per 20 milioni di auto e camion, con due viadotti sull'Adige, con alberghi, autogrill, parcheggi per auto e camion, fastfood ...

"Ma l'ordinanza del tribunale fa capire che non basta che l'amministrazione decida di destinare decine di migliaia di euro per istituire una commissione – con il solo scopo di non far esercitare il diritto del referendum – che non possiede le caratteristiche di indipendenza. Una commissione, per essere indipendente, deve avere regole condivise e non decise da una sola delle parti.

"I soldi veramente buttati via sono quelli dei costi degli avvocati che il Comune paga per difendersi in tribunale per difendersi, e perdere, i ricorsi dei cittadini; sono i soldi per una commissione inutile, sono i soldi a cui viene condannata a pagare per rifondere le spese: 5000 euro nella prima ordinanza e 3.000 nella seconda.

"Tra le righe dell'ordinanza due cose si leggono chiare: le regole vanno rispettate da tutti, amministratori in primis, e che il Sindaco deve rispettare gli interessi di tutti e non solo di chi vuole far passare un'autostrada in mezzo alla città.

"La raccolta delle firme ha avuto un successo straordinario, con oltre 7000 firme raccolte nel primo mese di attività (oggi sono più di 8.300)  con centinaia di banchetti e migliaia di ore dei volontari. Continueremo con la raccolta fino a metà agosto invitando tutti coloro che lo volessero fare di consultare il nostro sito www.traforo.it per sapere dove trovare il banchetto più vicino.


Il sig. Tosi contro il presidente del tribunale di Verona

Ecco il commento del sig. Flavio Tosi sull'ordinanza del Presidente del Tribunale di Verona

“Credo che il referendum sul traforo non si farà, in quanto l’Amministrazione comunale ha adempiuto puntualmente a quanto chiesto dai promotori del referendum (una Commissione di studio per valutare le possibili conseguenze sulla salute dei cittadini e sull’inquinamento atmosferico derivanti dalla realizzazione del Passante Nord) nel quesito ritenuto ammissibile dal Comitato dei Garanti. Un referendum, quindi, a questo punto del tutto inutile: quasi un milione di euro letteralmente buttati via e sottratti, in un momento di gravi restrizioni finanziarie, a spese realmente utili e urgenti”. Questo il commento del Sindaco Flavio Tosi alle motivazioni contenute nell’ordinanza relativa alla definizione delle spese in un procedimento dichiarato estinto per la cessazio0ne della materia del contendere. “Mettere in dubbio l’imparzialità di un Ente di ricerca pubblico a carattere scientifico come l’Istituto Superiore di Sanità, la massima autorità italiana in materia, decisamente terza rispetto alle parti – aggiunge il Sindaco – è come mettere in dubbio l’imparzialità della Magistratura che, nel momento in cui chiede giustamente alla politica il dovuto rispetto istituzionale, analogo rispetto dovrebbe portare anche alle altre Istituzioni. L’ordinanza firmata dal Presidente del tribunale, invece, sembra ignorare lo svolgimento dei fatti: l’Amministrazione comunale ha chiesto all’ISS “di comunicare i componenti da inserire nella Commissione che dovrà realizzare tale studio”; il Presidente dell’ISS ha comunicato i 6 nominativi e la Giunta comunale ha semplicemente ratificato la proposta dell’Istituto stesso. Il Tribunale sembra pure ignorare (si legga il quesito referendario) che, diversamente da quanto afferma, sia la tempistica assegnata ai lavori della Commissione che le spese a carico dell’Amministrazione, sono esplicitamente richieste dai promotori del referendum”. “Temo – conclude Tosi – che questa ordinanza del Tribunale di Verona, sia un clamoroso errore che rischia di apparire ai cittadini come un’indebita ingerenza nella sfera di competenza della politica e dell’amministrazione comunale. Non si vede altrimenti perché i cittadini veronesi, invitati dal Tribunale a dubitare della terzietà dell’ISS, non potrebbero anche dubitare della terzietà, rispetto al Passante Nord, di un Tribunale che, uscendo dallo stretto ambito della causa civile, emette moniti di carattere politico – programmatico sul comportamento dell’Amministrazione comunale, prefigurando, per giunta, future eventuali decisioni giudiziarie”.

La replica dell'associazione cittadini per il referendum
Con riferimento al comunicato oggi inoltrato dall'ufficio stampa del Comune, in cui si afferma la convinzione del Sindaco secondo cui il referendum non si svolgerà e che la pronunzia del Tribunale sarebbe un clamoroso errore che rischia di apparire ai cittadini come un'indebita ingerenza nella competenze dell'Amministrazione tale da far dubitare della terzietà della magistratura - Cittadini per il Referendum osserva che il Tribunale ha semplicemente esercitato la funzione giurisdizionale spettantegli.
Tra l'altro, Il Tribunale ciò ha fatto pronunziandosi su un reclamo presentato dalla stessa Amministrazione Comunale, e valutando se fosse o meno fondata la tesi sostenuta dal Comune circa il conseguimento dell'obiettivo cui mirava il referendum, pervenendo alla soluzione negativa, per le ragioni già illustrate.
Non si può dunque assolutamente dire esservi stata alcuna ingerenza in ambiti di competenza dell'Amministrazione.
Quanto al tono delle critiche mosse all'operato del Tribunale, i promotori del referendum sentono il dovere di esprimere il loro sconcerto: a tutti è consentito non condividere le decisioni dei giudici; meno consentito deve ritenersi affermare, di fronte a decisioni non gradite, che i cittadini sarebbero legittimato a dubitare della terzietà di un giudice.
Cittadini per il Referendum
il coordinatore
avv. Carlo Trentini

La nostra replica
È difficile comprendere per quale motivo il sindaco sia così preoccupato dei costi del referendum che è un sacrosanto diritto e non si preoccupi di quanto i cittadini dovranno pagare in termini di salute, territorio e di denaro per ripagare di un'opera che già sfiora i 500 milioni.
Ogni azione che porti i cittadini ad esprimere un parere, che sia un referendum, o una tornata elettorale come quella che è servita ad eleggere il sig. Flavio Tosi a sindaco di Verona, son sempre soldi ben spesi e nessuno lo dovrebbe mai mettere in discussione. Le sentenze, comunque, vanno sempre accolte con grande rispetto, che facciano piacere o no.

