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11 dicembre 2010

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Ci sono le panchine anti-barboni nel presepe allestito in Tribunale

Il procuratore Schinaia: «Mi sembrano una cattiveria»
11/12/2010 
 


Zoom FotoC'è anche una panchina anti bivacco nello splendido presepe, lungo una decina di metri e sistemato in procura, preparato come ogni anno da Mario D'Onofrio, autista ai servizi giudiziari. E non è una presenza fatta a caso. Lo precisa il procuratore Mario Giulio Schinaia. Lo fa, però, dopo una premessa. «Non vuole essere un atteggiamento polemico verso le scelte della politica», premette il capo dei pm veronesi. Si tratta, invece, «di uno spunto di riflessione, un richiamo all'attenzione sul valore del presepio e del Natale e ai suoi ideali di tolleranza e aiuto a chi è povero».
Il procuratore sottolinea che «non è degno di noi rendere la vita ancora più difficile a chi non ha una casa». Schinaia ricorda che «Gesù Cristo ci ha indicato la via scegliendo di nascere in una grotta al gelo».
Una testimonianza fondamentale che sembra stonare e non di poco con le panchine anti bivacco. «Mi sembra una cattiveria», conclude Schinaia, «impedire a chi dorme al gelo un po' più di comodità».G.CH.

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Ultimo anno per l'asilo di via Prato Santo

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Venerdì 10 Dicembre 2010
CRONACA Pagina 19


INFANZIA. Verso la chiusura della scuola materna «San Vincenzo» che ha cresciuto generazioni di residenti del quartiere. La Curia intende vendere l'immobile


I locali dovranno essere liberati entro il dicembre 2011. Genitori preoccupati per il ventilato trasloco in lungadige Attiraglio, c'è anche l'ipotesi Arsenale

Borgo Trento, chiude la scuola materna «San Vincenzo». La Curia intende mettere a reddito il palazzo di via Prato Santo, di sua proprietà, e i locali dovranno essere liberati entro il 31 dicembre del prossimo anno. Preoccupati i genitori dei bambini: «Il quartiere rischia di rimanere senza asilo». Un asilo «storico», frequentato da generazioni di residenti nel quartiere.
Intanto, il progetto pervenuto negli uffici circoscrizionali di piazza Righetti per la costruzione di una scuola materna con asilo nido integrato negli spazi dell'ex Arsenale, è stato rinviato in Comune. A spiegare la risoluzione del consiglio è Alberto Bozza, presidente della circoscrizione: «Vi era un progetto sull'ex Arsenale già dibattuto e con un preciso quadro economico-finanziario che si supportava. Ora, se vi sono state modifiche, vorremmo conoscerle». Sulla richiesta dei genitori di avere una nuova sede, il consiglio circoscrizionale si è espresso suggerendo come «alternativa l'area ex americana in Lungadige Attiraglio».
Bozza ha rammentato che «si comprende l'esigenza di identificare uno spazio, ma quando è aperto un asilo di identità pubblica, per l'assegnazione si apre un iter di bandi». Sulla realtà dell'attuale materna San Vincenzo, Piero Fiocco, vicepresidente dell'associazione genitori che gestisce la scuola, interviene ricordando che «attualmente sono iscritti 95 bambini, di cui 45 al primo anno», ed evidenzia che «la soluzione di uno spazio lontano dall'attuale può andare bene se limitato nel tempo, questo perché quasi la totalità dei bambini sono residenti nella prima e seconda circoscrizione e giungono a piedi». La distanza! dell'area ex americana è anche per Giovanni Bosi penalizzante e dice che «un'eventuale lontananza della struttura dal quartiere può far perdere l'interesse da parte delle famiglie della zona».
Mario Gianelli, capogruppo del Pd in seconda circoscrizione, rileva che le «scuole materne pubbliche e private convenzionate con il Comune nel quartiere di Borgo Trento sono, ad oggi, solo due: l'Istituto de Vedruna, in via Camozzini, e la Scuola San Vincenzo». Gianelli, prosegue dicendo che «l'area più idonea per trovare spazio a una nuova scuola materna è l'interno dell'ex Arsenale» rimarcando che «l'ex caserma austriaca deve essere uno spazio al servizio del quartiere e questa è un'occasione per ribadire la sua natura al servizio del territorio».
Il progetto di una nuova scuola dell'infanzia con asilo nido integrato all'interno dell'ex Arsenale impegna gli spazi occupati dagli attuali capannoni 23 e 24, che non essendo originali del complesso saranno abbattuti, per un costo complessivo di 4milioni 145mila euro. La proposta prevede di accogliere nella nuova struttura 90 bambini a cui se ne aggiungono altri 32 nel nido. È indicato anche il cambio di zonizzazione urbanistica dell'area interessata: infatti, precedentemente vi era previsto un nuovo parcheggio interrato.
Dubbi sulla nuova progettualità dell'ex Arsenale sono espressi da Alfonso Vassanelli che ricorda: «Le idee per quanto riguarda l'ex caserma austriaca sono chiare, metro per metro, mentre con questo nuovo progetto si abbattono due capannoni laddove era già previsto un parcheggio interrato» e conclude dicendo che «se c'è un nuovo assetto per l'ex caserma austriaca, questo sia presentato».

10 dicembre 2010

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Da oggi permesso di soggiorno concesso solo a chi sa l'italiano

L'ARENA 
 
IMMIGRAZIONE. Da oggi scatta l'obbligo di legge previsto per gli stranieri che si regolarizzano. I candidati dovranno sostenere un test in una sede scolastica. La prova si svolgerà via web o, solo su richiesta, in forma scritta
Verona. Scatta da oggi l'obbligo per gli immigrati di conoscere la lingua italiana per ottenere il permesso di soggiorno. La Prefettura ha diramato una nota con cui informa che dal 9 dicembre entrerà in vigore il decreto del Ministro dell'Interno del 4 giugno 2010, il quale disciplina le modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana, necessario per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, previsto dall'articolo 9 del decreto legislativo 286 del 1998 (Testo Unico dell'Immigrazione), che si svolgerà sulla base di intese con l'Ufficio Scolastico Regionale.
La stessa nota precisa che possono ottenere così il permesso di soggiorno gli stranieri extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia da almeno cinque anni, già titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità, e che abbiano compiuto i 14 anni di età.
Pertanto da oggi i cittadini stranieri interessati, domiciliati nella nostra provincia dovranno inoltrare per via telematica alla Prefettura la richiesta di partecipazione, collegandosi all'indirizzo http//testitaliano.interno.it e compilando in ogni sua parte il modulo della domanda di sottoposizione al test di italiano. Contemporaneamente gli interessati compileranno, con le stesse modalità, anche la domanda di permesso di soggiorno CE diretta alla Questura.
La Prefettura convocherà, entro 60 giorni dalla richiesta, lo straniero per lo svolgimento del test in una delle sedi previste dall'Ufficio Scolastico Regionale. L'interessato, quindi, nei giorni successivi all'inoltro della domanda, dovrà tenersi informato, collegandosi allo stesso sito internet, in merito al luogo e alla data di convocazione; allo stesso modo potrà poi conoscere anche l'esito della prova.
Il test si svolgerà con modalità informatiche; su richiesta dell'interessato, potrà essere svolto in forma scritta.
Sono esentati dall'obbligo di svolgimento del test, secondo quanto prevede il decreto i figli minori dei 14 anni, gli stranieri affetti da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico derivanti dall'età, da patologie o da handicap, attestate da certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria pubblica, lo straniero in possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana per livello di conoscenza non inferiore ad A2 del quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue, rilasciato da un ente abilitato, lo straniero che ha frequentato corsi di lingua italiana in Centri provinciali dell'istruzione per gli adulti (che a Verona esistono da tempo e sono frequentati da moltissime persone straniere di tutte le età) e ha conseguito un attestato per livello corrispondente ad A2.
Inoltre sono esentati tutti gli stranieri che hanno titoli di studio legali riconosciuti in Italia o in Europa o che sono entrati in Italia ai sensi dell'articolo 27, comma 1, lettera a (lettori universitari), lettera c (professori universitari o ricercatori), lettera d (traduttori o interpreti), lettera q (giornalisti ufficialmente accreditati) del Testo Unico sull'immigrazione.

21 novembre 2010

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Nasce Veronainblog









Alcuni amici del giornale Verona In hanno deciso di aprire un blog (www.veronainblog.it) per sostenerne le finalità riassunte nel progetto editoriale del periodico:

1) L’attenzione alla salute, all’educazione, al lavoro e all’ambiente.
2) La valorizzazione di una politica responsabile al servizio dei cittadini.
3) La diffusione dei valori che ispirano l’associazionismo e il volontariato.
4) La promozione culturale attraverso un linguaggio semplice e accessibile.
5) L’attenzione alle nuove culture in un’ottica di integrazione.
6) Il sostegno al dialogo e al confronto per una convivenza civile e pacifica.
7) La riscoperta dei valori della tradizione.


