11 dicembre 2010
Ci sono le panchine anti-barboni nel presepe allestito in Tribunale
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Ultimo anno per l'asilo di via Prato Santo
IL GIORNALE DI VERONA
CRONACA Pagina 19
I locali dovranno essere liberati entro il dicembre 2011. Genitori preoccupati per il ventilato trasloco in lungadige Attiraglio, c'è anche l'ipotesi Arsenale
Borgo Trento, chiude la scuola materna «San Vincenzo». La Curia intende mettere a reddito il palazzo di via Prato Santo, di sua proprietà, e i locali dovranno essere liberati entro il 31 dicembre del prossimo anno. Preoccupati i genitori dei bambini: «Il quartiere rischia di rimanere senza asilo». Un asilo «storico», frequentato da generazioni di residenti nel quartiere.
Intanto, il progetto pervenuto negli uffici circoscrizionali di piazza Righetti per la costruzione di una scuola materna con asilo nido integrato negli spazi dell'ex Arsenale, è stato rinviato in Comune. A spiegare la risoluzione del consiglio è Alberto Bozza, presidente della circoscrizione: «Vi era un progetto sull'ex Arsenale già dibattuto e con un preciso quadro economico-finanziario che si supportava. Ora, se vi sono state modifiche, vorremmo conoscerle». Sulla richiesta dei genitori di avere una nuova sede, il consiglio circoscrizionale si è espresso suggerendo come «alternativa l'area ex americana in Lungadige Attiraglio».
Bozza ha rammentato che «si comprende l'esigenza di identificare uno spazio, ma quando è aperto un asilo di identità pubblica, per l'assegnazione si apre un iter di bandi». Sulla realtà dell'attuale materna San Vincenzo, Piero Fiocco, vicepresidente dell'associazione genitori che gestisce la scuola, interviene ricordando che «attualmente sono iscritti 95 bambini, di cui 45 al primo anno», ed evidenzia che «la soluzione di uno spazio lontano dall'attuale può andare bene se limitato nel tempo, questo perché quasi la totalità dei bambini sono residenti nella prima e seconda circoscrizione e giungono a piedi». La distanza! dell'area ex americana è anche per Giovanni Bosi penalizzante e dice che «un'eventuale lontananza della struttura dal quartiere può far perdere l'interesse da parte delle famiglie della zona».
Mario Gianelli, capogruppo del Pd in seconda circoscrizione, rileva che le «scuole materne pubbliche e private convenzionate con il Comune nel quartiere di Borgo Trento sono, ad oggi, solo due: l'Istituto de Vedruna, in via Camozzini, e la Scuola San Vincenzo». Gianelli, prosegue dicendo che «l'area più idonea per trovare spazio a una nuova scuola materna è l'interno dell'ex Arsenale» rimarcando che «l'ex caserma austriaca deve essere uno spazio al servizio del quartiere e questa è un'occasione per ribadire la sua natura al servizio del territorio».
Il progetto di una nuova scuola dell'infanzia con asilo nido integrato all'interno dell'ex Arsenale impegna gli spazi occupati dagli attuali capannoni 23 e 24, che non essendo originali del complesso saranno abbattuti, per un costo complessivo di 4milioni 145mila euro. La proposta prevede di accogliere nella nuova struttura 90 bambini a cui se ne aggiungono altri 32 nel nido. È indicato anche il cambio di zonizzazione urbanistica dell'area interessata: infatti, precedentemente vi era previsto un nuovo parcheggio interrato.
Dubbi sulla nuova progettualità dell'ex Arsenale sono espressi da Alfonso Vassanelli che ricorda: «Le idee per quanto riguarda l'ex caserma austriaca sono chiare, metro per metro, mentre con questo nuovo progetto si abbattono due capannoni laddove era già previsto un parcheggio interrato» e conclude dicendo che «se c'è un nuovo assetto per l'ex caserma austriaca, questo sia presentato».
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10 dicembre 2010
Da oggi permesso di soggiorno concesso solo a chi sa l'italiano
La stessa nota precisa che possono ottenere così il permesso di soggiorno gli stranieri extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia da almeno cinque anni, già titolari di un permesso di soggiorno in corso di validità, e che abbiano compiuto i 14 anni di età.
Pertanto da oggi i cittadini stranieri interessati, domiciliati nella nostra provincia dovranno inoltrare per via telematica alla Prefettura la richiesta di partecipazione, collegandosi all'indirizzo http//testitaliano.interno.it e compilando in ogni sua parte il modulo della domanda di sottoposizione al test di italiano. Contemporaneamente gli interessati compileranno, con le stesse modalità, anche la domanda di permesso di soggiorno CE diretta alla Questura.
La Prefettura convocherà, entro 60 giorni dalla richiesta, lo straniero per lo svolgimento del test in una delle sedi previste dall'Ufficio Scolastico Regionale. L'interessato, quindi, nei giorni successivi all'inoltro della domanda, dovrà tenersi informato, collegandosi allo stesso sito internet, in merito al luogo e alla data di convocazione; allo stesso modo potrà poi conoscere anche l'esito della prova.
Il test si svolgerà con modalità informatiche; su richiesta dell'interessato, potrà essere svolto in forma scritta.
