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21 novembre 2010

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Nasce Veronainblog









Alcuni amici del giornale Verona In hanno deciso di aprire un blog (www.veronainblog.it) per sostenerne le finalità riassunte nel progetto editoriale del periodico:

1) L’attenzione alla salute, all’educazione, al lavoro e all’ambiente.
2) La valorizzazione di una politica responsabile al servizio dei cittadini.
3) La diffusione dei valori che ispirano l’associazionismo e il volontariato.
4) La promozione culturale attraverso un linguaggio semplice e accessibile.
5) L’attenzione alle nuove culture in un’ottica di integrazione.
6) Il sostegno al dialogo e al confronto per una convivenza civile e pacifica.
7) La riscoperta dei valori della tradizione.


Intendono dare vita a un costruttivo dibattito attorno a questi temi, nella convinzione che il confronto sia non solo un ottimo strumento di democrazia, ma anche un’opportunità per costruire una città migliore.
Non solo: vogliono anche riempire lo spazio temporale tra un uscita e l'altra della rivista, che è trimestrale, dando rilievo agli avvenimenti, alle vitalità e alle iniziative che animano la città e il suo territorio di riferimento.
Il blog si rivolge a chi ha in mente stili di vita a misura d'uomo, a chi privilegia le buone relazioni con le altre persone e l'ambiente circostante, a chi conosce e ama le tradizioni di questa terra ma sa vivere attivamente nel presente, a chi vede nell'altro opportunità di confronto e crescita personale.

16 luglio 2010

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Le metastasi della ’ndrangheta in Lombardia. E in Veneto? E a Verona?


Anche le grandi opere in programma nel veronese, come il traforo e l'inceneritore di Ca' del Bue, possono far gola alla mafia. Dopo i fatti di Milano magistrati e parlamentari potrebbero, con accertamenti e interrogazioni, verificare la consistenza delle società fiduciarie in gara per i lavori e autorizzate dal ministero per lo Sviluppo economico (retto da Berlusconi dopo le dimissioni di Scaiola).

14/07/2010. Quanta mafia c’è nel Nord Italia? Quanta nel Veneto? Quanta a Verona? Sono domande urgenti e necessarie, vitali per la salute del nostro territorio dopo la maxiretata del 13 luglio contro la ’ndrangheta (300 persone coinvolte) che ormai, con certezza, ha radici anche in Lombardia. Ad aggravare la situazione il fatto che alcuni degli arrestati appartengono al mondo politico e amministrativo. Il Corriere della Sera del 14 luglio dà un quadro allarmante. Nel titolo in prima pagina scrive: «La Lombardia colonizzata dalla ’ndrangheta». Ancora più preoccupante quando precisa: «Essenziali le relazioni con i politici del Nord». Pare che la mafia calabrese cercasse di mettere le mani sugli appalti per l’Expo 2015: grandi opere, grande giro di soldi, grande tentazione per gente senza scrupoli che a Milano, con l’occupazione degli alloggi popolari, già da tempo è di casa.

Non è un episodio isolato ed è per questo che nel Paese si è aperta una grande questione morale che necessita di atti concreti di prevenzione dei fenomeni criminali, da attuare attraverso rigidi controlli. Di camorra si parla nell’inchiesta per gli appalti dell’eolico in Sardegna, dove un gruppo di persone avrebbe dato vita a una sorte di associazione segreta per fare affari in modo illecito: l’accusa è di aver corrotto politici, esercitato pressioni sui magistrati per ottenere favori. Dietro questa “P3”, come è stata chiamata, c’è la malavita campana impegnata nel riciclaggio di denaro sporco nel Nord Italia, magari con affari sui rifiuti o nelle case da gioco. Gli indagati per questa vicenda sono Flavio Carboni, già condannato per il crack dell’Ambrosiano, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi. Si indaga anche sul fronte delle connivenze politiche e saltano fuori i nomi del senatore Marcello dell’Utri (Pdl), appena condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa, e di Nicola Cosentino, coordinatore campano del Pdl, accusato nel 2008 di riciclaggio di rifiuti tossici.