Intendono dare vita a un costruttivo dibattito attorno a questi temi, nella convinzione che il confronto sia non solo un ottimo strumento di democrazia, ma anche un’opportunità per costruire una città migliore.
Non solo: vogliono anche riempire lo spazio temporale tra un uscita e l'altra della rivista, che è trimestrale, dando rilievo agli avvenimenti, alle vitalità e alle iniziative che animano la città e il suo territorio di riferimento.
Il blog si rivolge a chi ha in mente stili di vita a misura d'uomo, a chi privilegia le buone relazioni con le altre persone e l'ambiente circostante, a chi conosce e ama le tradizioni di questa terra ma sa vivere attivamente nel presente, a chi vede nell'altro opportunità di confronto e crescita personale.

17 novembre 2010

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La mafia fa affari anche qui con edilizia, alberghi e usura

L'Arena

IL GIORNALE DI VERONA
Lunedì 15 Novembre 2010
CRONACA Pagina 11
CRIMINALITA' ORGANIZZATA. Il procuratore Gian Carlo Caselli ospite di un incontro sulle infiltrazioni nel Veneto

«Rovina l'economia onesta, che non può competere» Il procuratore capo Schinaia: «C'è chi brinda all'alluvione»

Il ricco Nordest come terra di reinvestimento, quindi di riciclaggio, degli enormi profitti realizzati delle organizzazioni mafiose con le attività più disparate. Non è un'ipotesi delle procure, è già una realtà diffusa.
Il tema delle mafie del nord Italia - il loro riconoscimento e l'attività di contrasto - è stato al centro di un incontro che l'altra sera ha raccolto centinaia di persone al Cento professionale degli Stimmatini di Borgo Trento per una riflessione sul tema delle infiltrazioni mafiose a Verona e nel Veneto. Seguito dalla "cena della legalità" organizzata dalla scuola alberghiera, l'incontro ha ospitato il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, noto magistrato e già membro del Csm.
«Le cifre della criminalità organizzata sono spaventose», ha detto in apertura Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso pubblico, l'associazione tra enti pubblici per la formazione civile contro le mafie che ha organizzato la serata. «Fossero un'azienda, le quattro mafie italiane (Cosa nostra, Camorra, 'Ndrangheta e Sacra corona unita, ndr) fatturerebbero circa 170 miliardi di euro all'anno, il 12% del Pil. Il Veneto è la sesta regione per quantità di droga sequestrata nel 2008 e nel nord Italia è seconda solo alla Lombardia. Quella di Verona è la prima provincia per quantità di droga intercettata, il 30% di quella regionale. Quanto ai 78 immobili confiscati nel 2008 in Veneto, 22 sono a Verona. Per non parlare delle operazioni finanziarie sospette, con il Veneto al quarto posto in Italia con quasi mille transazioni».
«Chi vive nel Nordest crede che la mafia sia un problema che non riguarda questo territorio», ha poi osservato il procuratore Caselli. «Pensare così è un errore. La mafia sta nelle maggiori città italiane dove reinveste, costruisce, presta denaro e accumula capitale rovinando l'economia onesta, di certo non competitiva di fronte a quella criminale».
Caselli ha poi ricostruito l'identikit del mafioso di quarta generazione: non più coppola e lupara ma doppiopetto, lauree e attività professionali. «Con i soldi le mafie comprano i migliori cervelli su piazza per architettare strutture societarie occulte dietro imprese legali di copertura. In questo modo l'impresa criminale diventa impresa economica. È un giro vorticoso e reticolare che finisce per risucchiare l'economia sana, costretta a cedere sotto i colpi di un sistema con il quale non può competere. D'altra parte, la mafia parte con denaro a costo zero senza chiedere nulla alle banche. Chi è pulito, va chiaramente fuori mercato».
Al primo posto degli interessi mafiosi in Veneto c'è senza dubbio l'edilizia con la partecipazione in imprese che realizzano centri direzionali e commerciali, attività ricettive e grandi opere. Seguono i giochi e le scommesse, il controllo dei mercati ortofrutticoli e l'usura: «in Italia ci sono almeno 600 mila posizioni debitorie aperte con più soggetti contemporaneamente», ha proseguito Caselli. «Siamo chiaramente di fronte ad un progressivo avvelenamento dell'economia pulita e della concorrenza. I costi della mafia stanno nella corruzione, naturalmente riversata sulle spalle dei cittadini: loro corrompono, noi paghiamo. È una vera e propria tassa occulta di almeno mille euro l'anno a testa, inclusi i neonati, una cifra compresa tra 50 e 60 miliardi di euro all'anno».
Troppo tardi? Per Caselli la lotta alla mafia non è solo una questione di magistratura o di forze di polizia. «La società civile ha un ruolo enorme, anche se la questione morale mi pare impallidita se non eclissata. Del resto, c'è un limite culturale che! da sempre caratterizzato il nostro rapporto con i problemi di mafia. M! afia che, se non uccide, più di tanto non rappresenta un problema. L'assuefazione è il danno peggiore che possiamo farci».
Il capo della Procura veronese, Mario Giulio Schinaia, è infine intervenuto per sottolineare la delicatezza del momento: «È proprio quando non uccide che la mafia sta facendo grandi affari, magari in qualche salotto buono. E sono sicuro che l'alluvione dell'est veronese ha fatto brindare molti disonesti che vedono nelle disgrazie altrui l'ennesima occasione di illegalità».

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La Sorte, così un'oasi diventerà un inferno

 L'Arena

IL GIORNALE DI VERONA

Lunedì 15 Novembre 2010
CRONACA Pagina 10

SOPRALLUOGO. A piedi nelle campagne e fra le case dove è previsto il Passante nord


Oltre 50 ettari di terreno agricolo di pregio saranno espropriati per un'infrastruttura che per i residenti «porterà solo camion e smog»

Una passeggiata nei luoghi in cui sorgerà il futuro passante Nord, per rendersi conto di persona della reale imponenza dell'opera e dell'impatto concreto che avrà sul territorio. Questo l'obiettivo del circolo PD Enzo Biagi della terza circoscrizione, che ha organizzato ieri mattina un giro di osservazione lungo l'argine dell'Adige, all'altezza della località La Sorte, vicino a Chievo, nel punto in cui il fiume verrà attraversato dal traforo delle Torricelle. «Questa vuole essere una manifestazione di solidarietà per il quartiere, che verrà imprigionato dal muro creato dal passante», spiega Federico Benini, coordinatore del circolo Biagi. «Non è una soluzione al problema del traffico, perché non verrà comunque utilizzato dagli abitanti della zona per raggiungere i punti sensibili, come lo stadio, l'ospedale di Negrar o quello di Borgo Trento. Tutti continueranno ad usufruire della viabilità esistente, mentre aumenterà il traffico pesante dei camion, con conseguente crescita dell'inquinamento atmosferico. Inoltre le opere di compensazione per il quartiere sono irrisorie; per ora è prevista solo una pista ciclabile lungo il fiume e nient'altro».
Molti i residenti della zona che hanno partecipato all'iniziativa, convinti che la nuova "autostrada cittadina" porterà loro solo un peggioramento della situazione e nessun beneficio. «Il quartiere della Sorte è un'isola felice, siamo collegati alla città da una strada poco frequentata, senza traffico ed inquinamento. Vogliamo che rimanga così», affermano infatti con decisione.
«Il passante andrà ad espropriare 50 ettari di terreno agricolo di pregio, coltivato a frutteto, con pesche, kiwi, cachi! Le proprietà verranno sventrate, le case, che ora sono immerse nel verde, verranno imprigionate da muraglioni alti fino a 11 metri e perderanno inevitabilmente valore, i terreni saranno inquinati, nessuna compensazione sarà sufficiente a ripagare i cittadini», sostiene l'architetto Luigi Lazzarelli, autore dei diorami posizionati in punti strategici lungo il percorso, per illustrare esattamente come sarà modificato il paesaggio dalla presenza del passante e quale l'impatto con l'ambiente, sia umano che naturale. «Un conto è vedere dei disegni sulla carta, tutt'altra cosa essere sul posto e rendersi conto con i propri occhi di quanto il paesaggio verrà deturpato dall'imponenza dell'opera. I 400mila euro previsti per realizzarla in questo momento di crisi, potrebbero certamente essere impiegati in modo più proficuo. In questo modo invece, quest'oasi di pace e natura sparirà, senza portare alcun beneficio, solo disagi e pessima qualità dell'aria».
Il Passante andrà in Consiglio comunale tra un mese per le circa 2.400 osservazioni alla variante urbanistica. Nei primi mesi del 2011 forse il via libera al nuovo bando per il project financing. E.I.