Sono esentati dall'obbligo di svolgimento del test, secondo quanto prevede il decreto i figli minori dei 14 anni, gli stranieri affetti da gravi limitazioni alla capacità di apprendimento linguistico derivanti dall'età, da patologie o da handicap, attestate da certificazione rilasciata dalla struttura sanitaria pubblica, lo straniero in possesso di un attestato di conoscenza della lingua italiana per livello di conoscenza non inferiore ad A2 del quadro comune di riferimento europeo per la conoscenza delle lingue, rilasciato da un ente abilitato, lo straniero che ha frequentato corsi di lingua italiana in Centri provinciali dell'istruzione per gli adulti (che a Verona esistono da tempo e sono frequentati da moltissime persone straniere di tutte le età) e ha conseguito un attestato per livello corrispondente ad A2.
Inoltre sono esentati tutti gli stranieri che hanno titoli di studio legali riconosciuti in Italia o in Europa o che sono entrati in Italia ai sensi dell'articolo 27, comma 1, lettera a (lettori universitari), lettera c (professori universitari o ricercatori), lettera d (traduttori o interpreti), lettera q (giornalisti ufficialmente accreditati) del Testo Unico sull'immigrazione.
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21 novembre 2010
Nasce Veronainblog
Alcuni amici del giornale Verona In hanno deciso di aprire un blog (www.veronainblog.it) per sostenerne le finalità riassunte nel progetto editoriale del periodico:
1) L’attenzione alla salute, all’educazione, al lavoro e all’ambiente.
2) La valorizzazione di una politica responsabile al servizio dei cittadini.
3) La diffusione dei valori che ispirano l’associazionismo e il volontariato.
4) La promozione culturale attraverso un linguaggio semplice e accessibile.
5) L’attenzione alle nuove culture in un’ottica di integrazione.
6) Il sostegno al dialogo e al confronto per una convivenza civile e pacifica.
7) La riscoperta dei valori della tradizione.
Non solo: vogliono anche riempire lo spazio temporale tra un uscita e l'altra della rivista, che è trimestrale, dando rilievo agli avvenimenti, alle vitalità e alle iniziative che animano la città e il suo territorio di riferimento.
Il blog si rivolge a chi ha in mente stili di vita a misura d'uomo, a chi privilegia le buone relazioni con le altre persone e l'ambiente circostante, a chi conosce e ama le tradizioni di questa terra ma sa vivere attivamente nel presente, a chi vede nell'altro opportunità di confronto e crescita personale.
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17 novembre 2010
La mafia fa affari anche qui con edilizia, alberghi e usura
L'Arena
«Rovina l'economia onesta, che non può competere» Il procuratore capo Schinaia: «C'è chi brinda all'alluvione»
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La Sorte, così un'oasi diventerà un inferno
L'Arena
Oltre 50 ettari di terreno agricolo di pregio saranno espropriati per un'infrastruttura che per i residenti «porterà solo camion e smog»
Molti i residenti della zona che hanno partecipato all'iniziativa, convinti che la nuova "autostrada cittadina" porterà loro solo un peggioramento della situazione e nessun beneficio. «Il quartiere della Sorte è un'isola felice, siamo collegati alla città da una strada poco frequentata, senza traffico ed inquinamento. Vogliamo che rimanga così», affermano infatti con decisione.
«Il passante andrà ad espropriare 50 ettari di terreno agricolo di pregio, coltivato a frutteto, con pesche, kiwi, cachi! Le proprietà verranno sventrate, le case, che ora sono immerse nel verde, verranno imprigionate da muraglioni alti fino a 11 metri e perderanno inevitabilmente valore, i terreni saranno inquinati, nessuna compensazione sarà sufficiente a ripagare i cittadini», sostiene l'architetto Luigi Lazzarelli, autore dei diorami posizionati in punti strategici lungo il percorso, per illustrare esattamente come sarà modificato il paesaggio dalla presenza del passante e quale l'impatto con l'ambiente, sia umano che naturale. «Un conto è vedere dei disegni sulla carta, tutt'altra cosa essere sul posto e rendersi conto con i propri occhi di quanto il paesaggio verrà deturpato dall'imponenza dell'opera. I 400mila euro previsti per realizzarla in questo momento di crisi, potrebbero certamente essere impiegati in modo più proficuo. In questo modo invece, quest'oasi di pace e natura sparirà, senza portare alcun beneficio, solo disagi e pessima qualità dell'aria».
Il Passante andrà in Consiglio comunale tra un mese per le circa 2.400 osservazioni alla variante urbanistica. Nei primi mesi del 2011 forse il via libera al nuovo bando per il project financing. E.I.
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Tav a Verona, battaglia nazionale
IL GIORNALE DI VERONA
Tosi: «Altro che Ponte sullo Stretto: mobilitazione generale per non perdere il treno. Sarebbe un disastro»
«Una mobilitazione generale, veronese, veneta e nazionale, per portare e realizzare in tempi possibilmente rapidi la Tav nel Nordest, vera priorità del Paese, altro che il Ponte sullo Stretto che neppure la Sicilia vuole». Parola del sindaco Flavio Tosi che dopo il convegno dell'altro giorno al centro Toniolo sul futuro della città mette a fuoco le priorità emerse e soprattutto il comune sentire registrato tra mondo della politica, dell'impresa e del lavoro e della finanza. Se è vero come dice il presidente di Confidustria Andrea Bolla che il primo obiettivo comune è quello di garantire ai veronesi e alle future generazioni che questo territorio rimanga fortemente competitivo e quindi abbia una concreta capacità di attrarre industrie, imprese, lavoro per creare e distribuire benessere, è chiaro che il primo passo è fornire il territorio stesso degli strumenti adeguati. E se si vuole garantire anche in futuro che le merci (oltre che le persone) continuino ad arrivare nei nostri distretti, si devono costruire reti ferroviarie adeguate e potenziare i collegamenti aeroportuali.