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SCONTRI SUL TRAFORO

COLPO DI SCENA. Un’ordinanza del Tribunale firmata dal presidente Gilardi dà ragione a chi chiede il voto popolare sul passante Nord. Disappunto a Palazzo Barbieri
traforo, si riapre lo scontro sul referendum
Ritenuta non neutrale la commissione sulla salute, «che quindi non può sostituirsi al diritto alla consultazione». Il Comune: «Motivazioni palesemente infondate» 

Mercoledì 04 Agosto 2010
CRONACA, pagina 9

Si riaccende lo scontro sul traforo delle Torricelle fra comitati e amministrazione comunale

È come una tegola in testa, per il sindaco Tosi e l’assessore alla mobilità Corsi, l’ordinanza del Tribunale di Verona che, ancora una volta, dà ragione al comitato che chiede un referendum sul traforo delle Torricelle. Ma il collegio presieduto dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale scaligero, infligge soprattutto una potente picconata sulla Commissione di esperti, con personalità indicate dall’Istituto superiore di sanità, istituita a fine maggio da Palazzo Barbieri. Il suo compito è stabilire se l’opera arrecherà danni alla salute della popolazione ed eventualmente indicare dei correttivi. Nelle intenzioni dell’amministrazione il lavoro di tale commissione dovrebbe prevenire la celebrazione della consultazione che, nell’unico quesito passato indenne al vaglio del Collegio dei garanti, chiede la creazione di un organismo super partes con questo compito specifico.
Per i giudici, tuttavia, quello nominato lo scorso 28 maggio dalla giunta comunale, non è un organo indipendente. «Ergo», traduce il comitato, «il referendum s’ha da farsi». Il Tribunale declassa la commissione ad «attività di consulenza commissionata dal medesimo ente che deve procedere ad indire la gara per l’aggiudicazione dell’esecuzione dei lavori». E argomenta: «Non può ritenersi che la commissione si collochi in una posizione di neutrale terzietà e di indipendenza rispetto all’amministrazione comunale». Tale iniziativa, si legge nell’ordinanza, «è stata posta in essere con l’esercizio di valutazioni discrezionali, con modalità che confermano una condizione di sostanziale disparità tra l’ente e il comitato promotore, rimasto estraneo all’iter procedimentale di nomina della commissione». La conclusione è tranciante: «L’iniziativa del Comune non può comunque sostituirsi al diritto alla consultazione referendaria».
L’ordinanza che dichiara «cessata la materia del contendere» è stata ovviamente accolta con soddisfazione dall’associazione Cittadini per il referendum presieduta dall’avvocato Carlo Trentini. «Il Comune», afferma Trentini, «aveva eccepito che l’interesse alla consultazione referendaria sarebbe comunque venuto meno a seguito alla nomina di una commissione di esperti. Orbene, per il Tribunale con la costituzione di detta commissione non può ritenersi accolta la richiesta di cui al quesito referendario. Infine, il Comune è stato, infine, e nuovamente, condannato a pagare le spese del procedimento». Trentini, infine, lancia «un appello alla cittadinanza affinché tutti coloro che ancora non hanno sottoscritto la richiesta di referendum si rechino a firmare». E fa sapere che «le operazioni di raccolta termineranno a ferragosto».
Di «tanto rumore per nulla» parla invece una nota di Palazzo Barbieri. «L’unica conseguenza giuridica e quindi pratica della pronuncia del Tribunale sulla vicenda», si legge nel comunicato, «è che dichiara cessata la materia del contendere e quindi non ha altri effetti al di fuori di questo procedimento, che viene dichiarato estinto, salvo il pagamento delle spese processuali, 3.000 da parte del Comune». La nota parla di «motivazioni palesemente infondate». Il Tribunale, si legge, «finge di ignorare che i componenti della Commissione sono stati designati dall’Istituto superiore di sanità, autorità che per la collocazione nell’ordinamento e le funzioni tecniche è certo in posizione di terzietà rispetto alle vicende del traforo e del referendum veronese. Tanto più», si sottolinea, «che anche il Comitato per il referendum ha riconosciuto la piena legittimazione della Commissione e la composizione della Commissione non è stata determinata dal Comune ma i nominativi sono stati insindacabilmente scelti dall’Istituto superiore di sanità». E.S.


L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Giovedì 05 Agosto 2010
PRIMAPAGINA Pagina 1

TELENOVELA. Durissima reazione del sindaco all’ordinanza che dà in sostanza ragione a chi chiede il referendum
Traforo:Tosi attacca i giudici e fa il sondaggio

«Il referendum sul Traforo? Non si farà, caso mai manderemo il conto al presidente del Tribunale di Verona, visto che il costo calcolato è di circa un milione di euro, soldi sottratti a spese più urgenti in un momento di gravi restrizioni». Il sindaco Flavio Tosi all’indomani di quella che definisce «sentenza ideologica senza capo, né coda» parte all’attacco della magistratura scaligera.Le sue sono dichiarazioni di una durezza senza precedenti e che sicuramente scaveranno un solco difficilmente colmabile nei rapporti istituzionali. Mentre il sindaco Flavio Tosi torna a ribadire la contrarietà della sua amministrazione ad un referendum, Palazzo Barbieri ha stanziato 22.500 euro per affidare alla società triestina Swg un sondaggio d’opinione sull’opera.





L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


LO SCONTRO SUL traforo. Il presidente del Tribunale difende la sentenza duramente attaccata dal sindaco Tosi

«Applicata la legge, i cittadini hanno diritto al referendum»
Gilardi: «Se la commissione sulla salute è nominata dal Comune non si può definire super partes, neanche se ha i migliori esperti» 

Venerdì 06 Agosto 2010 
CRONACA, pagina 8


«Non saranno le accuse di essere “politicizzati”, formulate da questa o quella parte politica, che impediranno ai giudici, a Verona e altrove, di continuare ad essere soggetti solo alla legge». Ribatte così al sindaco Flavio Tosi, che aveva parlato di «sentenza ideologica senza capo né coda», il presidente del Tribunale di Verona Gianfranco Gilardi.
Si tratta del magistrato che aveva presieduto il collegio che ha emesso un’ordinanza che riafferma il diritto dei cittadini ad esprimersi con un referendum sul traforo delle Torricelle. Inoltre, la pronuncia della prima sezione mette in discussione la «terzietà» della commissione di esperti nominata dal Comune con il compito di valutare l’impatto dell’opera sulla salute dei cittadini. I membri della commissione erano stati indicati dall’Istituto superiore di sanità. Tosi aveva addirittura definito «grossolane sciocchezze» le valutazioni del giudice su questo organismo.
«Non è la prima volta», osserva Gilardi, «che i giudici, le cui decisioni non siano gradite all’una o all’altra parte del processo o a questa o quella parte politica, vengono accusati di essere giudici “politicizzati” e privi di imparzialità. Questo deprecabile costume», aggiunge, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali, con la magistratura continuamente sotto attacco, e mira a sostituire gli interessi di parte e le pressioni politiche alle regole della giurisdizione».
Il magistrato replica a Tosi punto su punto. «Al sindaco occorre ricordare», sottolinea, «che il criterio di valutazione per il giudice non è il presumibile maggiore o minore gradimento delle proprie decisioni, ma la volontà della legge che il giudice è tenuto ad applicare anche quando tali decisioni possano non piacere. E occorre ricordare», continua, «che le ragioni per le quali il giudice ha ritenuto di assumere un provvedimento vanno rinvenute non nelle rappresentazioni, spesso rozze e strumentali, che ne vengono date, ma nella motivazione che egli ha l’obbligo di adottare».
Il magistrato entra nel dettaglio del provvedimento: «Dalla motivazione risulta, tra l’altro, che il referendum nelle amministrazioni comunali e provinciali è riconosciuto come diritto della collettività da precise norme di legge, che a questo tipo di consultazione fa esplicito riferimento lo statuto del Comune di Verona e che nel quesito referendario ammesso, allo scopo di valutare possibili conseguenze sulla salute dei cittadini, si faceva riferimento a una commissione di esperti “indipendente”, che non fosse cioè emanazione di una sola parte, e non ad una commissione di esperti, anche se sono i migliori, designata unilateralmente dal Comune.
Ovviamente», conclude il presidente del Tribunale scaligero, «il provvedimento del giudice può essere considerato erroneo o non condivisibile ed è diritto delle parti impugnarlo nelle forme e nei modi previsti dall’ordinamento giuridico».
Alle parole del sindaco replica anche Carlo Trentini, coordinatore dei Cittadini per il referendum: «È lecito non condividere le decisioni dei giudici, meno affermare, di fronte a decisioni non gradite, che i cittadini sarebbero legittimati a dubitare della terzietà di un giudice».E.S.