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Tav a Verona, battaglia nazionale


L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Lunedì 15 Novembre 2010
CRONACA Pagina 7 

LE PRIORITÀ. Il sindaco: questo è un obiettivo comune condiviso con categorie e mondo della finanza per garantire lo sviluppo


Tosi: «Altro che Ponte sullo Stretto: mobilitazione generale per non perdere il treno. Sarebbe un disastro»

«Una mobilitazione generale, veronese, veneta e nazionale, per portare e realizzare in tempi possibilmente rapidi la Tav nel Nordest, vera priorità del Paese, altro che il Ponte sullo Stretto che neppure la Sicilia vuole». Parola del sindaco Flavio Tosi che dopo il convegno dell'altro giorno al centro Toniolo sul futuro della città mette a fuoco le priorità emerse e soprattutto il comune sentire registrato tra mondo della politica, dell'impresa e del lavoro e della finanza. Se è vero come dice il presidente di Confidustria Andrea Bolla che il primo obiettivo comune è quello di garantire ai veronesi e alle future generazioni che questo territorio rimanga fortemente competitivo e quindi abbia una concreta capacità di attrarre industrie, imprese, lavoro per creare e distribuire benessere, è chiaro che il primo passo è fornire il territorio stesso degli strumenti adeguati. E se si vuole garantire anche in futuro che le merci (oltre che le persone) continuino ad arrivare nei nostri distretti, si devono costruire reti ferroviarie adeguate e potenziare i collegamenti aeroportuali.
E se su questi obiettivi, che sono condivisi, ci sono progetti concreti da parte della politica che quindi è chiamata a fare la sua parte con responsabilità, innovazione e visione strategica, c'è la disponibilità a intervenire con risorse fresche sia da parte delle banche che della finanza e delle imprese come hanno confermato sia il vicepresidente vicario di Unicredit Luigi Castelletti (per il quale proprio le infrastrutture rappresentano la priorità assoluta), sia il presidente di Cattolica Paolo Bedoni sia i presidenti di Confindustria e Apindustria. «Sì, è vero, sulla Tav ho registrato la medesima grande preoccupazione da parte di tutti gli attori del sistema Verona», ha affermato! ieri il sindaco Flavio Tosi, «perché siamo consapevoli che se perdiamo il treno della Tav è un disastro per la nostra economia. Per questo dobbiamo mettere in piedi una battaglia fortissima per tutto il veneto affinché si lasci perdere il Ponte sullo Stretto e il sistema Paese dia la priorità alla Tav nel Nordest. Una battaglia nella quale dobbiamo coinvolgere anche Lombardia e Friuli perché un Corridoio 5 incompleto p inutile per tutti. Se noi siamo la porta verso l'Est europeo non possiamo permetterci che il Corridoio 5 venga sostituito dal corridoio parallelo che passa a nord delle Alpi».
Serve però una mobilitazione che coinvolga la Regione e i parlamentari. «Lo farò alla prima occasione: intendo chiedere sia all'assessore veneto Renato Chisso che al presidente Luca Zaia di mobilitare ancora di più la Regione su questo fronte e coinvolgerò i nostri parlamentari, perché il rischio che l'Unione europea ci! tolga i finanziamenti previsti è molto concreto. E devo dire che l'Europa farebbe bene: se le risorse ci sono e non vengono utilizzate è sacrosanto toglierle per destinarle altrove».
«Stiamo facendo», prosegue amaro Tosi, «una brutta figura, come quelle Regioni che noi tanto critichiamo perché hanno i finanziamenti e non li spendono». Una beffa per una città che ha già una piattaforma logistica internazionale come il Quadrante Europa e attende solo nuovi flussi di merci. «Noi stiamo lavorando per avere le merci dal Tirreno e da Venezia dove verrà attivata la piattaforma off shore per le navi container. Sarebbe paradossale avere nuove merci da trasportare e ritrovarci un sistema zoppo perché manca l'Alta capacità nel Veneto per arrivare poi al Brennero».
L'altro aspetto infrastrutturale è l'aeroporto: «È l'altra questione principale: qui va fatta una riflessione seria affinché; la volontà di Verona di tenere la maggioranza assoluta della società non diventi invece un limite allo sviluppo, allontanando i potenziali investitori dei territori vicini. Se vogliamo che l'aeroporto cresca dobbiamo trovare il modo che tutti sentano il Catullo come il loro aeroporto e per questo compartecipino al suo sviluppo».

16 agosto 2010

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PANCHINE...

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Fotogalleria

segnalata da un lettore





















«Ecco una foto delle panchine-sdraio che a Reggio Emilia sono state sistemate in un parco vicino a piazza Fiume: in netta contrapposizione con le panchine anti-barboni di Tosi, sono comode e hanno pure la connettività Wi-fi per navigare in internet! Bastava mandare un sms a un numero telefonico, e si riceveva il codice per connettersi».

8 agosto 2010

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Non accetto lezioni di moralità da chi ha violato la legge. Intervista a Morgan.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


Sabato 07 Agosto 2010
CRONACA Pagina 11

L’ARTISTA MILANESE


Ha letto le dichiarazioni del sindaco Tosi stupito, arrabbiato e infine indignato. Morgan ha la coscienza a posto del musicista libero che non teme il confronto, dell’uomo sincero che conosce bene i propri antagonisti.

Dunque, Morgan, niente concerto a Verona. Il suo comportamento sarebbe «un esempio negativo», secondo le parole del sindaco.


Per prima cosa vorrei dire che non accetto lezioni da un signore come Tosi con la fedina penale sporca. Non accetto che lui, condannato in via definitiva a due mesi di reclusione per propaganda di idee razziste, dica che i miei messaggi sono diseducativi. Mi sembra assurdo: è lui che ha violato la legge; è lui a essere stato condannato da un giudice. Io sono pulito, sono incensurato. E poi come si permette di impedire ai cittadini liberi di assistere a un mio concerto? Per quel che ne so, non è mai stata data una risposta, né positiva né negativa, ai promoter che avevano fatto richiesta del Teatro Romano per il mio spettacolo.


Cosa le dispiace di più?

Di non poter suonare. E di dover rispondere a persone come Tosi che non hanno né seguito né capito tutto il dibattito che è seguito alla mia intervista su “Max”. Se il sindaco dice che io mi sarei vantato di fare uso di cocaina, allora non ha capito nulla. È stato un dibattito farmacologico, non un vanto. La mia posizione l’ho ribadita anche a "Porta a Porta": ho denunciato una debolezza. E per questo sono stato attaccato; d’altra parte succede così: i cattivi attaccano i deboli.

Il sindaco Tosi ha ribadito anche che «la colpa grave è stata dichiarare pubblicamente (l’uso di cocaina)... Se uno sniffa in privato, non è un problema che ci riguarda...».

Ecco, questo è proprio un ragionamento da idiota, nel senso greco del termine: cioè di chi fa in pubblico quello che invece dovrebbe fare in privato, come andare al bagno. Con un ragionamento del genere, mi dispiace, Tosi ha svelato la sua pochezza. Mi chiedo: perché dovrei discutere con una persona di tale levatura? Vi rispondo come ho risposto a chi mi chiedeva di Belen Rodriguez, se poteva condurre il festival di Sanremo dopo la confessione dell’uso di cocaina: ma chi è Belen? Nel caso di Tosi non posso in realtà dire che non so chi sia: so che è un primo cittadino che non riesce a stare al di qua della legge, visto che è stato condannato.

In realtà viene chiamato «sindaco-sceriffo»...

Cosa?!? Lui è bollato, per sempre: lo ha detto un tribunale. Proprio lui che come sindaco dovrebbe dare l’esempio... E invece impedisce a me di lavorare. Lo sa che sta andando contro due articoli della Costituzione, quelli che sanciscono il diritto al lavoro? Io sono un musicista e questo è il mio mestiere. Non ho mai incitato alla violenza e tantomeno all’odio razziale. Sono moralmente ligio e rispettoso di qualsiasi persona. Nella mia vita non ho mai fatto violenza a nessuno. Come diceva Martin Lutero: “Dove c’è musica, ci sono gli angeli”.