E se su questi obiettivi, che sono condivisi, ci sono progetti concreti da parte della politica che quindi è chiamata a fare la sua parte con responsabilità, innovazione e visione strategica, c'è la disponibilità a intervenire con risorse fresche sia da parte delle banche che della finanza e delle imprese come hanno confermato sia il vicepresidente vicario di Unicredit Luigi Castelletti (per il quale proprio le infrastrutture rappresentano la priorità assoluta), sia il presidente di Cattolica Paolo Bedoni sia i presidenti di Confindustria e Apindustria. «Sì, è vero, sulla Tav ho registrato la medesima grande preoccupazione da parte di tutti gli attori del sistema Verona», ha affermato! ieri il sindaco Flavio Tosi, «perché siamo consapevoli che se perdiamo il treno della Tav è un disastro per la nostra economia. Per questo dobbiamo mettere in piedi una battaglia fortissima per tutto il veneto affinché si lasci perdere il Ponte sullo Stretto e il sistema Paese dia la priorità alla Tav nel Nordest. Una battaglia nella quale dobbiamo coinvolgere anche Lombardia e Friuli perché un Corridoio 5 incompleto p inutile per tutti. Se noi siamo la porta verso l'Est europeo non possiamo permetterci che il Corridoio 5 venga sostituito dal corridoio parallelo che passa a nord delle Alpi».
Serve però una mobilitazione che coinvolga la Regione e i parlamentari. «Lo farò alla prima occasione: intendo chiedere sia all'assessore veneto Renato Chisso che al presidente Luca Zaia di mobilitare ancora di più la Regione su questo fronte e coinvolgerò i nostri parlamentari, perché il rischio che l'Unione europea ci! tolga i finanziamenti previsti è molto concreto. E devo dire che l'Europa farebbe bene: se le risorse ci sono e non vengono utilizzate è sacrosanto toglierle per destinarle altrove».
«Stiamo facendo», prosegue amaro Tosi, «una brutta figura, come quelle Regioni che noi tanto critichiamo perché hanno i finanziamenti e non li spendono». Una beffa per una città che ha già una piattaforma logistica internazionale come il Quadrante Europa e attende solo nuovi flussi di merci. «Noi stiamo lavorando per avere le merci dal Tirreno e da Venezia dove verrà attivata la piattaforma off shore per le navi container. Sarebbe paradossale avere nuove merci da trasportare e ritrovarci un sistema zoppo perché manca l'Alta capacità nel Veneto per arrivare poi al Brennero».
L'altro aspetto infrastrutturale è l'aeroporto: «È l'altra questione principale: qui va fatta una riflessione seria affinché; la volontà di Verona di tenere la maggioranza assoluta della società non diventi invece un limite allo sviluppo, allontanando i potenziali investitori dei territori vicini. Se vogliamo che l'aeroporto cresca dobbiamo trovare il modo che tutti sentano il Catullo come il loro aeroporto e per questo compartecipino al suo sviluppo».
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16 agosto 2010
PANCHINE...
L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Fotogalleria
segnalata da un lettore
«Ecco una foto delle panchine-sdraio che a Reggio Emilia sono state sistemate in un parco vicino a piazza Fiume: in netta contrapposizione con le panchine anti-barboni di Tosi, sono comode e hanno pure la connettività Wi-fi per navigare in internet! Bastava mandare un sms a un numero telefonico, e si riceveva il codice per connettersi».
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8 agosto 2010
Non accetto lezioni di moralità da chi ha violato la legge. Intervista a Morgan.
L’ARTISTA MILANESE
Ha letto le dichiarazioni del sindaco Tosi stupito, arrabbiato e infine indignato. Morgan ha la coscienza a posto del musicista libero che non teme il confronto, dell’uomo sincero che conosce bene i propri antagonisti.
Dunque, Morgan, niente concerto a Verona. Il suo comportamento sarebbe «un esempio negativo», secondo le parole del sindaco.
Cosa le dispiace di più?
In realtà viene chiamato «sindaco-sceriffo»...
L'antefatto
IL CASO. Palazzo Barbieri irremovibile sul no all’esibizione dell’artista al Teatro Romano a settembre all’interno della rassegna «Cantautori doc... work in progress»
«Morgan non è gradito perché si è drogato»
Il sindaco Tosi: «Uno che si vanta di fare uso di cocaina non può venire ad intrattenere il pubblico veronese»
Sabato 07 Agosto 2010 CRONACA, pagina 11
A pesare sulla decisione sono state le affermazioni di Marco Castoldi, in arte Morgan, rilasciate mesi fa alla rivista «Max» in cui ammetteva l’uso di cocaina come antidepressivo. Tali affermazioni, all’ex leader dei Bluvertigo erano costate l’esclusione dal Festival di Sanremo. La Rai, inoltre, non gli rinnovò il contratto per la stagione 2010-2011 di «X Factor». L’esclusione, aveva detto il direttore di Raiuno Mauro Mazza, era stata «una scelta obbligata, figlia diretta di quelle deliranti dichiarazioni». E adesso è arrivata la bocciatura del sindaco Tosi e della sua Giunta. Il motivo? «Le parole di Morgan sono un esempio negativo per i giovani».