L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

SCONTRO ISTITUZIONALE. Il sindaco non ci sta e replica alle dichiarazioni del giudice Gilardi. Che riceve solidarietà dall’Anm

Traforo, Tosi lancia nuove accuse

«Il Tribunale non applica le leggi ma le interpreta a danno dell’amministrazione comunale»  

Sabato 07 Agosto 2010 

CRONACA, pagina 7


Il sindaco Flavio Tosi nei pressi di Poiano, nel punto in cui è previsto l’inizio a est ...
Non accennano a placarsi le polemiche sull’ordinanza con cui il Tribunale di Verona ha dato ragione ai promotori del referendum sul traforo delle Torricelle. Le pesanti critiche del sindaco Flavio Tosi si erano concentrate soprattutto sul fatto che la pronuncia della prima sezione presieduta dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale scaligero, mette in discussione l’indipendenza della commissione di esperti indicati dal Consiglio superiore di sanità, nominata dal Comune con il compito di valutare l’impatto dell’opera sulla salute pubblica. La creazione di questo organismo è materia dell’unico quesito referendario sopravvissuto al vaglio del Collegio dei garanti del Comune.
A Tosi aveva replicato lo stesso Gilardi. «Il deprecabile costume di accusare i giudici di essere politicizzati e privi di imparzialità», aveva osservato, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali». Gilardi aveva detto che il referendum è «diritto della collettività» la «commissione se nominata dal Comune non si può definire super partes».
Affermazioni che non sono piaciute a Tosi. «Il quesito referendario», dice una nota del sindaco, «per la Commissione richiede requisiti di “indipendenza” e “alto profilo", requisiti soddisfatti poiché l’Istituto superiore di sanità è indipendente dal Comune e lo stesso comitato referendario, con nota dell’avvocato Butti, aveva “accolto con estremo favore il coinvolgimento dell’Iss”».
Il sindaco sostiene inoltre che «i componenti non sono stati individuati dal Comune ma unilateralmente dall’Iss cui è stato chiesto di “comunicare” all’amministrazione comunale». «In questa vicenda, il Tribunale, equivocando sul concetto di indipendenza della Commissione non applica, ma interpreta più che estensivamente la legge contro l’amministrazione», continua Tosi, «aggiungendo per giunta parti del quesito referendario che non esistono se non nella mente creativa degli estensori dell’ordinanza. In questa vicenda il Tribunale di Verona non sta solo applicando la legge, ma la sta interpretando. E come diceva Giolitti, le leggi per gli amici si interpretano, per i nemici si applicano...»
SOLIDARIETÀ. Esprime solidarietà al giudice Gilardi, invece il presidente della sezione di Verona dell’Associazione nazionale magistrati, Ernesto D'Amico, che parla di «infondatezza e gratuità delle affermazioni del sindaco Tosi». Aggiunge: «Ancora una volta si critica un provvedimento giurisdizionale con espressioni offensive e generiche ("sentenza ideologica senza capo nè coda", "grossolane sciocchezze", "sentenza... sballata")».
Il rappresentante dell’Anm censura «l’utilizzo di espressioni superficiali e offensive» e commenta: «I provvedimenti dei giudici possono e, se occorre, devono essere impugnati e criticati, ma ciò non deve risolversi in espressioni immotivatamente denigratorie e scorrette. Certamente è facile contestare così un provvedimento, ma ciò si risolve in un danno per i corretti rapporti tra le istituzioni, non consente ai cittadini di comprendere le questioni in gioco, riduce la dialettica civile a una discussione da bar».E.S

27 luglio 2010

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Tutti i segreti del Traforo di Tosi.

 








di Gianni Belloni, Carta
Sabato 24 luglio 2010

Non è propriamente un'opera faraonica, se rapportata a quelle che fanno discutere tutta la penisola - 390 milioni di euro, 13 chilometri di strade di cui 2 in galleria a doppia canna sotto le colline veronesi -, anche se è stata inserita nell'accordo quadro delle grandi opere, la nuova autostrada che attraverserà alcuni quartieri cittadini fungendo da tangenziale a nord della città di Verona.

Parliamo di un'autostrada in project financing per cui una cordata di aziende veronesi, capeggiata dalla Techinital è stata scelta, nel 2009, come soggetto promotore e vedrà riconosciuti 5,06 milioni di euro per la progettazione [ne avevano inizialmente richiesti 4,3] mentre la giunta preme per arrivare in questi giorni all'approvazione della necessaria variante urbanistica e del progetto preliminare. Un'opera da 382 milioni di euro investiti in parte dai privati che si rifaranno con l'incasso dei pedaggi – inizialmente esclusi nelle dichiarazioni del sindaco Flavio Tosi – e nella concessione di opere compensative – alberghi, aree di servizio e parcheggi – che andranno a corredare il tracciato.

Un'opera molto «politica» per cui la Lega ha investito pesantemente la credibilità del suo sindaco sceriffo e che muove diversi interessi. Il sindaco Tosi è arrivato a dichiarare «o Techinital o tutti casa», mentre le contestazioni degli alleati di giunta, il Pdl, venivano ripetutamente ricomposte dall'ormai famoso Aldo Brancher attraverso opportuni distribuzioni di incarichi. L'allora assessore regionale Valdegamberi, nel giugno 2009, dichiarava al quotidiano veronese L’Arena: «Nel campo delle opere c´è una lobby imprenditoriale e finanziaria che realizza operazioni nel settore pubblico. E’composta sempre dalle stesse persone. Parlo di opere pubbliche importantissime che, alla fine, vengono realizzate sempre dai soliti noti: sempre gli stessi imprenditori, che magari sono anche i finanziatori del Sindaco (in maniera assolutamente regolare e legittima, naturalmente: non è questo che è in discussione). E’ ora che i veronesi aprano gli occhi. C´è tutto un backstage che si dovrebbe conoscere e che invece è a conoscenza solo di pochi addetti ai lavori. Ci sono strane coincidenze».