L'antefatto

IL CASO. Palazzo Barbieri irremovibile sul no all’esibizione dell’artista al Teatro Romano a settembre all’interno della rassegna «Cantautori doc... work in progress»

 

«Morgan non è gradito perché si è drogato»

Il sindaco Tosi: «Uno che si vanta di fare uso di cocaina non può venire ad intrattenere il pubblico veronese»  

Sabato 07 Agosto 2010  CRONACA, pagina 11


Il sindaco Flavio Tosi

«Uno che si vanta di fare uso di cocaina perché è depresso e lo dice apertamente, non può venire ad intrattenere il pubblico veronese dal momento che il suo è un messaggio altamente diseducativo per i giovani». Il sindaco Flavio Tosi chiude definitivamente le porte del Teatro Romano a Morgan, l’artista milanese che avrebbe dovuto esibirsi il 4 settembre prossimo. Un concerto sul quale però l’amministrazione comunale ha posto il veto.
A pesare sulla decisione sono state le affermazioni di Marco Castoldi, in arte Morgan, rilasciate mesi fa alla rivista «Max» in cui ammetteva l’uso di cocaina come antidepressivo. Tali affermazioni, all’ex leader dei Bluvertigo erano costate l’esclusione dal Festival di Sanremo. La Rai, inoltre, non gli rinnovò il contratto per la stagione 2010-2011 di «X Factor». L’esclusione, aveva detto il direttore di Raiuno Mauro Mazza, era stata «una scelta obbligata, figlia diretta di quelle deliranti dichiarazioni». E adesso è arrivata la bocciatura del sindaco Tosi e della sua Giunta. Il motivo? «Le parole di Morgan sono un esempio negativo per i giovani».
In un primo tempo, il Comune aveva motivato il suo «niet» in modo criptico. «Morgan non suonerà a Verona per lo stesso motivo per il quale non ha partecipato al Festival di Sanremo». Ora il sindaco Tosi si spiega meglio: «Sarà anche bravissimo come musicista, ma rappresenta un modello di vita inaccettabile, il suo comportamento è un esempio negativo». E a chi gli fa osservare che non è certo il primo personaggio del mondo dello spettacolo a fare uso di sostanze stupefacenti, replica: «La colpa grave è stata proprio dichiararlo pubblicamente... Se uno sniffa cocaina in privato non è un problema che ci riguarda, ma se lo dichiara, dando pubblicità al fatto, è decisamente una cosa diversa e noi non ci stiamo a veicolare questo tipo di messaggi».
Nessun ripensamento, quindi? «No, assolutamente, il concerto al Teatro Romano non ci sarà». Anche se nella trasmissione «Porta a Porta» Morgan aveva chiesto scusa? «Nei tempi e nei modi mi era sembrato un intervento un po’ interessato...».E.S

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In centro è rispuntato il popolo del panino.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Mercoledì 04 Agosto 2010
CRONACA Pagina 10

CITTÀ E DECORO. Il comandante dei vigili: «Più che sulle multe puntiamo sull’informazione»

Le ordinanze del sindaco che vietano di mangiare sui monumenti hanno fatto breccia tra i veronesi ma sono spesso ignorate dai turisti

La pausa pranzo trascorsa a gustare pizze e panini sui monumenti del centro storico sembra piacere ai turisti di tutte le nazionalità in visita alla nostra città tanto quanto la famosa cucina mediterranea.
Non c’è ordinanza che tenga: cibo d’asporto, macedonie, bibite e gelati vengono consumati in gran quantità seduti sulle invitanti pietre dei monumenti scaligeri. E se i veronesi sono ormai più che informati e sensibili all’argomento, tanto che è difficile pizzicarne qualcuno a mangiare sui gradini della Domus Mercatorum o accomodato in quelli della Gran Guardia, i turisti invece ancora abbondano.
Per chi trasgredisce al divieto, sancito dal sindaco Flavio Tosi in un’ordinanza che accese una polemica nazionale, la sanzione prevista e scritta in rosso si! a in italiano che in inglese nei numerosi cartelli che informano dei provvedimenti, va dai 25 ai 500 euro. E a volte le multe vengono elevate dai vigili ai danni dei turisti pizzicati sul fatto, a masticare la prova del reato. Tuttavia, la linea adottata dagli agenti della polizia municipale è per lo più quella dell’informazione mirata e della prevenzione.
«Facciamo anche qualche verbale, questo è ovvio, ma l’attività degli agenti è molto più mirata alla prevenzione», spiega Luigi Altamura, comandante della polizia municipale. Inoltre, c’è molta sensibilità sull’argomento anche da parte dei turisti stessi: il trend oggi è quello di informarsi. Tanto che a fronte quest’anno di una massiccia presenza di visitatori, non abbiamo registrato difficoltà particolari, grazie soprattutto ad una presenza costante di agenti».
E c’è anche chi, tornato in patria, decide di ringraziar! e gli uomini in divisa per le preziose informazioni che hanno ! permesso di risparmiare i soldi della multa. «Qualche giorno fa abbiamo addirittura ricevuto una mail di ringraziamento da parte di un gruppo di inglesi che avevamo adeguatamente informato sui divieti vigenti in centro storico. Per il lavoro di prevenzione, un plauso va anche alle guide turistiche». Come sottolinea lo stesso Altamura, rispetto a qualche anno fa la situazione è migliorata in piazza Bra, sia sui gradini della Gran Guardia che a palazzo Barbieri. Decisamente meno bene va invece in piazza Erbe. Qui, infatti, la Domuns Mercatorum, così come i gradoni della Berlina o la vicina piazza Dante, rappresentano luoghi comodi, invitanti e soprattutto gratuiti dove riposare e fare uno spuntino.
«Non potremmo mangiare qui? Davvero? No, non abbiamo notato il cartello e non immaginavamo ci fosse un divieto simile», dice in inglese dai gradini della Domus Mercatorum Caroline, tedesca, in visita alla città insieme al marito e a due bimbe ! con il viso tuffato in un trancio di pizza. «Non sapevo ma la trovo un’iniziativa singolare. Punire chi sporca è giusto ma addirittura impedire di mangiare qui all’aperto non vedo come possa essere indecoroso», è il parere di Julio, 29 anni, spagnolo.

7 agosto 2010

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Parte la marcia di solidarietà. Basta carceri sovraffollate.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Venerdì 06 Agosto 2010
CRONACA Pagina 17

DETENUTI & SOCIETÀ. L’evento nella notte tra il 10 e l’11 agosto coinvolgerà tre province: Verona, Vicenza e Padova
Fra’ Beppe Prioli: «Un segno tangibile di denuncia». Una cella come quella di Montorio sarà esposta davanti alle chiese
Una marcia notturna in compagnia di un gruppo di detenuti, per riflettere sul valore della solidarietà e l’urgenza del reinserimento sociale per chi ha concluso il suo periodo in carcere. Si svolgerà tra il 10 e l’11 agosto la sesta marcia notturna di 18 chilometri in occasione della festa di Santa Chiara, per iniziativa dei frati minori del veneto e del Friuli Venezia Giulia, che si svolgerà tra tre province, Verona, Vicenza e Padova. L’anno scorso i partecipanti furono 200, tra cui una decina di detenuti e molte famiglie.
«Quest’anno l’appuntamento coincide con la trentesima marcia francescana verso Assisi, un evento che dura una decina di giorni», spiega fra’ Beppe Prioli, fondatore dell’associazione di volontariato per il carcere «L! a Fraternità». «Molte persone che vorrebbero parteciparvi non ne hanno però la possibilità e allora, come alternativa, offriamo la partecipazione a questa marcia ispirata sempre al messaggio francescano della pace e dell’accoglienza nel nome di Santa Chiara. Il messaggio che vogliamo trasmettere è quello di vivere la notte, che solitamente è il momento della trasgressione, senza nessun tipo di trasgressione».
Uno dei punti forti della marcia notturna del 10 agosto sarà l’allestimento di un cella, in legno, davanti alla chiesa di Cagnano, nel Vicentino, nella quale si sistemeranno quattro detenuti. «Questa cella, che riproduce esattamente una di quelle che si trovano a Montorio, vuole essere un segno tangibile di denuncia contro il sovraffollamento delle carceri», continua fra’ Beppe, «un modo di rendere visibile a tutti come si può stare in quattro uno spazio concepito per due persone. Una condizione inumana che non può certo essere rieducativa. Perciò pregheremo perché si lavori di più per le misure alternative e il reinserimento sociale per gli ex detenuti. Purtroppo per loro il territorio è sguarnito di attenzione. Mancano delle forme di accompagnamento nella fase del reinserimento».
La cella sarà poi portata in altri paesi e in altre città, tra cui Verona, dove sarà esposta in piazza Bra.
La marcia di Santa Chiara partirà martedì 10 agosto, alle 18, dall’ingresso del carcere di Montorio. Alle 19 ci sarà un incontro a San Bernardino con i volontari per spiegare il significato dell’iniziativa. Alle 20 ritrovo alla pizzeria Rosa Blu in piazza Corrubbio. Alle 21.30 partenza per Cagnano, in provincia di Vicenza, dove al primo gruppo si aggiungeranno altri partecipanti. Alle 23, nella chiesa parrocchiale di Cagnano, ci sarà un momento di riflessione, preghiera e testimonianza dei detenuti e, alle 24, si darà inizio alla camminata.
Durante la marcia notturna, prima di arrivare a Montagnana, in provincia di Padova, si faranno tre soste in luoghi stabiliti dove si svolgeranno momenti di riflessione e preghiera seguiti da brevi ristori.
L’arrivo a Montagnana è previsto per le 6. Alle 7 celebrazione della messa nella chiesa di San Francesco. Alle 8 colazione nel monastero delle Clarisse. Alle 9.30 rientro a Verona nel convento di San Bernardino. Alle 12.30 pranzo con la comunità dei frati. Alle 14 visita della città e verifica della giornata con i volontari. Alle 17 rientro a Montorio.
Per informazioni e adesioni contattare La Fraternità allo 045.8004960 o fra’ Beppe al 347.4115048.