In un primo tempo, il Comune aveva motivato il suo «niet» in modo criptico. «Morgan non suonerà a Verona per lo stesso motivo per il quale non ha partecipato al Festival di Sanremo». Ora il sindaco Tosi si spiega meglio: «Sarà anche bravissimo come musicista, ma rappresenta un modello di vita inaccettabile, il suo comportamento è un esempio negativo». E a chi gli fa osservare che non è certo il primo personaggio del mondo dello spettacolo a fare uso di sostanze stupefacenti, replica: «La colpa grave è stata proprio dichiararlo pubblicamente... Se uno sniffa cocaina in privato non è un problema che ci riguarda, ma se lo dichiara, dando pubblicità al fatto, è decisamente una cosa diversa e noi non ci stiamo a veicolare questo tipo di messaggi».
Nessun ripensamento, quindi? «No, assolutamente, il concerto al Teatro Romano non ci sarà». Anche se nella trasmissione «Porta a Porta» Morgan aveva chiesto scusa? «Nei tempi e nei modi mi era sembrato un intervento un po’ interessato...».E.S
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In centro è rispuntato il popolo del panino.
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7 agosto 2010
Parte la marcia di solidarietà. Basta carceri sovraffollate.
IL GIORNALE DI VERONA
Fra’ Beppe Prioli: «Un segno tangibile di denuncia». Una cella come quella di Montorio sarà esposta davanti alle chiese
«Quest’anno l’appuntamento coincide con la trentesima marcia francescana verso Assisi, un evento che dura una decina di giorni», spiega fra’ Beppe Prioli, fondatore dell’associazione di volontariato per il carcere «L! a Fraternità». «Molte persone che vorrebbero parteciparvi non ne hanno però la possibilità e allora, come alternativa, offriamo la partecipazione a questa marcia ispirata sempre al messaggio francescano della pace e dell’accoglienza nel nome di Santa Chiara. Il messaggio che vogliamo trasmettere è quello di vivere la notte, che solitamente è il momento della trasgressione, senza nessun tipo di trasgressione».
Uno dei punti forti della marcia notturna del 10 agosto sarà l’allestimento di un cella, in legno, davanti alla chiesa di Cagnano, nel Vicentino, nella quale si sistemeranno quattro detenuti. «Questa cella, che riproduce esattamente una di quelle che si trovano a Montorio, vuole essere un segno tangibile di denuncia contro il sovraffollamento delle carceri», continua fra’ Beppe, «un modo di rendere visibile a tutti come si può stare in quattro uno spazio concepito per due persone. Una condizione inumana che non può certo essere rieducativa. Perciò pregheremo perché si lavori di più per le misure alternative e il reinserimento sociale per gli ex detenuti. Purtroppo per loro il territorio è sguarnito di attenzione. Mancano delle forme di accompagnamento nella fase del reinserimento».
La cella sarà poi portata in altri paesi e in altre città, tra cui Verona, dove sarà esposta in piazza Bra.
La marcia di Santa Chiara partirà martedì 10 agosto, alle 18, dall’ingresso del carcere di Montorio. Alle 19 ci sarà un incontro a San Bernardino con i volontari per spiegare il significato dell’iniziativa. Alle 20 ritrovo alla pizzeria Rosa Blu in piazza Corrubbio. Alle 21.30 partenza per Cagnano, in provincia di Vicenza, dove al primo gruppo si aggiungeranno altri partecipanti. Alle 23, nella chiesa parrocchiale di Cagnano, ci sarà un momento di riflessione, preghiera e testimonianza dei detenuti e, alle 24, si darà inizio alla camminata.
Durante la marcia notturna, prima di arrivare a Montagnana, in provincia di Padova, si faranno tre soste in luoghi stabiliti dove si svolgeranno momenti di riflessione e preghiera seguiti da brevi ristori.
L’arrivo a Montagnana è previsto per le 6. Alle 7 celebrazione della messa nella chiesa di San Francesco. Alle 8 colazione nel monastero delle Clarisse. Alle 9.30 rientro a Verona nel convento di San Bernardino. Alle 12.30 pranzo con la comunità dei frati. Alle 14 visita della città e verifica della giornata con i volontari. Alle 17 rientro a Montorio.
Per informazioni e adesioni contattare La Fraternità allo 045.8004960 o fra’ Beppe al 347.4115048.
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SCONTRI SUL TRAFORO
Per i giudici, tuttavia, quello nominato lo scorso 28 maggio dalla giunta comunale, non è un organo indipendente. «Ergo», traduce il comitato, «il referendum s’ha da farsi». Il Tribunale declassa la commissione ad «attività di consulenza commissionata dal medesimo ente che deve procedere ad indire la gara per l’aggiudicazione dell’esecuzione dei lavori». E argomenta: «Non può ritenersi che la commissione si collochi in una posizione di neutrale terzietà e di indipendenza rispetto all’amministrazione comunale». Tale iniziativa, si legge nell’ordinanza, «è stata posta in essere con l’esercizio di valutazioni discrezionali, con modalità che confermano una condizione di sostanziale disparità tra l’ente e il comitato promotore, rimasto estraneo all’iter procedimentale di nomina della commissione». La conclusione è tranciante: «L’iniziativa del Comune non può comunque sostituirsi al diritto alla consultazione referendaria».