Interessante da questo punto di vista il ruolo della Mazzi Impresa Generale Costruzioni s.p.a - coinvolta nella cordata Technital e collegata con la società Serenissima - uno dei tre soggetti della cordata di imprese il cui progetto è stato dichiarato di «pubblico interesse» dall'amministrazione scaligera nel 2009. L'impresa Mazzi non solo ha finanziato, legalmente, la campagna elettorale di Flavio Tosi con 10mila euro regolarmente comunicati, ma ha avuto affidati senza gara i lavori della Valdastico sud [costo 800 milioni] perché parte, con il 30 per cento, della Serenissima costruzioni, società controllata dall'Autostrada Serenissima. Procedura che ha provocato un ricorso, bocciato dal Tar, dell'associazione nazionale costruttori [Ance]. I lavori della Valdastico sud sono stati funestati dal sequestro da parte dei magistrati antimafia di Caltanissetta, di due lotti dell'autostrada nell'ambito dell'inchiesta sul cemento depotenziato utilizzato dalla Calcestruzzi Spa.

La Mazzi la ritroviamo nell'affare del Ponte sullo Stretto insieme alla Technital la quale è presente nei più contestati lavori pubblici: dal ponte sullo stretto di Messina allo scavo del tunnel per la Tav Milano - Bologna, dal Mose all'autostrada Palermo – Messina. Quest'ultima nasce nel 1967 e si rivelerà «l’opera con l’esecuzione più lenta della storia d’Italia, quaranta anni di lavori a singhiozzi - come denuncia il giornalista Antonio Mazzeo nella sua inchiesta pubblicata su www.terrelibere.it -, sprechi di risorse finanziarie, decine d’inaugurazioni e fittizi tagli di nastri, infiltrazioni mafiose e mazzette multimilionarie per politici e amministratori, indicibili disagi e mortali incidenti per utenti e abitanti».

A guidare il consorzio di imprese, denominato Verona Infrastrutture, impegnato a progettare il traforo delle colline veronesi, Aleardo Merlin, ex presidente della provincia di Verona e, soprattutto, dell'Autostrada Serenissima. Società che si rivela, anche in questo caso, il punto d'incontro di quell'oligarchia predatoria nordestina di cui la Lega è parte integrante. Un collezionista di incarichi Merlin che ritroviamo come socio di maggioranza della finanziaria lussemburghese Serenissima Investements S.A. insieme alla Abm Merchant di Alberto Rigotti, filosofo e finanziere vicino al Pdl, entrato in possesso nel 2007 della catena di giornali free press Epolis insieme a Marcello Dell'Utri [che nel frattempo uscì dall'affare] e presidente della Finanziaria Infrastrutture SPA, società con sede a San Marino, che vanta come amministratore delegato, Claudia Minutillo, ex segretaria del presidente Giancarlo Galan e ora al centro, attraverso Adria Infrastrutture e il gruppo Mantovani, di tutte le grandi opere in Veneto. Rigotti ha appoggiato, nel 2006, l'acquisizione da parte dell'industriale bresciano Rino Gambari di quote della società Serenissima per 200 milioni di euro.

Oggi la società Serenissima vanta un pesante indebitamento e banca Intesa, decisa ad entrare alla grande nel gioco delle grandi opere nordestine, ha promesso di fare la sua parte. Dimenticavamo di dirvi: finanziamenti decisivi per l'operazione traforo delle Torricelle sono in arrivo dalla società autostradale Serenissima [54 milioni] nel cui consiglio d'amministrazione, rinnovato il mese scorso, hanno trovato posto i presidenti della provincia scaligera Giovanni Miozzi e della provincia patavina Barbara Degani, entrambi del Pdl e il sindaco veronese Flavio Tosi.




23 luglio 2010

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Il settimanale Carta parla del traforo...

Flavio Tosi ha una spina nel fianco lunga sette chilometri, dei quali due in galleria a doppia canna, con due ponti sul parco naturale dell'Adige e l'aggiunta di opere complementari come un autoparco con annesso motel per 67mila metri quadri, il tutto a due chilometri in linea d'aria dall'Arena e dal salotto buono di piazza Bra. Il sindaco leghista di Verona, il più amato dagli italiani secondo un sondaggio del gennaio scorso, ha puntato molto del suo capitale di consenso sulla nuova tangenziale nord.

Detta anche Traforo delle Torricelle, dal nome della collina che verrebbe perforata, fra i lembi di campagna, gli orti e le pievi alla periferia nord della città scaligera. Ha puntato così tanto che la giocata rischia di trasformarsi in un grande bluff, anche grazie ai comitati contrari alla «terza autostrada in città» [le altre due sono la Serenissima e l'Autobrennero, rispettivamente 97 e 100 milioni di veicoli l'anno] che stanno conducendo una battaglia sul nervo scoperto di tutta la vicenda: la mancanza di democrazia. E che dopo una trafila di ricorsi sono riusciti a strappare un referendum sul Traforo, per il quale hanno già raccolto più delle 7500 firme necessarie.

«Nel 2009 il comitato contro il collegamento autostradale delle Torricelle ha promosso un referendum contro l'opera in quanto tale. Il comune ha assunto un atteggiamento ostruzionistico sfruttando ogni cavillo, respingendo il quesito» racconta l'avvocato Luciano Butti, dell'associazione Cittadini per il referendum. «La nostra associazione è intervenuta in un secondo momento, ed è presieduta dall'avvocato Carlo Trentini, già presidente dell'Ordine degli avvocati di Verona.

Dei cinque quesiti presentati, dopo quattro ricorsi in Tribunale, uno è stato ammesso: chiede la creazione di una commissione di alto profilo che valuti gli aspetti ambientali e sanitari dell'opera». Le firme sono state raccolte, il comune nel frattempo ha creato una commissione di quel tipo e pretende di evitare il referendum.

La battaglia legale continua ma la sensazione è che si sia rotto un muro di consenso unanime alla ben oliata macchina di potere del Carroccio veronese. Anche perché a scendere in campo sono ora pezzi della Verona «bene». Hanno firmato anche Giulio Schinaia, procuratore della Repubblica inviso all'estrema destra, e persino Massimo Giorgetti, ras locale di An. Perché il Traforo è diventato una delle poste in palio nella lotta neanche tanto sotterranea fra Lega e Pdl veronesi, che si contendono in questi mesi il controllo delle società Serenissima e Autobrennero.

«La cosa straordinaria di questa vicenda è che anziché raffreddarsi progressivamente l'interesse della popolazione, nell'ultimo anno e mezzo si è allargata la protesta a settori importanti della città – continua Butti - Oggi l'associazione per il referendum comprende professori universitari, primari, avvocati, urbanisti. Non è più 'solo' un comitato e non siamo qui per dire solo No: vogliamo porre al centro la questione della democrazia, della discussione sempre negata dalla giunta comunale».