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SCONTRI SUL TRAFORO

COLPO DI SCENA. Un’ordinanza del Tribunale firmata dal presidente Gilardi dà ragione a chi chiede il voto popolare sul passante Nord. Disappunto a Palazzo Barbieri
traforo, si riapre lo scontro sul referendum
Ritenuta non neutrale la commissione sulla salute, «che quindi non può sostituirsi al diritto alla consultazione». Il Comune: «Motivazioni palesemente infondate» 

Mercoledì 04 Agosto 2010
CRONACA, pagina 9

Si riaccende lo scontro sul traforo delle Torricelle fra comitati e amministrazione comunale

È come una tegola in testa, per il sindaco Tosi e l’assessore alla mobilità Corsi, l’ordinanza del Tribunale di Verona che, ancora una volta, dà ragione al comitato che chiede un referendum sul traforo delle Torricelle. Ma il collegio presieduto dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale scaligero, infligge soprattutto una potente picconata sulla Commissione di esperti, con personalità indicate dall’Istituto superiore di sanità, istituita a fine maggio da Palazzo Barbieri. Il suo compito è stabilire se l’opera arrecherà danni alla salute della popolazione ed eventualmente indicare dei correttivi. Nelle intenzioni dell’amministrazione il lavoro di tale commissione dovrebbe prevenire la celebrazione della consultazione che, nell’unico quesito passato indenne al vaglio del Collegio dei garanti, chiede la creazione di un organismo super partes con questo compito specifico.
Per i giudici, tuttavia, quello nominato lo scorso 28 maggio dalla giunta comunale, non è un organo indipendente. «Ergo», traduce il comitato, «il referendum s’ha da farsi». Il Tribunale declassa la commissione ad «attività di consulenza commissionata dal medesimo ente che deve procedere ad indire la gara per l’aggiudicazione dell’esecuzione dei lavori». E argomenta: «Non può ritenersi che la commissione si collochi in una posizione di neutrale terzietà e di indipendenza rispetto all’amministrazione comunale». Tale iniziativa, si legge nell’ordinanza, «è stata posta in essere con l’esercizio di valutazioni discrezionali, con modalità che confermano una condizione di sostanziale disparità tra l’ente e il comitato promotore, rimasto estraneo all’iter procedimentale di nomina della commissione». La conclusione è tranciante: «L’iniziativa del Comune non può comunque sostituirsi al diritto alla consultazione referendaria».
L’ordinanza che dichiara «cessata la materia del contendere» è stata ovviamente accolta con soddisfazione dall’associazione Cittadini per il referendum presieduta dall’avvocato Carlo Trentini. «Il Comune», afferma Trentini, «aveva eccepito che l’interesse alla consultazione referendaria sarebbe comunque venuto meno a seguito alla nomina di una commissione di esperti. Orbene, per il Tribunale con la costituzione di detta commissione non può ritenersi accolta la richiesta di cui al quesito referendario. Infine, il Comune è stato, infine, e nuovamente, condannato a pagare le spese del procedimento». Trentini, infine, lancia «un appello alla cittadinanza affinché tutti coloro che ancora non hanno sottoscritto la richiesta di referendum si rechino a firmare». E fa sapere che «le operazioni di raccolta termineranno a ferragosto».
Di «tanto rumore per nulla» parla invece una nota di Palazzo Barbieri. «L’unica conseguenza giuridica e quindi pratica della pronuncia del Tribunale sulla vicenda», si legge nel comunicato, «è che dichiara cessata la materia del contendere e quindi non ha altri effetti al di fuori di questo procedimento, che viene dichiarato estinto, salvo il pagamento delle spese processuali, 3.000 da parte del Comune». La nota parla di «motivazioni palesemente infondate». Il Tribunale, si legge, «finge di ignorare che i componenti della Commissione sono stati designati dall’Istituto superiore di sanità, autorità che per la collocazione nell’ordinamento e le funzioni tecniche è certo in posizione di terzietà rispetto alle vicende del traforo e del referendum veronese. Tanto più», si sottolinea, «che anche il Comitato per il referendum ha riconosciuto la piena legittimazione della Commissione e la composizione della Commissione non è stata determinata dal Comune ma i nominativi sono stati insindacabilmente scelti dall’Istituto superiore di sanità». E.S.


L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Giovedì 05 Agosto 2010
PRIMAPAGINA Pagina 1

TELENOVELA. Durissima reazione del sindaco all’ordinanza che dà in sostanza ragione a chi chiede il referendum
Traforo:Tosi attacca i giudici e fa il sondaggio

«Il referendum sul Traforo? Non si farà, caso mai manderemo il conto al presidente del Tribunale di Verona, visto che il costo calcolato è di circa un milione di euro, soldi sottratti a spese più urgenti in un momento di gravi restrizioni». Il sindaco Flavio Tosi all’indomani di quella che definisce «sentenza ideologica senza capo, né coda» parte all’attacco della magistratura scaligera.Le sue sono dichiarazioni di una durezza senza precedenti e che sicuramente scaveranno un solco difficilmente colmabile nei rapporti istituzionali. Mentre il sindaco Flavio Tosi torna a ribadire la contrarietà della sua amministrazione ad un referendum, Palazzo Barbieri ha stanziato 22.500 euro per affidare alla società triestina Swg un sondaggio d’opinione sull’opera.





L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


LO SCONTRO SUL traforo. Il presidente del Tribunale difende la sentenza duramente attaccata dal sindaco Tosi

«Applicata la legge, i cittadini hanno diritto al referendum»
Gilardi: «Se la commissione sulla salute è nominata dal Comune non si può definire super partes, neanche se ha i migliori esperti» 

Venerdì 06 Agosto 2010 
CRONACA, pagina 8


«Non saranno le accuse di essere “politicizzati”, formulate da questa o quella parte politica, che impediranno ai giudici, a Verona e altrove, di continuare ad essere soggetti solo alla legge». Ribatte così al sindaco Flavio Tosi, che aveva parlato di «sentenza ideologica senza capo né coda», il presidente del Tribunale di Verona Gianfranco Gilardi.
Si tratta del magistrato che aveva presieduto il collegio che ha emesso un’ordinanza che riafferma il diritto dei cittadini ad esprimersi con un referendum sul traforo delle Torricelle. Inoltre, la pronuncia della prima sezione mette in discussione la «terzietà» della commissione di esperti nominata dal Comune con il compito di valutare l’impatto dell’opera sulla salute dei cittadini. I membri della commissione erano stati indicati dall’Istituto superiore di sanità. Tosi aveva addirittura definito «grossolane sciocchezze» le valutazioni del giudice su questo organismo.
«Non è la prima volta», osserva Gilardi, «che i giudici, le cui decisioni non siano gradite all’una o all’altra parte del processo o a questa o quella parte politica, vengono accusati di essere giudici “politicizzati” e privi di imparzialità. Questo deprecabile costume», aggiunge, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali, con la magistratura continuamente sotto attacco, e mira a sostituire gli interessi di parte e le pressioni politiche alle regole della giurisdizione».
Il magistrato replica a Tosi punto su punto. «Al sindaco occorre ricordare», sottolinea, «che il criterio di valutazione per il giudice non è il presumibile maggiore o minore gradimento delle proprie decisioni, ma la volontà della legge che il giudice è tenuto ad applicare anche quando tali decisioni possano non piacere. E occorre ricordare», continua, «che le ragioni per le quali il giudice ha ritenuto di assumere un provvedimento vanno rinvenute non nelle rappresentazioni, spesso rozze e strumentali, che ne vengono date, ma nella motivazione che egli ha l’obbligo di adottare».
Il magistrato entra nel dettaglio del provvedimento: «Dalla motivazione risulta, tra l’altro, che il referendum nelle amministrazioni comunali e provinciali è riconosciuto come diritto della collettività da precise norme di legge, che a questo tipo di consultazione fa esplicito riferimento lo statuto del Comune di Verona e che nel quesito referendario ammesso, allo scopo di valutare possibili conseguenze sulla salute dei cittadini, si faceva riferimento a una commissione di esperti “indipendente”, che non fosse cioè emanazione di una sola parte, e non ad una commissione di esperti, anche se sono i migliori, designata unilateralmente dal Comune.
Ovviamente», conclude il presidente del Tribunale scaligero, «il provvedimento del giudice può essere considerato erroneo o non condivisibile ed è diritto delle parti impugnarlo nelle forme e nei modi previsti dall’ordinamento giuridico».
Alle parole del sindaco replica anche Carlo Trentini, coordinatore dei Cittadini per il referendum: «È lecito non condividere le decisioni dei giudici, meno affermare, di fronte a decisioni non gradite, che i cittadini sarebbero legittimati a dubitare della terzietà di un giudice».E.S.