L’ordinanza che dichiara «cessata la materia del contendere» è stata ovviamente accolta con soddisfazione dall’associazione Cittadini per il referendum presieduta dall’avvocato Carlo Trentini. «Il Comune», afferma Trentini, «aveva eccepito che l’interesse alla consultazione referendaria sarebbe comunque venuto meno a seguito alla nomina di una commissione di esperti. Orbene, per il Tribunale con la costituzione di detta commissione non può ritenersi accolta la richiesta di cui al quesito referendario. Infine, il Comune è stato, infine, e nuovamente, condannato a pagare le spese del procedimento». Trentini, infine, lancia «un appello alla cittadinanza affinché tutti coloro che ancora non hanno sottoscritto la richiesta di referendum si rechino a firmare». E fa sapere che «le operazioni di raccolta termineranno a ferragosto».
Di «tanto rumore per nulla» parla invece una nota di Palazzo Barbieri. «L’unica conseguenza giuridica e quindi pratica della pronuncia del Tribunale sulla vicenda», si legge nel comunicato, «è che dichiara cessata la materia del contendere e quindi non ha altri effetti al di fuori di questo procedimento, che viene dichiarato estinto, salvo il pagamento delle spese processuali, 3.000 da parte del Comune». La nota parla di «motivazioni palesemente infondate». Il Tribunale, si legge, «finge di ignorare che i componenti della Commissione sono stati designati dall’Istituto superiore di sanità, autorità che per la collocazione nell’ordinamento e le funzioni tecniche è certo in posizione di terzietà rispetto alle vicende del traforo e del referendum veronese. Tanto più», si sottolinea, «che anche il Comitato per il referendum ha riconosciuto la piena legittimazione della Commissione e la composizione della Commissione non è stata determinata dal Comune ma i nominativi sono stati insindacabilmente scelti dall’Istituto superiore di sanità». E.S.
L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Traforo:Tosi attacca i giudici e fa il sondaggio
L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
LO SCONTRO SUL traforo. Il presidente del Tribunale difende la sentenza duramente attaccata dal sindaco Tosi
Si tratta del magistrato che aveva presieduto il collegio che ha emesso un’ordinanza che riafferma il diritto dei cittadini ad esprimersi con un referendum sul traforo delle Torricelle. Inoltre, la pronuncia della prima sezione mette in discussione la «terzietà» della commissione di esperti nominata dal Comune con il compito di valutare l’impatto dell’opera sulla salute dei cittadini. I membri della commissione erano stati indicati dall’Istituto superiore di sanità. Tosi aveva addirittura definito «grossolane sciocchezze» le valutazioni del giudice su questo organismo.
«Non è la prima volta», osserva Gilardi, «che i giudici, le cui decisioni non siano gradite all’una o all’altra parte del processo o a questa o quella parte politica, vengono accusati di essere giudici “politicizzati” e privi di imparzialità. Questo deprecabile costume», aggiunge, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali, con la magistratura continuamente sotto attacco, e mira a sostituire gli interessi di parte e le pressioni politiche alle regole della giurisdizione».
Il magistrato replica a Tosi punto su punto. «Al sindaco occorre ricordare», sottolinea, «che il criterio di valutazione per il giudice non è il presumibile maggiore o minore gradimento delle proprie decisioni, ma la volontà della legge che il giudice è tenuto ad applicare anche quando tali decisioni possano non piacere. E occorre ricordare», continua, «che le ragioni per le quali il giudice ha ritenuto di assumere un provvedimento vanno rinvenute non nelle rappresentazioni, spesso rozze e strumentali, che ne vengono date, ma nella motivazione che egli ha l’obbligo di adottare».
Il magistrato entra nel dettaglio del provvedimento: «Dalla motivazione risulta, tra l’altro, che il referendum nelle amministrazioni comunali e provinciali è riconosciuto come diritto della collettività da precise norme di legge, che a questo tipo di consultazione fa esplicito riferimento lo statuto del Comune di Verona e che nel quesito referendario ammesso, allo scopo di valutare possibili conseguenze sulla salute dei cittadini, si faceva riferimento a una commissione di esperti “indipendente”, che non fosse cioè emanazione di una sola parte, e non ad una commissione di esperti, anche se sono i migliori, designata unilateralmente dal Comune.
Ovviamente», conclude il presidente del Tribunale scaligero, «il provvedimento del giudice può essere considerato erroneo o non condivisibile ed è diritto delle parti impugnarlo nelle forme e nei modi previsti dall’ordinamento giuridico».
Alle parole del sindaco replica anche Carlo Trentini, coordinatore dei Cittadini per il referendum: «È lecito non condividere le decisioni dei giudici, meno affermare, di fronte a decisioni non gradite, che i cittadini sarebbero legittimati a dubitare della terzietà di un giudice».E.S.
L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
SCONTRO ISTITUZIONALE. Il sindaco non ci sta e replica alle dichiarazioni del giudice Gilardi. Che riceve solidarietà dall’Anm
Traforo, Tosi lancia nuove accuse
«Il Tribunale non applica le leggi ma le interpreta a danno dell’amministrazione comunale»
Sabato 07 Agosto 2010
CRONACA, pagina 7
A Tosi aveva replicato lo stesso Gilardi. «Il deprecabile costume di accusare i giudici di essere politicizzati e privi di imparzialità», aveva osservato, «è uno dei principali fattori di distorsione nella correttezza dei rapporti istituzionali». Gilardi aveva detto che il referendum è «diritto della collettività» la «commissione se nominata dal Comune non si può definire super partes».