Il sistema che dovrebbe portare alla nuova Grande Opera - che costerà 382 milioni di euro, anche se ad ogni passaggio i costi lievitano un po' – è quello del project financing, la finanza a progetto sperimentata a piene mani nel decennio di Galan alla regione Veneto: il privato propone un progetto, investe gran parte dei soldi e in cambio ottiene la gestione dei pedaggi. Una cordata di aziende veronesi, capeggiata dalla Technital, è stata scelta come soggetto promotore: ha visto riconosciuti 5,06 milioni di euro per la progettazione [ne avevano inizialmente richiesti 4,3] mentre la giunta preme per arrivare in questi giorni all'approvazione della necessaria variante urbanistica e del progetto preliminare. L'amore di Tosi per la Technital lo ha portato lo scorso anno a minacciare la crisi di giunta – di fronte ai dubbi degli ex An – nel caso non fosse stata confermata la preferenza per la ditta, vincitrice poi della gara per il progetto preliminare [dove il progetto di una ditta concorrente, che prevedeva un minore impatto ambientale, si è visto assegnare uno «0» in fatto di sicurezza].

«La bozza di convenzione che il comune ha approvato scarica sull'amministrazione pubblica, per i prossimi 50 anni, sorprese, difficoltà ed incidenti inerenti l'opera, a nostro avviso ben oltre quanto è consentito dalla legge: se i flussi di traffico saranno minori del previsto, ad esempio, il comune dovrà dare compensazioni alla ditta, eliminando così il rischio d'impresa» spiega Butti, fra i promotori di un ricorso al Tar ancora pendente su questo aspetto. «I pedaggi costeranno 1.15 euro a tratta, tutto questo per evitare una strettoia nel traffico del centro storico. Ma dubito che gli automobilisti faranno il triplo dei chilometri pagando anche un pedaggio per poi dover tornare indietro per lunghi tratti, visto che gli svincoli previsti sono ovviamente limitati» aggiunge l'avvocato. Intanto intorno all'autostrada sorgeranno fast food, alberghi per camionisti, residence, distributori, gestiti dalla cordata capeggiata da Technital.

Fra gli azionisti che controllano Technital c'è la Mazzi Impresa Generale Costruzioni Spa: l'azienda veronese ha finanziato legalmente con diecimila euro la campagna elettorale di Tosi e partecipa ai lavori per l'autostrada Valdastico Sud, lavori affidati senza gara perché l'azienda fa parte, con il 30 per cento, della Serenissima costruzioni, controllata dalla stessa Autostrada Serenissima.

I lavori della Valdastico sud sono stati funestati dal sequestro da parte dei magistrati antimafia di Caltanissetta, di due lotti dell'autostrada nell'ambito dell'inchiesta sul cemento depotenziato utilizzato dalla Calcestruzzi Spa. La Mazzi la ritroviamo nell'affare del Ponte sullo Stretto insieme alla Technital la quale è presente nei più contestati lavori pubblici: dal ponte sullo stretto di Messina allo scavo del tunnel per la Tav Milano - Bologna, dal Mose all'autostrada Palermo - Messina, che detiene il record in Italia per la durata infinita del cantiere e per le numerose inchieste giudiziarie che ne hanno punteggiato i lavori, come come denuncia il giornalista Antonio Mazzeo nella sua inchiesta su www.terrelibere.it.

Ciliegina sulla torta: la Mazzi è una delle poche aziende non abruzzesi ad aver ottenuto appalti per i ricchi lavori di puntellamento e ricostruzione del patrimonio edilizio de L'Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Fra questi, ci sono i puntellamenti di quattro palazzine della Banca d'Italia e la ricostruzione del complesso immobiliare Nuovo Habitat.

Giulio Todescan

22 luglio 2010

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E il tunnel diventa caso nazionale.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Lunedì 19 Luglio 2010
CRONACA Pagina 7 





Il Traforo delle Torricelle diventa un caso nazionale. Il settimanale l’Espresso, nell’edizione in edicola, vi dedica infatti un servizio dagli accenti critici, con il titolo «Arena a quattro corsie». Per Alberto Sperotto, presidente del Comitato che si oppone all’opera, «si tratta di un segnale importante che i nostri amministratori farebbero bene a non sottovalutare in quanto frutto del diffondersi da parte dei veronesi del malessere nei confronti di un atteggiamento antidemocratico e per questo estremamente grave». E aggiunge: «Da quando abbiamo cominciato a manifestare perplessità e a presentare richieste di chiarimento ci siamo trovati di fronte a silenzi o contrapposizioni assolute e tutto quello che siamo riusciti ad ottenere in termini di possibilità di partecipazione della cittadinanza alle scelte riguardanti la realizzazione del Passante Nord, le abbiamo dovute conquistare a colpi di ricorsi e sentenze di Tribunale».
Sperotto, inoltre, definisce «una scelta di buon senso del sindaco Moratti» la notizia dello stop al tunnel milanese Rho-Linate subordinandone il via libera al piano della mobilità, di cui si dà notizia nello stesso numero del settimanale. «Ma nonostante a Verona il piano della mobilità scoraggi dal realizzare il Traforo», afferma, «si continua l'iter senza avere dati indipendenti sui flussi di traffico e sulle congestioni fidandosi solo di quelli proposti da chi ci sta vendendo il progetto preliminare di quello che sarà una vera e propria autostrada a pochi chilometri dal centro storico di una delle più belle città d’arte italiane».

16 luglio 2010

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Le metastasi della ’ndrangheta in Lombardia. E in Veneto? E a Verona?


Anche le grandi opere in programma nel veronese, come il traforo e l'inceneritore di Ca' del Bue, possono far gola alla mafia. Dopo i fatti di Milano magistrati e parlamentari potrebbero, con accertamenti e interrogazioni, verificare la consistenza delle società fiduciarie in gara per i lavori e autorizzate dal ministero per lo Sviluppo economico (retto da Berlusconi dopo le dimissioni di Scaiola).

14/07/2010. Quanta mafia c’è nel Nord Italia? Quanta nel Veneto? Quanta a Verona? Sono domande urgenti e necessarie, vitali per la salute del nostro territorio dopo la maxiretata del 13 luglio contro la ’ndrangheta (300 persone coinvolte) che ormai, con certezza, ha radici anche in Lombardia. Ad aggravare la situazione il fatto che alcuni degli arrestati appartengono al mondo politico e amministrativo. Il Corriere della Sera del 14 luglio dà un quadro allarmante. Nel titolo in prima pagina scrive: «La Lombardia colonizzata dalla ’ndrangheta». Ancora più preoccupante quando precisa: «Essenziali le relazioni con i politici del Nord». Pare che la mafia calabrese cercasse di mettere le mani sugli appalti per l’Expo 2015: grandi opere, grande giro di soldi, grande tentazione per gente senza scrupoli che a Milano, con l’occupazione degli alloggi popolari, già da tempo è di casa.