L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

SCONTRO ISTITUZIONALE. Il sindaco non ci sta e replica alle dichiarazioni del giudice Gilardi. Che riceve solidarietà dall’Anm

Traforo, Tosi lancia nuove accuse

«Il Tribunale non applica le leggi ma le interpreta a danno dell’amministrazione comunale»  

Sabato 07 Agosto 2010 

CRONACA, pagina 7


Il sindaco Flavio Tosi nei pressi di Poiano, nel punto in cui è previsto l’inizio a est ...
Non accennano a placarsi le polemiche sull’ordinanza con cui il Tribunale di Verona ha dato ragione ai promotori del referendum sul traforo delle Torricelle. Le pesanti critiche del sindaco Flavio Tosi si erano concentrate soprattutto sul fatto che la pronuncia della prima sezione presieduta dal giudice Gianfranco Gilardi, presidente del Tribunale scaligero, mette in discussione l’indipendenza della commissione di esperti indicati dal Consiglio superiore di sanità, nominata dal Comune con il compito di valutare l’impatto dell’opera sulla salute pubblica. La creazione di questo organismo è materia dell’unico quesito referendario sopravvissuto al vaglio del Collegio dei garanti del Comune.
A Tosi aveva replicato lo stesso Gilardi. «Il deprecabile costume di accusare i giudici di essere politicizzati e privi di imparzialità», aveva osservato, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali». Gilardi aveva detto che il referendum è «diritto della collettività» la «commissione se nominata dal Comune non si può definire super partes».
Affermazioni che non sono piaciute a Tosi. «Il quesito referendario», dice una nota del sindaco, «per la Commissione richiede requisiti di “indipendenza” e “alto profilo", requisiti soddisfatti poiché l’Istituto superiore di sanità è indipendente dal Comune e lo stesso comitato referendario, con nota dell’avvocato Butti, aveva “accolto con estremo favore il coinvolgimento dell’Iss”».
Il sindaco sostiene inoltre che «i componenti non sono stati individuati dal Comune ma unilateralmente dall’Iss cui è stato chiesto di “comunicare” all’amministrazione comunale». «In questa vicenda, il Tribunale, equivocando sul concetto di indipendenza della Commissione non applica, ma interpreta più che estensivamente la legge contro l’amministrazione», continua Tosi, «aggiungendo per giunta parti del quesito referendario che non esistono se non nella mente creativa degli estensori dell’ordinanza. In questa vicenda il Tribunale di Verona non sta solo applicando la legge, ma la sta interpretando. E come diceva Giolitti, le leggi per gli amici si interpretano, per i nemici si applicano...»
SOLIDARIETÀ. Esprime solidarietà al giudice Gilardi, invece il presidente della sezione di Verona dell’Associazione nazionale magistrati, Ernesto D'Amico, che parla di «infondatezza e gratuità delle affermazioni del sindaco Tosi». Aggiunge: «Ancora una volta si critica un provvedimento giurisdizionale con espressioni offensive e generiche ("sentenza ideologica senza capo nè coda", "grossolane sciocchezze", "sentenza... sballata")».
Il rappresentante dell’Anm censura «l’utilizzo di espressioni superficiali e offensive» e commenta: «I provvedimenti dei giudici possono e, se occorre, devono essere impugnati e criticati, ma ciò non deve risolversi in espressioni immotivatamente denigratorie e scorrette. Certamente è facile contestare così un provvedimento, ma ciò si risolve in un danno per i corretti rapporti tra le istituzioni, non consente ai cittadini di comprendere le questioni in gioco, riduce la dialettica civile a una discussione da bar».E.S

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MOVIDA E PROTESTE.

L'Arena

Le reazioni nel quartiere dopo la sentenza del Tar che ha sospeso l’ordinanza del Comune: non è più vietato bere all’esterno dopo la mezzanotte
«Vinta una battaglia, temiamo la guerra»
I proprietari dell’osteria A la Carega brindano al successo del ricorso ma si dicono preoccupati: «Siamo sempre nel mirino del Comune»
«Abbiamo vinto una battaglia. Ma ora temiamo che quello che dovrebbe essere un confronto di interessi e di diverse esigenze costruttivo si trasformi in una guerra».
È così che Claudio Pugliese, uno dei due proprietari dell’osteria «A la Carega» commenta la sentenza del Tar che ha dato ragione al loro ricorso, sospendendo l’ordinanza che vietava, dalla mezzanotte, di consumare le ordinazioni al di fuori del locale e dei pochi metri di plateatico.
Questo provvedimento era stato deciso dall’assessore al commercio Enrico Corsi che ne aveva fatto il proprio cavallo di battaglia inserendolo nel nuovo vademecum comportamentale per i bar fracassoni. Ma «A la Carega» e il vicino «Le Piere» sono stati gli unici due locali dove l'ordinanza è stata effettivamente imposta, dal mese scorso.
Da subito bollata come «ingiusta ed inapplicabile» dai gestori, Pugliese e il socio hanno dato mandato all’avvocato di impugnare l’ordinanza.
E il tribunale del Tar a cinque settimane di distanza si è pronunciato a favore del locale motivando che il provvedimento appare spropositato e che «finisce per sovrapporsi ad ambiti di disciplina che è propria di atti tipici di competenza di altri organi del Comune (quali il regolamento di polizia urbana)», si legge nella sentenza.
La soddisfazione tra i proprietari dei due esercizi è palpabile. Ad applaudire alla sentenza è anche Luciano Passaia de «Le Piere», che pure non ha preso parte attiva nella battaglia giuridica. «Se avessi intentato causa ogni volta che il Comune negli ultimi sette anni ci ha preso di mira, avrei dovuto vendere il bar per far fronte a tutte le spese», ironizza Passaia.
Quello che proprio non va giù ai gestori dei due locali è proprio questo accanimento che definiscono «a senso unico». «Ci sono zone, come piazza Erbe, dove il baccano fino a tarda notte è all’ordine del giorno e le risse accadono spesso e volentieri, come testimoniano gli interventi delle forze dell’ordine. In quei locali si è assistito addirittura ad una sparatoria con una scacciacani in mezzo ai clienti. Ma lì tutto è messo a tacere e non viene preso nessun provvedimento», si sfoga Passaia. «Se quella è zona franca, magari perché meta proprio di numerosi politici e amministratori, che abbiano il coraggio di dirlo. Almeno capiremmo il perché di questi comportamenti discriminatori».
«Durante le numerose riunioni fatte durante l’inverno in circoscrizione, non c’erano solo i residenti del quartiere Cadrega ma anche di via Fama e di piazza Erbe e tutti lamentavano una situazione simile. Eppure, eccezione fatta per il bar Amnesia di lungadige Donatelli, i provvedimenti si sono riversati sempre e solo su di noi. E questa situazione non è più sostenibile», rincara Pugliese. «Ora hanno preso di mira anche il festival di musica jazz che organizziamo, finanziandolo interamente, ogni anno. Hanno addotto motivi di sicurezza ma durante i numerosi sopralluoghi sono state verificate tutte le vie di fuga necessarie e le norme da rispettare. È un braccio di ferro che non può portare niente di buono».