Affermazioni che non sono piaciute a Tosi. «Il quesito referendario», dice una nota del sindaco, «per la Commissione richiede requisiti di “indipendenza” e “alto profilo", requisiti soddisfatti poiché l’Istituto superiore di sanità è indipendente dal Comune e lo stesso comitato referendario, con nota dell’avvocato Butti, aveva “accolto con estremo favore il coinvolgimento dell’Iss”».
Il sindaco sostiene inoltre che «i componenti non sono stati individuati dal Comune ma unilateralmente dall’Iss cui è stato chiesto di “comunicare” all’amministrazione comunale». «In questa vicenda, il Tribunale, equivocando sul concetto di indipendenza della Commissione non applica, ma interpreta più che estensivamente la legge contro l’amministrazione», continua Tosi, «aggiungendo per giunta parti del quesito referendario che non esistono se non nella mente creativa degli estensori dell’ordinanza. In questa vicenda il Tribunale di Verona non sta solo applicando la legge, ma la sta interpretando. E come diceva Giolitti, le leggi per gli amici si interpretano, per i nemici si applicano...»
SOLIDARIETÀ. Esprime solidarietà al giudice Gilardi, invece il presidente della sezione di Verona dell’Associazione nazionale magistrati, Ernesto D'Amico, che parla di «infondatezza e gratuità delle affermazioni del sindaco Tosi». Aggiunge: «Ancora una volta si critica un provvedimento giurisdizionale con espressioni offensive e generiche ("sentenza ideologica senza capo nè coda", "grossolane sciocchezze", "sentenza... sballata")».
Il rappresentante dell’Anm censura «l’utilizzo di espressioni superficiali e offensive» e commenta: «I provvedimenti dei giudici possono e, se occorre, devono essere impugnati e criticati, ma ciò non deve risolversi in espressioni immotivatamente denigratorie e scorrette. Certamente è facile contestare così un provvedimento, ma ciò si risolve in un danno per i corretti rapporti tra le istituzioni, non consente ai cittadini di comprendere le questioni in gioco, riduce la dialettica civile a una discussione da bar».E.S
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MOVIDA E PROTESTE.
«Vinta una battaglia, temiamo la guerra»
I proprietari dell’osteria A la Carega brindano al successo del ricorso ma si dicono preoccupati: «Siamo sempre nel mirino del Comune»
«Abbiamo vinto una battaglia. Ma ora temiamo che quello che dovrebbe essere un confronto di interessi e di diverse esigenze costruttivo si trasformi in una guerra».
È così che Claudio Pugliese, uno dei due proprietari dell’osteria «A la Carega» commenta la sentenza del Tar che ha dato ragione al loro ricorso, sospendendo l’ordinanza che vietava, dalla mezzanotte, di consumare le ordinazioni al di fuori del locale e dei pochi metri di plateatico.
Questo provvedimento era stato deciso dall’assessore al commercio Enrico Corsi che ne aveva fatto il proprio cavallo di battaglia inserendolo nel nuovo vademecum comportamentale per i bar fracassoni. Ma «A la Carega» e il vicino «Le Piere» sono stati gli unici due locali dove l'ordinanza è stata effettivamente imposta, dal mese scorso.
Da subito bollata come «ingiusta ed inapplicabile» dai gestori, Pugliese e il socio hanno dato mandato all’avvocato di impugnare l’ordinanza.
E il tribunale del Tar a cinque settimane di distanza si è pronunciato a favore del locale motivando che il provvedimento appare spropositato e che «finisce per sovrapporsi ad ambiti di disciplina che è propria di atti tipici di competenza di altri organi del Comune (quali il regolamento di polizia urbana)», si legge nella sentenza.
La soddisfazione tra i proprietari dei due esercizi è palpabile. Ad applaudire alla sentenza è anche Luciano Passaia de «Le Piere», che pure non ha preso parte attiva nella battaglia giuridica. «Se avessi intentato causa ogni volta che il Comune negli ultimi sette anni ci ha preso di mira, avrei dovuto vendere il bar per far fronte a tutte le spese», ironizza Passaia.
Quello che proprio non va giù ai gestori dei due locali è proprio questo accanimento che definiscono «a senso unico». «Ci sono zone, come piazza Erbe, dove il baccano fino a tarda notte è all’ordine del giorno e le risse accadono spesso e volentieri, come testimoniano gli interventi delle forze dell’ordine. In quei locali si è assistito addirittura ad una sparatoria con una scacciacani in mezzo ai clienti. Ma lì tutto è messo a tacere e non viene preso nessun provvedimento», si sfoga Passaia. «Se quella è zona franca, magari perché meta proprio di numerosi politici e amministratori, che abbiano il coraggio di dirlo. Almeno capiremmo il perché di questi comportamenti discriminatori».
«Durante le numerose riunioni fatte durante l’inverno in circoscrizione, non c’erano solo i residenti del quartiere Cadrega ma anche di via Fama e di piazza Erbe e tutti lamentavano una situazione simile. Eppure, eccezione fatta per il bar Amnesia di lungadige Donatelli, i provvedimenti si sono riversati sempre e solo su di noi. E questa situazione non è più sostenibile», rincara Pugliese. «Ora hanno preso di mira anche il festival di musica jazz che organizziamo, finanziandolo interamente, ogni anno. Hanno addotto motivi di sicurezza ma durante i numerosi sopralluoghi sono state verificate tutte le vie di fuga necessarie e le norme da rispettare. È un braccio di ferro che non può portare niente di buono».