Del pericolo di infiltrazioni mafiose nel Veneto e nel veronese hanno parlato il Procuratore generale antimafia Pietro Grasso, il Procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia, il presidente della regione Luca Zaia (Lega Nord), il presidente degli industriali veneti Andrea Tomat. Di mafia parlano le cronache sui giornali locali, le relative inchieste in corso e i beni sequestrati alla malavita organizzata sul nostro territorio. Da oggi tutti questi elementi vanno letti in relazione ai gravi fatti di queste ore, perché in questo modo possiamo capire le reali proporzioni del fenomeno.

Se le infiltrazioni mafiose avvengono attraverso la corruzione politica e l’intermediazione di faccendieri, allora anche le grandi opere in programma nel veronese (vedi Verona In numero 24), che per i cittadini hanno una valenza strettamente territoriale, quando fanno parte di logiche più ampie possono sfuggire al controllo degli stessi amministratori locali. Ecco perché, dopo i fatti di Milano, magistrati e parlamentari potrebbero, con accertamenti e interrogazioni, verificare la consistenza delle società fiduciarie in gara per i lavori e autorizzate dal ministero per lo Sviluppo economico (retto da Berlusconi dopo le dimissioni di Scaiola).

Per Verona riportiamo due esempi, che sotto questo punto di vista possono destare qualche timore: il traforo delle Torricelle, per la cui realizzazione è prevista una spesa di circa 450 milioni di euro, e l’inceneritore di Ca’ del Bue: un appalto da1 118 milioni di euro.
Il passante Nord è per molti veronesi solo la soluzione ai problemi di viabilità locale, ma recenti emendamenti alla Finanziaria lo promuovono a progetto finanziabile dallo Stato perché in qualche misura complementare all’autostrada e al traforo del Brennero. In altre parole quello che visto dal basso è la soluzione ai problemi di Veronetta, di nessun interesse per la mafia, visto dall’alto diventa l’anello di congiunzione per il traffico tra l’Alto Adriatico e il Centro Europa, una torta che fa certamente gola alla criminalità organizzata.

Anche il raddoppio dell’inceneritore di Ca’ del Bue, che porterà l’impianto veronese a bruciare oltre 500 tonnellate di rifiuti ogni giorno, per le sue proporzioni esce dalle logiche territoriali e dovrebbe essere seguito con attenzione al fine di prevenire ogni possibile infiltrazione malavitosa legata alle ecomafie.

Giorgio Montolli
www.verona-in.it

13 luglio 2010

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IL TRAFORO? NON E’ PER I VERONESI: ECCO LE PROVE


Traforo, CIE, inceneritore di Ca’ del Bue, Centrale nucleare a Legnago. Il territorio veronese sembra rispondere a logiche e interessi che travalicano quelli della città scaligera.