Non è un episodio isolato ed è per questo che nel Paese si è aperta una grande questione morale che necessita di atti concreti di prevenzione dei fenomeni criminali, da attuare attraverso rigidi controlli. Di camorra si parla nell’inchiesta per gli appalti dell’eolico in Sardegna, dove un gruppo di persone avrebbe dato vita a una sorte di associazione segreta per fare affari in modo illecito: l’accusa è di aver corrotto politici, esercitato pressioni sui magistrati per ottenere favori. Dietro questa “P3”, come è stata chiamata, c’è la malavita campana impegnata nel riciclaggio di denaro sporco nel Nord Italia, magari con affari sui rifiuti o nelle case da gioco. Gli indagati per questa vicenda sono Flavio Carboni, già condannato per il crack dell’Ambrosiano, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi. Si indaga anche sul fronte delle connivenze politiche e saltano fuori i nomi del senatore Marcello dell’Utri (Pdl), appena condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, e di Nicola Cosentino, coordinatore campano del Pdl, accusato nel 2008 di riciclaggio di rifiuti tossici.

Del pericolo di infiltrazioni mafiose nel Veneto e nel veronese hanno parlato il Procuratore generale antimafia Pietro Grasso, il Procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia, il presidente della regione Luca Zaia (Lega Nord), il presidente degli industriali veneti Andrea Tomat. Di mafia parlano le cronache sui giornali locali, le relative inchieste in corso e i beni sequestrati alla malavita organizzata sul nostro territorio. Da oggi tutti questi elementi vanno letti in relazione ai gravi fatti di queste ore, perché in questo modo possiamo capire le reali proporzioni del fenomeno.

Se le infiltrazioni mafiose avvengono attraverso la corruzione politica e l’intermediazione di faccendieri, allora anche le grandi opere in programma nel veronese (vedi Verona In numero 24), che per i cittadini hanno una valenza strettamente territoriale, quando fanno parte di logiche più ampie possono sfuggire al controllo degli stessi amministratori locali. Ecco perché, dopo i fatti di Milano, magistrati e parlamentari potrebbero, con accertamenti e interrogazioni, verificare la consistenza delle società fiduciarie in gara per i lavori e autorizzate dal ministero per lo Sviluppo economico (retto da Berlusconi dopo le dimissioni di Scaiola).

Per Verona riportiamo due esempi, che sotto questo punto di vista possono destare qualche timore: il traforo delle Torricelle, per la cui realizzazione è prevista una spesa di circa 450 milioni di euro, e l’inceneritore di Ca’ del Bue: un appalto da1 118 milioni di euro.
Il passante Nord è per molti veronesi solo la soluzione ai problemi di viabilità locale, ma recenti emendamenti alla Finanziaria lo promuovono a progetto finanziabile dallo Stato perché in qualche misura complementare all’autostrada e al traforo del Brennero. In altre parole quello che visto dal basso è la soluzione ai problemi di Veronetta, di nessun interesse per la mafia, visto dall’alto diventa l’anello di congiunzione per il traffico tra l’Alto Adriatico e il Centro Europa, una torta che fa certamente gola alla criminalità organizzata.

Anche il raddoppio dell’inceneritore di Ca’ del Bue, che porterà l’impianto veronese a bruciare oltre 500 tonnellate di rifiuti ogni giorno, per le sue proporzioni esce dalle logiche territoriali e dovrebbe essere seguito con attenzione al fine di prevenire ogni possibile infiltrazione malavitosa legata alle ecomafie.

Giorgio Montolli
www.verona-in.it

13 luglio 2010

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IL TRAFORO? NON E’ PER I VERONESI: ECCO LE PROVE


Traforo, CIE, inceneritore di Ca’ del Bue, Centrale nucleare a Legnago. Il territorio veronese sembra rispondere a logiche e interessi che travalicano quelli della città scaligera.

12/07/2010. Il traforo delle Torricelle è un'opera infrastrutturale complementare al Traforo del Brennero. Lo dice l'emendamento 47 alla Manovra Tremonti firmato da Cinzia Bonfrisco (Pdl), Federico Bricolo (Lega) e Massimo Garavaglia (Lega) e approvato qualche giorno fa al Senato insieme ad un altro emendamento che porterà soldi per la tranvia. La prima cosa che viene in mente è che allora non è vero che il passante Nord è stato progettato soprattutto per alleggerire il traffico tra Porta Vescovo e Porta San Giorgio, per evitare l'esposizione allo smog in questa parte di Verona. E' vero invece, come ha scritto Giuseppe Brugnoli su L'Arena del 22 aprile, che il traforo è «Una vera e propria scorciatoia per rendere più corto e più agevole il transito delle colonne di tir dai porti dell'Alto Adriatico al centro Europa". Ma cosa dice i il paragrafo 47.4 della Finanziaria dopo l'aggiornamento? Dice che gli introiti per il Tunnel del Brennero "potranno essere usati da parte del concessionario per realizzare opere infrastrutturali complementari sul territorio di riferimento, opere che potranno essere anche urbane o consistenti in gallerie".
Sulla stampa locale l'Amministrazione comunale non si è mai espressa in questi termini e se lo ha fatto ha sempre minimizzato la realtà che qui appare in tutta la sua sconcertante gravità. Sì, perché avremo effettivamente un'autostrada in città e avremo un aumento dei casi di cancro, come dimostrano studi assai qualificati secondo i quali esiste una correlazione tra aumento del traffico e gravi patologie umane. Non è scientificamente dimostrato che esistano filtri, per quanto tecnologicamente avanzati, che garantiscano una protezione totale.
All'appello bipartisan che il sindaco Tosi aveva recentemente rivolto a tutte le forze politiche per chiedere a Roma i soldi da destinare a traforo e tranvia ha risposto anche Maria Pia Garavaglia (PD), secondo la quale quelli approvati al Senato «sono due emendamenti molto importanti per il nostro territorio... In Commissione è andata bene, speriamo che Tremonti inserisca questi due punti all'interno del maxiemendamento (Corriere di Verona, 11 luglio)». Ma allora qual è la linea del PD di Verona sulla questione traforo (ma anche sulla tranvia che in centro funziona a gasolio)? I veronesi non capiscono più nulla: ai banchetti per la raccolta delle firme pro referendum e contro il traforo trovano volontari e autenticatori facilmente riconoscibili come noti esponenti del PD scaligero e poi sui giornali leggono che altri esponenti del PD condividono le scelte fatte dall'Amministrazione Tosi su questi delicati temi.
In piena era leghista si sta profilando un quadro allarmante dove il territorio pare rispondere a interessi poco riconducibili a quelli della città scaligera. Si pensi al Cie per l’identificazione e l’espulsione degli immigrati che si vorrebbe a Verona e che stride con la bibbia del carroccio. Anche Ca' del Bue sembra rispondere a queste logiche: a due passi da San Michele e Borgo Roma, due quartieri assai popolosi dove la Lega ha fatto incetta di voti, si progetta un inceneritore in grado di bruciare molti più rifiuti di quanti ne produce Verona. Gli scopi? Uno è sicuramente quello di far arrivare il pattume dalle città vicine per vendere il servizio di smaltimento. Il prezzo? Quello per la gente è sicuramente la diossina, visto quanto sta accadendo in altre parti d’Italia con questo genere di impianti. Per non parlare dell’idea di costruire una centrale nucleare a Legnago.
Più si allarga il quadro e più si intravvedono le preoccupanti logiche di certe scelte, che possono sfuggire ad amministratori locali non all'altezza del loro compito. Ormai è sotto gli occhi di tutti che in Italia più aumenta il giro di interessi, più si finisce a parlare di comitati d'affari, corruzione e purtroppo anche di mafia.
Mentre stiamo cercando di dare una fisionomia e una storia alle sigle delle società in gioco per la realizzazione del traforo, ecco alcune domande: perché l'Amministrazione si appresta a varare la variante urbanistica e la successiva approvazione del progetto preliminare del Traforo senza attendere gli esiti dello studio che essa stessa ha affidato alla Commissione di esperti dell'Istituto Superiore della Sanità? Perché non è reso noto che tipo di studio è stato commissionato o si intende commissionare agli scienziati dell'ISS? Perché il sindaco Tosi non fa una dichiarazione nella quale si impegna ad agire conseguentemente a quanto indicato dagli esiti di questi studi?