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5 agosto 2010
Piazza Corrubbio, il parcheggio si fa.
IL GIORNALE DI VERONA
Scavi archeologici verso la conclusione. A settembre si aprono i cantieri per realizzare le fondamenta
Etichette: PIAZZA CORRUBBIO, STAMPA LOCALE
3 agosto 2010
Lettere "a vuoto".
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28 luglio 2010
DIVIETI E PROTESTE
IL GIORNALE DI VERONA
Così ieri mattina, nei giardini di via Prato Santo, il comitato ha fatto il punto sulla vicenda. «Nel rinnovato giardino di via Prato Santo», osservano gli attivisti, «le panchine non esistono eppure un cartello bene in evidenza “vieta” di bivaccare sulle panchine stesse».
L’anno scorso il Comitato aveva protestato contro la rimozione delle panchine effettuata dal Comune per impedire ai fruitori della mensa della Caritas di via Prato Santo di utilizzarle. Ne era scaturita una lunga serie di denunce, ordinanze, multe e ricorsi (al sindaco, al prefetto, al capo dello Stato e al giudice di pace) e la multa è lievitata fino a 329,58 euro.
«La situazione dei giardinetti di via Prato Santo è simbolica», dicono gli attivisti, «della trasformazione subita in questi ultimi anni da Verona: da “città dell’amore” a “città dei divieti”». E proprio nel corso dell’incontro gli organizzatori hanno voluto infrangere due ordinanze del sindaco: hanno offerto un aperitivo alcolico e hanno raccolto contributi.
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CANTIERI E RITROVAMENTI
«Ma il sottosuolo di certo riserverà altre sorprese»
Vigile e attenta. E per nulla rassegnata ad accettare la realizzazione di questo parcheggio, «nonostante la piazza sia stata ormai distrutta e gli alberi sradicati».
È la posizione del comitato Salviamo piazza Corrubio, composto dai commercianti e dai residenti di San Zeno contrari all’opera e protagonisti negli ultimi anni di una battaglia serrata, anche se a volte goliardica e ironica, contro il parcheggio.
«A noi risulta che la questione del ritrovamento dell’abside sia ancora tutta da chiarire. La ditta Rettondini voleva iniziare con i sottoservizi già un mese fa. Ma anche in quel caso non è stato possibile e siamo fiduciosi che non lo sarà nemmeno questa volta», auspica il portavoce del comitato Mao Valpiana. «Inoltre, il cantiere non è solo quello che è stato delimitato e indagato fino ad oggi».
«Ma comprende anche il terreno ancora integro e inesplorato sotto via Da Vico, dato che dovrà essere esteso fino ad un paio di metri dal bar Du de Spade», prosegue Valpiana che mette le mani avanti, stoppandola, su una ventilata ipotesi da parte della ditta di trovare un accordo con il Comune per poter ampliare il parcheggio e il numero di posti auto come sorta di risarcimento per il tempo perduto.
Richiesta che però lo stesso assessore comunale Enrico Corsi ha negato essere mai stata fatta.
«Comunque sia, per il comitato quella di piazza Corrubio è una situazione ancora in corso d’opera e aperta e per questo continueremo a rimanere vigili», chiude Valpiana.
L’estate calda dei parcheggi interrati, situazione che nella città antica è di per sé bollente anche in pieno inverno, non è solo a San Zeno ma punta i riflettori anche su altri progetti e cantieri aperti in centro.
Intanto in lungadige Capuleti, le ruspe sono ferme e si lavora con scalpello e palettina tra i reperti archeologici che sono emersi nei giorni scorsi all’interno del cantiere.
E anche alcune delle modifiche che sono state apportate al progetto del parcheggio pertinenziale di piazza Arditi fanno discutere maggioranza e opposizione. I.N.
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27 luglio 2010
Esito della conferenza stampa Tutt'in piedi.
Comitato Verona Città Aperta
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26 luglio 2010
ATV. CARO BIGLIETTI, IL COMUNE DA' L'OK!
CRONACA
Pagina 8
Caro biglietti, il Comune dà l’ok
Da gennaio gli aumenti sui bus
Ritocco del 10 per cento. Ma si studiano abbonamenti per le famiglie numerose. Cambiano le tariffe per gli studenti
I rincari sui prezzi delle tariffe dei mezzi pubblici, urbani ed extra-urbani, sono ormai alle porte. Dopo aver votato il via libera al progetto del traforo, il consiglio comunale ha approvato a notte inoltrata, con 26 voti favorevoli, 6 contrari e un astenuto, anche l’adeguamento tariffario e le determinazioni per l’integrazione dei prezzi del trasporto pubblico locale.
Si tratta di una «decisione già concordata e condivisa con Atv e Provincia, che modifica il costo del trasporto pubblico apportando un contenuto aumento del biglietto della fascia urbana. Una soluzione in perfetta linea con le modifiche tariffarie adottate nelle altre città del Veneto», ha spiegato l’assessore alla mobilità Enrico Corsi, presente in consiglio insieme al presidente dei Atv Gianluigi Soardi.
Dal prossimo primo gennaio, quindi, il biglietto urbano valido un’ora lieviterà del dieci per cento, passando da 1 a 1,10 euro. Rimane però invariato a 1,20 euro il costo del biglietto acquistato a bordo.