5 agosto 2010

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Piazza Corrubbio, il parcheggio si fa.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Mercoledì 28 Luglio 2010
CRONACA Pagina 7

IL PARKING A SAN ZENO. Ospiterà 250 posti auto interrati. Sarà ultimato entro due anni. Verrà coinvolta anche via Da Vico

Scavi archeologici verso la conclusione. A settembre si aprono i cantieri per realizzare le fondamenta

La costruzione del parcheggio sotterraneo di piazza Corrubio sta per entrare nel vivo. Dopo lunghi mesi di sopralluoghi, studi prima e scavi archeologici poi, e dopo i molti ritrovamenti che hanno tenuto con il fiato sospeso sanzenati e veronesi tutti, cittadini e politici pro e contro il parcheggio, ora è iniziato il conto alla rovescia per la realizzazione dei 250 posti auto interrati.
Dalla prossima settimana, gli esperti dello studio archeologico Cipriani-Meloni, che si è occupato di trovare, catalogare e rimuovere i reperti per conto della Soprintendenza, ultimeranno il proprio lavoro all’interno del cantiere. Lasciando poi campo libero agli operai della ditta Rettondini, che ha in appalto la costruzione del parcheggio.
SOTTOSERVIZI. «A settembre inizieremo con la realizzazione dei sottoservizi e poi con le opere propedeutiche alla realizzazione vera e propria dei posti auto, come le fondamenta e gli elementi portanti», spiega il direttore dei lavori, l’architetto Graziano Gabaldo.
Da quando partiranno i lavori, il parcheggio sarà pronto in due anni, probabilmente meno. «Il nostro interesse, così come quello del quartiere e dei commercianti, è quello di chiudere il cantiere il prima possibile e di recuperare il tempo perso», assicura Gabaldo. «Difficile comunque preventivare una data ultima: se l’avessi azzardata due anni fa avrei sbagliato clamorosamente», ammette. «Le operazioni andranno avanti su più fronti e mentre da una parte si inizierà con i sottoservizi, dall’altra estenderemo il cantiere su via Da Vico, ora ancora intoccata. E procederemo a stralci per arrecare meno disagi possibile».
REPERTI. Sembra proprio che quanti ancora speravano di ritrovare nel sottosuolo della piazza qualche reperto archeologico di rilevanza tale da bloccare la costruzione del parcheggio dovranno ora rassegnarsi.
Anche le notizie che si sono succedute nelle ultime settimane, rimbalzate di bocca in bocca, relative al ritrovamento di un abside tanto importante da dover decretare ulteriori rallentamenti se non addirittura sancire lo stop ai lavori, sembrano infatti non essere fondate.
Ad assicurarlo sono sia l’assessore al traffico e al commercio Enrico Corsi che il direttore dei lavori Gabaldo. «Non ci sono novità in tal senso. La Soprintendenza si è mostrata molto collaborativa ed entro breve ci ha assicurato il proprio parere», spiega Corsi.
L’ASSESSORE. «Si tratta di leggende metropolitane, totalmente infondate. Il nostro lavoro è sotto gli occhi di tutti, Soprintendenza in primis. Fossimo in mezzo al deserto avremmo magari anche potuto occultare qualcosa. Ma qui siamo controllati a vista 24 ore su 24 e non solo dagli archeologi ma da un intero quartiere. E tutto si è svolto nella massima chiarezza e collaborazione tra le varie professionalità coinvolte a vario titolo nei lavori», puntualizza Gabaldo. Unica opzione, arrivati a questo punto, sarebbe il ritrovamento di una strada romana o di altre costruzioni negli strati più bassi del terreno, ora gli scavi hanno raggiunto una profondità di circa un metro e mezzo. Ma anche se così fosse, la ditta ha già espresso la propria disponibilità a ridimensionare il parcheggio a tutela di questi probabili reperti.
RISERBO. Nel cantiere, intanto, c’è il massimo riserbo su quanto è venuto alla luce durante questi scavi. La comunicazione del «tesoro» archeologico trovato spetta infatti solo alla Soprintendenza. Si sa però che sotto piazza Corrubio c’era una vera e propria necropoli, dato che in questi mesi sono state ritrovate circa 250 tombe. «Dagli studi preliminari effettuati anche con l’aiuto del georadar ci aspettavamo questi ritrovamenti. Ma non pensavamo fossero così tanti.
Questo, e il tempo che nei mesi invernali è stato inclemente, ci ha fatto perdere un bel po' di tempo ma finalmente ora ci siamo», spiega Gabaldo. Dai cinque mesi circa iniziali, il tempo dedicato alla fase di repertazione archeologica è lievitato infatti fino a toccare l’anno. Con buona pace anche dei residenti che denunciano la morte sociale del quartiere. E dei commercianti che ne piangono quella economica.

3 agosto 2010

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Lettere "a vuoto".













Negli ultimi tempi ho letto qualche lettera e intervento anche su L’Arena in cui si coglie un certo timido disagio a Verona città, dovuto a vari fattori: rumori molesti sparati a tutto volume nei locali, schiamazzi notturni in centro, auto varie, Suv e altri transatlantici in parcheggio selvaggio in centro, feste della birra tenute nel felice sito di piazza Bra etc. Tutto questo in assenza di vigili.
Secondo me però non si può gettare tutte le colpe sui vigili. Infatti bisogna capire che essi sono in gran parte impegnati a indagare se qualche “malvivente” osi addentare un panino col kebab in pieno centro, o sono intenti a immobilizzare un turista stanco che si permetta di coricarsi pericolosamente su una panchina, o ancora a inseguire qualche musicista colpevole di suonare il violino o la fisarmonica lungo via Mazzini o via Cappello – come se ne vedono di bravi nelle città europee.

Non è una vita facile.

Fabio Muzzolon, San Giovanni Lupatoto

28 luglio 2010

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DIVIETI E PROTESTE

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA


Mercoledì 28 Luglio 2010
CRONACA Pagina 14



«Verona città aperta» rilancia la sfida al Comune

Un ricorso al giudice di pace, è l’ultimo atto del comitato Verona Città Aperta che da oltre un anno si oppone alle multe che il Comune ha emesso contro la presunta occupazione di suolo pubblico (un metro quadrato e 17 centimetri) per due sedie installate al posto delle panchine che non ci sono più.
Così ieri mattina, nei giardini di via Prato Santo, il comitato ha fatto il punto sulla vicenda. «Nel rinnovato giardino di via Prato Santo», osservano gli attivisti, «le panchine non esistono eppure un cartello bene in evidenza “vieta” di bivaccare sulle panchine stesse».
L’anno scorso il Comitato aveva protestato contro la rimozione delle panchine effettuata dal Comune per impedire ai fruitori della mensa della Caritas di via Prato Santo di utilizzarle. Ne era scaturita una lunga serie di denunce, ordinanze, multe e ricorsi (al sindaco, al prefetto, al capo dello Stato e al giudice di pace) e la multa è lievitata fino a 329,58 euro.
«La situazione dei giardinetti di via Prato Santo è simbolica», dicono gli attivisti, «della trasformazione subita in questi ultimi anni da Verona: da “città dell’amore” a “città dei divieti”». E proprio nel corso dell’incontro gli organizzatori hanno voluto infrangere due ordinanze del sindaco: hanno offerto un aperitivo alcolico e hanno raccolto contributi.

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CANTIERI E RITROVAMENTI

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA

Mercoledì 28 Luglio 2010
CRONACA Pagina 7

I COMITATI. Anche in lungadige Capuleti le ruspe si sono fermate
«Ma il sottosuolo di certo riserverà altre sorprese»

Valpiana: «Rimaniamo vigili. Siamo fiduciosi che anche questa volta i lavori verranno rinviati»

Vigile e attenta. E per nulla rassegnata ad accettare la realizzazione di questo parcheggio, «nonostante la piazza sia stata ormai distrutta e gli alberi sradicati».
È la posizione del comitato Salviamo piazza Corrubio, composto dai commercianti e dai residenti di San Zeno contrari all’opera e protagonisti negli ultimi anni di una battaglia serrata, anche se a volte goliardica e ironica, contro il parcheggio.
«A noi risulta che la questione del ritrovamento dell’abside sia ancora tutta da chiarire. La ditta Rettondini voleva iniziare con i sottoservizi già un mese fa. Ma anche in quel caso non è stato possibile e siamo fiduciosi che non lo sarà nemmeno questa volta», auspica il portavoce del comitato Mao Valpiana. «Inoltre, il cantiere non è solo quello che è stato delimitato e indagato fino ad oggi».
«Ma comprende anche il terreno ancora integro e inesplorato sotto via Da Vico, dato che dovrà essere esteso fino ad un paio di metri dal bar Du de Spade», prosegue Valpiana che mette le mani avanti, stoppandola, su una ventilata ipotesi da parte della ditta di trovare un accordo con il Comune per poter ampliare il parcheggio e il numero di posti auto come sorta di risarcimento per il tempo perduto.
Richiesta che però lo stesso assessore comunale Enrico Corsi ha negato essere mai stata fatta.
«Comunque sia, per il comitato quella di piazza Corrubio è una situazione ancora in corso d’opera e aperta e per questo continueremo a rimanere vigili», chiude Valpiana.
L’estate calda dei parcheggi interrati, situazione che nella città antica è di per sé bollente anche in pieno inverno, non è solo a San Zeno ma punta i riflettori anche su altri progetti e cantieri aperti in centro.
Intanto in lungadige Capuleti, le ruspe sono ferme e si lavora con scalpello e palettina tra i reperti archeologici che sono emersi nei giorni scorsi all’interno del cantiere.
E anche alcune delle modifiche che sono state apportate al progetto del parcheggio pertinenziale di piazza Arditi fanno discutere maggioranza e opposizione. I.N.

27 luglio 2010

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Esito della conferenza stampa Tutt'in piedi.