Giorgio Montolli
www.verona-in.it

27 giugno 2010

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328, 389 ... 436 milioni ... chi offre di più?

 Ormai il passante sta diventando una barzelletta: come avevamo previsto qualche giorno fa, i costi del traforo sono di nuovo aumentati, giungendo a 436 milioni di euro, il 33% in più rispetto ai 328 milioni preventivati dal promotore quando vinse la gara.

Già a gennaio erano aumentati a 386 milioni, per gran parte dovuti all'aumento dei costi per le cosiddette aree di compensazione. Questa volta però non conosciamo il motivo dell'incremento, ma siamo certi che la giunta riuscirà ad accampare qualche altra scusante.

Sta di fatto che ci avviciniamo sempre più al mezzo miliardo di euro di cui parlò Tosi lo scorso inverno, durante una sorta di lapsus, in una trasmissione televisiva,, guardandosi però bene dal comunicarlo anche ai veronesi a cui nella campagna elettorale del 2007 si era parlato di soli 60 milioni di euro.

Anche le firme continuano ad aumentare e abbiamo superato le 7500 in 30 gg con l'obiettivo delle 10mila! Nei prossimi giorni sul sito www.traforo.it ricominceremo a pubblicare il calendario dei banchetti.
 
alberto sperotto

22 giugno 2010

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Referendum, raccolta firme e intolleranza "istituzionale".

Stamattina (sabato 19 giugno per chi legge, ndr), nel corso dell'inaugurazione della mostra fotografica “I testimoni del nostro tempo”, agli Scavi Scaligeri, l'assessore Erminia Perbellini si è resa protagonista di uno spiacevole episodio di intolleranza nei confronti di una certificatrice di firme per il Referendum sul Traforo delle Torricelle.  

L'episodio ha visto anche l'intervento dei vigili urbani. L'assessore alla Cultura ha ripreso in malo modo la certificatrice, la quale, ben prima dell'inizio del discorso inaugurale, in compagnia di due volontarie del Comitato e di un porta-bandiera, ha voluto mettere al corrente la Perbellini del motivo della presenza in quel posto. 

“Visto le occhiatacce che l'Assessore ci stava lanciando ormai da qualche minuto, ho inteso metterla al corrente del motivo della nostra presenza lì” dice la certificatrice che per evidenti ragioni vogliamo lasciare anonima. 

La Perbellini ha rimbrottato la donna dicendo che  “Non mi sembra né il posto né il luogo” e che secondo lei l'iniziativa era del tutto “inopportuna”. 

Subito dopo sono intervenuti anche i vigili urbani, i quali, di fronte all'esibizione della regolare autorizzazione all'autenticazione delle firme firmata dal Presidente della provincia di Verona da parte della certificatrice, e visto che il gruppetto di volontari non occupava suolo pubblico, in quanto non disponeva di banchetto ma portava a mano bandiera e moduli per le firme, ha dovuto lasciar cadere il fatto. 

Resta l'amarezza per il comportamento dell'Assessore. Ancora una volta questa amministrazione si è resa protagonista di un gesto di intolleranza verso le legittime azioni di un gruppo di cittadini che con ammirabile impegno civico, si mobilitano per il bene della nostra città.

Nonostante tutto... la raccolta firme, che prosegue,  ha superato quota 7.300, in soli trenta giorni!!!!

alberto sperotto

13 giugno 2010

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REFERENDUM. Il Comitato NoTraforo sta raccogliendo le firme!





11 maggio 2010

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IL SONDAGGIO SUL TRAFORO?

«Lo faccio io».Verona-In intervista il re dei sondaggisti italiani Renato Mannheimer.