12/07/2010. Il traforo delle Torricelle è un'opera infrastrutturale complementare al Traforo del Brennero. Lo dice l'emendamento 47 alla Manovra Tremonti firmato da Cinzia Bonfrisco (Pdl), Federico Bricolo (Lega) e Massimo Garavaglia (Lega) e approvato qualche giorno fa al Senato insieme ad un altro emendamento che porterà soldi per la tranvia. La prima cosa che viene in mente è che allora non è vero che il passante Nord è stato progettato soprattutto per alleggerire il traffico tra Porta Vescovo e Porta San Giorgio, per evitare l'esposizione allo smog in questa parte di Verona. E' vero invece, come ha scritto Giuseppe Brugnoli su L'Arena del 22 aprile, che il traforo è «Una vera e propria scorciatoia per rendere più corto e più agevole il transito delle colonne di tir dai porti dell'Alto Adriatico al centro Europa". Ma cosa dice i il paragrafo 47.4 della Finanziaria dopo l'aggiornamento? Dice che gli introiti per il Tunnel del Brennero "potranno essere usati da parte del concessionario per realizzare opere infrastrutturali complementari sul territorio di riferimento, opere che potranno essere anche urbane o consistenti in gallerie".
Sulla stampa locale l'Amministrazione comunale non si è mai espressa in questi termini e se lo ha fatto ha sempre minimizzato la realtà che qui appare in tutta la sua sconcertante gravità. Sì, perché avremo effettivamente un'autostrada in città e avremo un aumento dei casi di cancro, come dimostrano studi assai qualificati secondo i quali esiste una correlazione tra aumento del traffico e gravi patologie umane. Non è scientificamente dimostrato che esistano filtri, per quanto tecnologicamente avanzati, che garantiscano una protezione totale.
All'appello bipartisan che il sindaco Tosi aveva recentemente rivolto a tutte le forze politiche per chiedere a Roma i soldi da destinare a traforo e tranvia ha risposto anche Maria Pia Garavaglia (PD), secondo la quale quelli approvati al Senato «sono due emendamenti molto importanti per il nostro territorio... In Commissione è andata bene, speriamo che Tremonti inserisca questi due punti all'interno del maxiemendamento (Corriere di Verona, 11 luglio)». Ma allora qual è la linea del PD di Verona sulla questione traforo (ma anche sulla tranvia che in centro funziona a gasolio)? I veronesi non capiscono più nulla: ai banchetti per la raccolta delle firme pro referendum e contro il traforo trovano volontari e autenticatori facilmente riconoscibili come noti esponenti del PD scaligero e poi sui giornali leggono che altri esponenti del PD condividono le scelte fatte dall'Amministrazione Tosi su questi delicati temi.
In piena era leghista si sta profilando un quadro allarmante dove il territorio pare rispondere a interessi poco riconducibili a quelli della città scaligera. Si pensi al Cie per l’identificazione e l’espulsione degli immigrati che si vorrebbe a Verona e che stride con la bibbia del carroccio. Anche Ca' del Bue sembra rispondere a queste logiche: a due passi da San Michele e Borgo Roma, due quartieri assai popolosi dove la Lega ha fatto incetta di voti, si progetta un inceneritore in grado di bruciare molti più rifiuti di quanti ne produce Verona. Gli scopi? Uno è sicuramente quello di far arrivare il pattume dalle città vicine per vendere il servizio di smaltimento. Il prezzo? Quello per la gente è sicuramente la diossina, visto quanto sta accadendo in altre parti d’Italia con questo genere di impianti. Per non parlare dell’idea di costruire una centrale nucleare a Legnago.
Più si allarga il quadro e più si intravvedono le preoccupanti logiche di certe scelte, che possono sfuggire ad amministratori locali non all'altezza del loro compito. Ormai è sotto gli occhi di tutti che in Italia più aumenta il giro di interessi, più si finisce a parlare di comitati d'affari, corruzione e purtroppo anche di mafia.
Mentre stiamo cercando di dare una fisionomia e una storia alle sigle delle società in gioco per la realizzazione del traforo, ecco alcune domande: perché l'Amministrazione si appresta a varare la variante urbanistica e la successiva approvazione del progetto preliminare del Traforo senza attendere gli esiti dello studio che essa stessa ha affidato alla Commissione di esperti dell'Istituto Superiore della Sanità? Perché non è reso noto che tipo di studio è stato commissionato o si intende commissionare agli scienziati dell'ISS? Perché il sindaco Tosi non fa una dichiarazione nella quale si impegna ad agire conseguentemente a quanto indicato dagli esiti di questi studi?

Giorgio Montolli
www.verona-in.it

24 aprile 2010

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TRANSTORESELA

Una camminata sul luogo del Delitto. 
Domenica 16 maggio
Ritrovo 8.30 al parcheggio delle Piscine di Via Santini.