Un ricorso al Giudice di Pace, è l’ultimo atto del Comitato Verona Città Aperta che da oltre un anno si oppone alle multe che il Comune ha emesso contro la presunta occupazione di suolo pubblico (un metro quadrato e diciassette centimetri!) per due sedie installate al posto delle panchine che non ci sono più. Si è svolta questa mattina, nei giardini di Via Prato Santo, la conferenza stampa del Comitato Verona Città aperta, per fare il punto sulla vicenda “panchine”.
 
Nel rinnovato giardino di Via Prato Santo le panchine non esistono, nonostante un cartello bene in evidenza “vieti” di bivaccare sulle panchine stesse. Quali? Non si sa! Dopo le proteste dell’anno scorso (che il Comitato aveva messo in atto in risposta alla rimozione delle panchine effettuata dal Comune per impedire ai fruitori della mensa per i poveri della Caritas di via Prato Santo di utilizzarle come luogo di ristoro - forse su suggerimento della vicina sede della Lega Nord...), si è sviluppata una lunga serie di denunce, ordinanze, multe e ricorsi (al Sindaco, al Prefetto, al Capo dello Stato e al Giudice di Pace) che nel frattempo hanno fatto lievitare la multa fino a raggiungere la cifra di 329,58 euro – che il Comitato fa sapere di non avere nessuna intenzione di pagare). La situazione dei giardinetti di Via Prato Santo è simbolica – secondo gli attivisti di Verona Città Aperta – della trasformazione subita in questi ultimi anni da Verona: da “città dell’amore” a “città dei divieti”. 
 
E proprio nel corso della conferenza stampa gli organizzatori hanno infranto ben due recenti ordinanze del Sindaco: hanno offerto un aperitivo alcolico ai convenuti (è vietato bere alcolici nei giardini pubblici) e hanno chiesto e raccolto pubblicamente contributi per coprire le spese dei bolli necessari per i ricorsi (è vietato effettuare “accattonaggio”).
 
Il confronto a distanza tra L’Amministrazione e il Comitato, prosegue.

Comitato Verona Città Aperta

26 luglio 2010

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ATV. CARO BIGLIETTI, IL COMUNE DA' L'OK!

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Sabato 24 Luglio 2010
CRONACA
Pagina 8




VIA LIBERA IN CONSIGLIO. Approvato il piano finanziario dell’azienda trasporti che prevede alcuni ritocchi



Caro biglietti, il Comune dà l’ok
Da gennaio gli aumenti sui bus

Ritocco del 10 per cento. Ma si studiano abbonamenti per le famiglie numerose. Cambiano le tariffe per gli studenti



I rincari sui prezzi delle tariffe dei mezzi pubblici, urbani ed extra-urbani, sono ormai alle porte. Dopo aver votato il via libera al progetto del traforo, il consiglio comunale ha approvato a notte inoltrata, con 26 voti favorevoli, 6 contrari e un astenuto, anche l’adeguamento tariffario e le determinazioni per l’integrazione dei prezzi del trasporto pubblico locale.
Si tratta di una «decisione già concordata e condivisa con Atv e Provincia, che modifica il costo del trasporto pubblico apportando un contenuto aumento del biglietto della fascia urbana. Una soluzione in perfetta linea con le modifiche tariffarie adottate nelle altre città del Veneto», ha spiegato l’assessore alla mobilità Enrico Corsi, presente in consiglio insieme al presidente dei Atv Gianluigi Soardi.
Dal prossimo primo gennaio, quindi, il biglietto urbano valido un’ora lieviterà del dieci per cento, passando da 1 a 1,10 euro. Rimane però invariato a 1,20 euro il costo del biglietto acquistato a bordo.
STUDENTI. E anche il biglietto giornaliero di 3,5 euro, non subirà ritocchi. «Ingrassa» invece, con un aumento dell’11 per cento, passando da 9 a 10 euro, il carnet da 10 corse. E in questi tempi di magra la peggio l’avranno i lavoratori dato che il loro abbonamento mensile subirà il rincaro più pesante: più 12 per cento, da 25 a 28 euro. Buone notizie invece per gli studenti che godranno dell’otto per cento di sconto e pagheranno al mese 23 euro anziché 25. Altra novità riguarda il costo degli abbonamenti annuali che per i lavoratori scende da 260 a 250 euro.
Per gli studenti però non ci sarà più l’abbonamento per soli dieci mesi al costo di 200 euro. Ma una tessera valida anche nei mesi «morti» di luglio e agosto del costo di 220 euro.
FAMIGLIE NUMEROSE. In sede di consiglio, l’assessore Corsi ha accolto l’emendamento presentato dal capogruppo di Fi Salvatore Papadia sugli sconti alle famiglie numerose.
«Oltre all’aumento del costo dei biglietti va affrontato, con il massimo impegno, anche il problema della mobilità cittadina e dell’uso del mezzo pubblico. In questo senso, da valutare la predisposizione di un nuovo abbonamento con tariffe non superiori ai 440 euro per le famiglie di due componenti e 490 euro per le famiglie di tre componenti», ha spiegato infatti Papadia.
Barricata su posizioni contrarie all’aumento dei prezzi, invece, l’opposizione che ha presentato vari emendamenti, tutti respinti.
Il Pd si era già schierato contro questo «rincaro ingiustificato a fronte di nessuna miglioria del servizio che continua a soffrire di molti problemi, primo su tutti ritardi e inefficienza», quando la delibera era passata in commissione. E l’altra sera ha ribadito la propria posizione.
«Con questa soluzione rimarranno invariati mezzi e chilometri ed aumenteranno solo i costi, a spese dei cittadini», ha spiegato il consigliere Carlo Pozzerle.
«E’ un errore continuare ad incentivare solo il mezzo privato», hanno aggiunto le due colleghe di partito Carla Padovani e Maria Luisa Albrigi. Lapidario il commento del consigliere del Pd Mauro De Robertis, che liquida con un mero aumento delle tariffe le conseguenze dell’unificazione di Amt e Apt.
«Dalla fusione delle due aziende ci si aspettava molto, in termini di riduzione dei costi e complessivo miglioramento del sistema di trasporto urbano ed extraurbano della nostra città. Ora, invece, ci traviamo di fronte solo ad un aumento delle tariffe e non si riesce concretamente a capire quali siano gli obbiettivi futuri della nuova azienda Atv».

22 luglio 2010

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Anche il Carcere è Verona.

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Domenica 18 Luglio 2010
CRONACA Pagina 7

DIETRO LE SBARRE. Lo sostiene una operatrice volontaria


«In carcere a causa dell’afa situazione insostenibile»

Struttura sovraffollata «La doccia possibile solo ogni quattro giorni In cella aria irrespirabile»

Caldo e afa diventano infernali per chi si trova rinchiuso tra le mura di un carcere. Tanto più se la prigione in questione ha problemi di sovraffollamento ed una cella progettata e realizzata per ospitare due persone viene in realtà condivisa da quattro o cinque detenuti. La denuncia di una situazione «al limite dell’umana sopportazione» dentro il carcere di Montorio arriva da una volontaria, che intende mantenere l’anonimato, che opera da oltre 13 anni all’interno della casa circondariale, occupandosi dei colloqui con i detenuti tossicodipendenti che vogliono presentare richiesta per entrare in comunità terapeutiche. Il problema del sovraffollamento della casa circondariale di Montorio è noto da tempo. Nella struttura, costruita per custodire circa 450 persone, i detenuti oggi sono oltre mille. «1.032 per la precisione, di cui oltre 330 sono tossicodipendenti. La situazione è grave ma con questo caldo straordinario degenera di giorno in giorno. Alcune celle hanno le docce. Molte altre no. E i carcerati che sono racchiusi in queste ultime riescono a fare, quando va bene, una doccia ogni tre, quattro giorni. Con questo caldo è vergognoso. Inoltre, chi dorme nei posti più alti dei letti a castello è costretto ogni sera a scendere dal materasso e dormire per terra dove trova posto. In alto nelle celle l’aria è irrespirabile», denuncia la volontaria, preoccupata che il protrarsi di questa situazione possa portare a «un gesto disperato da parte di persone disperate e costrette a condizioni che poco hanno a che vedere con l’umanità di un Paese occidentale».
Ad aggravare il quadro, inoltre, il fatto che se i detenuti sono in sovrannumero, gli agenti di custodia avrebbero il problema opposto: ovvero quello di essere sotto organico. «Gli agenti fanno ciò che possono con professionalità. Ma ora, con molti colleghi in ferie, chi resta è costretto a fare turni massacranti; quasi un doppio lavoro. Con il risultato che a rimetterci sono sempre i detenuti che vengono privati di alcuni dei servizi di cui avrebbero diritto come l’accesso all’area trattamentale dove si svolgono i colloqui con noi volontari che seguiamo i detenuti aiutandoli in percorsi di reinserimento sociale e lavorativo per il dopo-carcere e sotto molti altri aspetti, non ultimo quello della dipendenza”. I.N.