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Renato Mannheimer è oggi il leader indiscusso dei sondaggi in Italia, oltre ad essere un volto noto al grande pubblico grazie alle numerose partecipazioni a trasmissioni televisive di punta (basti citare, tra queste, la presenza fissa a Porta a Porta).
Nella fitta agenda di appuntamenti, ha accettato di rilasciare alcune dichiarazioni a Verona In sul tema delle consultazioni popolari (imminenti o remote, vere o verosimili ancora bene non si sa) che avranno come tema, nella nostra città, il progetto di traforo sotto le Torricelle.
– Professor Mannheimer, un gruppo di cittadini veronesi ha chiesto all’amministrazione comunale di indire un referendum per dare modo all’intera cittadinanza di esprimersi su questo tema; il sindaco ha risposto ipotizzando, invece, lo svolgimento di un sondaggio. Può dirci qual è il rapporto e il diverso grado di attendibilità tra questi due strumenti?
«La differenza tra il referendum e il sondaggio è che, paradossalmente, il sondaggio è più preciso. Mi spiego: nel referendum vota chi vuole, non tutti i cittadini partecipano. Pertanto, il risultato finale è molto influenzato da chi va e da quanti vanno a votare. Basti pensare che molto spesso, specialmente in occasione delle più recenti consultazioni referendarie, non si è nemmeno raggiunto il numero minimo di partecipanti al voto.
Oppure, può verificarsi il caso che solo i cittadini che la pensano in un certo modo si rechino alla urne. Così, per esempio, anche se va a votare il 55% o il 60% degli aventi diritto, resta comunque una larga parte della popolazione di cui non si conosce l’opinione.
Il sondaggio, per così dire, “costringe” invece alla risposta: se è fatto come si deve, cioè su un campione effettivamente rappresentativo, allora si riesce ad avere un quadro attendibile dell’opinione dell’intera popolazione».
– Anche se, proprio nei giorni scorsi, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha affermato che non si governa a colpi di sondaggi..
«Quello però è un altro discorso, si tratta di un ragionamento politico. Se lei chiede ora, ad esempio, se è giusta la pena di morte per gli immigrati che commettono uno stupro, troverà che la maggioranza della gente risponde affermativamente. Non è detto che per questo si debba introdurre la pena di morte.
Quello che Fini voleva dire, a mio avviso correttamente, è che la decisione politica non deve essere legata in modo indissolubile ai sondaggi. Ma di per sé, un sondaggio è in grado esprimere la volontà popolare: poi, mica sempre bisogna seguirla».
– Quali sono i presupposti per l’attendibilità di un sondaggio?
«Essenzialmente due: il campione rappresentativo, che viene individuato grazie a tecniche scientifiche ben note ai professionisti del settore, e la precisione dei quesiti.
Per rendere più chiaro questo secondo punto, è ovvio che vi è una bella differenza se io domando “siete favorevoli al traforo?”, o se formulo la richiesta come “siete favorevoli alla realizzazione di un’opera che comporterà gravi danni alla salute dei cittadini?” (o, per converso, “di un intervento che ridurrà notevolmente il problema del traffico?”). Insomma, è chiaro che un sondaggio può essere “pilotato” attraverso la formulazione delle domande, ed è invece tanto più attendibile quanto più il quesito è neutro, oggettivo: questo sta, ovviamente, nella serietà e nella professionalità di chi lo svolge».
– Anche in presenza di queste garanzie di correttezza e imparzialità, l’esito di un sondaggio è poi comunque affidato a chi l’ha commissionato.
«Certamente, ed è del tutto legittimo. E’ un po’ come se io decidessi di farmi fare una foto: chiamo il fotografo, che farà il suo lavoro, poi svilupperà l’immagine, quindi me la consegnerà. La foto, in ogni caso, è di mia proprietà, e deciderò io se voglio pubblicarla o meno.
È altrettanto palese, poi, che io non posso divulgare un’altra immagine, falsa, al posto di quella che è stata scattata, perché questo vuol dire mentire, ma qui entriamo in un altro campo: non esiste nessuno che commissioni un sondaggio e poi renda noti risultati diversi da quelli che sono emersi. Al limite, come dicevo prima, decide di non renderli noti, ed è nel suo pieno diritto operare così».
– Il classico sondaggio di opinione, sia pure nella sua formula più oggettiva e attendibile, rischia però di essere superato da una nuova modalità di consultazione popolare, il cosiddetto “sondaggio informato”. Se ne è parlato anche a Verona in queste settimane, proprio in merito alla “questione traforo”. Ci può dire di cosa si tratta, e quali vantaggi comporta?
«Partiamo da un presupposto: qual è il problema che si cerca di superare con il sondaggio informato? Provo a spiegarlo ricorrendo a un esempio: energia nucleare. Se lei pone un interrogativo, ora, su questo tema troverà che metà della popolazione dice di sì, l’altra metà dice di no. Però la gente, allo stato attuale, dà una risposta molto emotiva, poco o nulla basata su conoscenze specifiche dell’argomento.
Allora, alcuni esperti in materia di sondaggi hanno elaborato una nuova modalità di indagine, che si svolge in questo modo: viene estratto il solito campione rappresentativo, che viene non solo interpellato, bensì convocato per un’intera giornata, nel corso della quale si alternano interventi pro e contro l’argomento oggetto del quesito. Al termine, ciascuno esprime il proprio giudizio con il voto.
Si è rilevato, ed è un dato di cui tenere conto, che alcune persone, al termine della giornata cambiano idea rispetto a quella che avevano inizialmente. Si desume pertanto che, con questo modo di procedere, le risposte sono più “informate” e il cittadino vota con maggiore cognizione di causa».
– Tutto questo applicato a Verona..
«A Verona penso che si potrebbero spiegare bene i pro e contro del traforo ad un campione rappresentativo, e poi raccogliere questa volontà popolare divenuta più consapevole. Sia ben chiaro, non è detto che tutta questa procedura sia assolutamente indispensabile, perché magari i cittadini veronesi sono già sufficientemente informati».
– Proprio a tale riguardo, c’è da tenere in debito conto da chi proviene questa informazione: in questo tipo di sondaggio, pare di capire, è cruciale definire a chi compete scegliere gli esperti che illustrano i pro e i contro del traforo, sempre per evitare il rischio del sondaggio pilotato.
«Ovviamente:  avendo seguito qualche realizzazione pratica di sondaggio informato, posso dire che la cosa migliore è che i relatori vengano individuati di comune accordo tra chi si oppone e chi promuove l’opera, e che comunque venga garantita pari dignità e possibilità di esporre le problematiche in campo. Questa, peraltro, è la prassi seguita generalmente da tutte le società che realizzano questo tipo di consultazioni».
– Come varia, dal punto di vista numerico, l’entità del campione rappresentativo nel caso di un sondaggio normale e nella modalità di sondaggio informato? Ad esempio, in una realtà come la città di Verona che ha circa 260.000 abitanti.
«Per la prima tipologia, tra le 800 e le 1.000 persone contattate sono più che sufficienti, mentre per il sondaggio informato si può scendere a 200. Si tenga conto, però, che è molto più complicato trovare persone disposte a passare un’intera giornata ad ascoltare e poi votare, rispetto al semplice quesito che può essere posto – ad esempio – con un contatto telefonico».
– E i costi del sondaggio informato?
«Sono elevati. Enormemente più cospicui, per essere chiari, di quelli relativi a un classico sondaggio. Basti pensare a cosa significa mobilitare qualche centinaio di persone, farle stare un giorno intero ad ascoltare gli esperti, quindi mettere in moto un’intera struttura organizzativa. Niente a che vedere con la raccolta di opinioni che si può effettuare telefonando alla gente a casa, dove l’unico costo è, alla fine, quello della chiamata.
Insomma, bisognerebbe decidere chi si accolla l’onere di una procedura così sofisticata».
– E questo ci riporta alla questione del committente e dell’utilizzo dei dati, di cui parlavamo prima. Ipotizzando, tuttavia, che si trovi questo finanziatore (la stessa amministrazione comunale, o altro ente terzo) a suo giudizio, nel caso del traforo delle Torricelle, il sondaggio informato potrebbe costituire una valida alternativa sia al sondaggio classico, sia al referendum?
«Non metterei la questione in termini di alternativa. Il mio suggerimento, nel caso specifico, è quello di fare prima di tutto un sondaggio classico, che tra l’altro è veloce da realizzare, e poi procedere con un sondaggio informato. Anzi, ora che ne abbiamo parlato mi sa che uno di questi giorni lo proporrò io stesso al sindaco Tosi».

di Michele Domaschio
Corrispondente da Roma per www.verona-in.it