Un autobus ci porterà a Poiano, da dove partirà la camminata.
Per prenotare il posto sull’ autobus scrivere a transtoresela@gmail.com scrivendo il proprio nome e il numero di posti che si vogliono prenotare.

Ogni partecipante è responsabile di sé e deve provvedere alla propria scorta di cibo e di acqua.
DESCRIZIONE DELL’ ITINERARIO:
Poiano, Alter Ego, Giù a Sommavalle, San Mattia, D – San Martino, Chiesa Avesa, Cimitero Avesa, Ciclabile Santini, Piscine Santini, Via Bresciani, Cimitero Quinzano, San Rocco, San Rocchetto.
Si parte in prossimità della rotonda Esselunga di Borgo Venezia e si prende l’asfalto del vecchio pezzo della provinciale fino in prossimità della fine della superstrada (inizio della futura autostrada delle Torricelle), dove si svolta a sinistra. Si prende a destra, e la capezzagna verso nord che corre sotto collina, poi si rientra su asfalto verso la rotonda del Famila. Prima di arrivare alla rotonda si piega a sinistra per Via Bakhita e si prosegue per Via del Sasso giungendo nell’abitato di Poiano. Si piega su a sinistra, per via Segorte seguendo le indicazioni gialle e blu dei sentieri della dorsale (D) collinare veronese raggiungendo Via Sotto Castello. Ad un capitello, si gira a sinistra, in salita, per Vicolo Sotto Castello. Si prosegue per un centinaio di metri finché non ci si imbatte in un sentiero che sulla sinistra sale su per la collina. Superata la sbarra che vieta il passaggio alle moto, si prosegue in salita, che subito diventa erta, seguendo il segno giallo e blu. Il sentiero sbuca su una capezzagna e qui si deve tenere la sinistra. Dopo qualche decina di metri si giunge al bivio con la strada asfaltata delle Torricelle, in prossimità dell’ex discoteca Alter Ego: si gira a destra e si prosegue per asfalto, lasciando perdere la deviazione a destra che va verso il percorso della salute. Scollinato e lasciata a destra la deviazione per Via Bonuzzo Sant’Anna, si prende a sinistra la stradina Sommavalle. Dopo 3-400 di discesa metri si arriva al tornello che permette di scendere alla Fontana Sommavalle. Qui si prende il sentiero a destra che sale fino ad un gruppo di case, poste alla fine di Via Sommavalle. Si percorre la viuzza asfaltata nella sua interezza fino a giungere nuovamente ad intersecare la strada delle Torricelle. Si piega a sinistra e in breve si raggiunge San Mattia. Qui si imbocca la strada a destra, denominata strada delle Giazzole: si percorre l’asfalto in discesa per duecento metri fino a che non giunge ad una curva a gomito. Si abbandona l’asfalto e si prosegue diritti per il sentiero D (segnale giallo e blu). Il sentiero divalla dolcemente sulle colline di Avesa, arrivando poco dopo la Chiesa di San Martino. Giunti nei pressi dell’asfalto, si gira a sinistra, tornando verso Verona. Si piega a destra verso via Ottonello e quindi si va verso il Cimitero di Avesa seguendo adesso la pista ciclabile. Si segue la pista e al bivio si prende per le piscine Santini. Superate le piscine, alla rotonda si piega a sinistra e alla successiva rotonda si gira a destra per Via Bresciani. Si prosegue diritto fino alla rotonda di Quinzano, che si oltrepassa, andando al cimitero di Quinzano. Da qui si va alla Chiesa di san Rocco. Dietro la Chiesa, si prende i l sentiero D che conduce all’eremo di San Rocchetto. (Michele Dall’ O’)
 8 km –  3/4 ore
250 m dislivello
L’ iniziativa è promossa da:
Legambiente, Italia Nostra, Amici della Bicicletta, Amici del Straforo, WWF, Verona In, CiViVi, Il Carpino