STUDENTI. E anche il biglietto giornaliero di 3,5 euro, non subirà ritocchi. «Ingrassa» invece, con un aumento dell’11 per cento, passando da 9 a 10 euro, il carnet da 10 corse. E in questi tempi di magra la peggio l’avranno i lavoratori dato che il loro abbonamento mensile subirà il rincaro più pesante: più 12 per cento, da 25 a 28 euro. Buone notizie invece per gli studenti che godranno dell’otto per cento di sconto e pagheranno al mese 23 euro anziché 25. Altra novità riguarda il costo degli abbonamenti annuali che per i lavoratori scende da 260 a 250 euro.
Per gli studenti però non ci sarà più l’abbonamento per soli dieci mesi al costo di 200 euro. Ma una tessera valida anche nei mesi «morti» di luglio e agosto del costo di 220 euro.
FAMIGLIE NUMEROSE. In sede di consiglio, l’assessore Corsi ha accolto l’emendamento presentato dal capogruppo di Fi Salvatore Papadia sugli sconti alle famiglie numerose.
«Oltre all’aumento del costo dei biglietti va affrontato, con il massimo impegno, anche il problema della mobilità cittadina e dell’uso del mezzo pubblico. In questo senso, da valutare la predisposizione di un nuovo abbonamento con tariffe non superiori ai 440 euro per le famiglie di due componenti e 490 euro per le famiglie di tre componenti», ha spiegato infatti Papadia.
Barricata su posizioni contrarie all’aumento dei prezzi, invece, l’opposizione che ha presentato vari emendamenti, tutti respinti.
Il Pd si era già schierato contro questo «rincaro ingiustificato a fronte di nessuna miglioria del servizio che continua a soffrire di molti problemi, primo su tutti ritardi e inefficienza», quando la delibera era passata in commissione. E l’altra sera ha ribadito la propria posizione.
«Con questa soluzione rimarranno invariati mezzi e chilometri ed aumenteranno solo i costi, a spese dei cittadini», ha spiegato il consigliere Carlo Pozzerle.
«E’ un errore continuare ad incentivare solo il mezzo privato», hanno aggiunto le due colleghe di partito Carla Padovani e Maria Luisa Albrigi. Lapidario il commento del consigliere del Pd Mauro De Robertis, che liquida con un mero aumento delle tariffe le conseguenze dell’unificazione di Amt e Apt.
«Dalla fusione delle due aziende ci si aspettava molto, in termini di riduzione dei costi e complessivo miglioramento del sistema di trasporto urbano ed extraurbano della nostra città. Ora, invece, ci traviamo di fronte solo ad un aumento delle tariffe e non si riesce concretamente a capire quali siano gli obbiettivi futuri della nuova azienda Atv».
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22 luglio 2010
Anche il Carcere è Verona.
IL GIORNALE DI VERONA
«In carcere a causa dell’afa situazione insostenibile»
Struttura sovraffollata «La doccia possibile solo ogni quattro giorni In cella aria irrespirabile»
Caldo e afa diventano infernali per chi si trova rinchiuso tra le mura di un carcere. Tanto più se la prigione in questione ha problemi di sovraffollamento ed una cella progettata e realizzata per ospitare due persone viene in realtà condivisa da quattro o cinque detenuti. La denuncia di una situazione «al limite dell’umana sopportazione» dentro il carcere di Montorio arriva da una volontaria, che intende mantenere l’anonimato, che opera da oltre 13 anni all’interno della casa circondariale, occupandosi dei colloqui con i detenuti tossicodipendenti che vogliono presentare richiesta per entrare in comunità terapeutiche. Il problema del sovraffollamento della casa circondariale di Montorio è noto da tempo. Nella struttura, costruita per custodire circa 450 persone, i detenuti oggi sono oltre mille. «1.032 per la precisione, di cui oltre 330 sono tossicodipendenti. La situazione è grave ma con questo caldo straordinario degenera di giorno in giorno. Alcune celle hanno le docce. Molte altre no. E i carcerati che sono racchiusi in queste ultime riescono a fare, quando va bene, una doccia ogni tre, quattro giorni. Con questo caldo è vergognoso. Inoltre, chi dorme nei posti più alti dei letti a castello è costretto ogni sera a scendere dal materasso e dormire per terra dove trova posto. In alto nelle celle l’aria è irrespirabile», denuncia la volontaria, preoccupata che il protrarsi di questa situazione possa portare a «un gesto disperato da parte di persone disperate e costrette a condizioni che poco hanno a che vedere con l’umanità di un Paese occidentale».
Ad aggravare il quadro, inoltre, il fatto che se i detenuti sono in sovrannumero, gli agenti di custodia avrebbero il problema opposto: ovvero quello di essere sotto organico. «Gli agenti fanno ciò che possono con professionalità. Ma ora, con molti colleghi in ferie, chi resta è costretto a fare turni massacranti; quasi un doppio lavoro. Con il risultato che a rimetterci sono sempre i detenuti che vengono privati di alcuni dei servizi di cui avrebbero diritto come l’accesso all’area trattamentale dove si svolgono i colloqui con noi volontari che seguiamo i detenuti aiutandoli in percorsi di reinserimento sociale e lavorativo per il dopo-carcere e sotto molti altri aspetti, non ultimo quello della dipendenza”. I.N.
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