27 luglio 2010

Tutti i segreti del Traforo di Tosi.

 








di Gianni Belloni, Carta
Sabato 24 luglio 2010

Non è propriamente un'opera faraonica, se rapportata a quelle che fanno discutere tutta la penisola - 390 milioni di euro, 13 chilometri di strade di cui 2 in galleria a doppia canna sotto le colline veronesi -, anche se è stata inserita nell'accordo quadro delle grandi opere, la nuova autostrada che attraverserà alcuni quartieri cittadini fungendo da tangenziale a nord della città di Verona.

Parliamo di un'autostrada in project financing per cui una cordata di aziende veronesi, capeggiata dalla Techinital è stata scelta, nel 2009, come soggetto promotore e vedrà riconosciuti 5,06 milioni di euro per la progettazione [ne avevano inizialmente richiesti 4,3] mentre la giunta preme per arrivare in questi giorni all'approvazione della necessaria variante urbanistica e del progetto preliminare. Un'opera da 382 milioni di euro investiti in parte dai privati che si rifaranno con l'incasso dei pedaggi – inizialmente esclusi nelle dichiarazioni del sindaco Flavio Tosi – e nella concessione di opere compensative – alberghi, aree di servizio e parcheggi – che andranno a corredare il tracciato.

Un'opera molto «politica» per cui la Lega ha investito pesantemente la credibilità del suo sindaco sceriffo e che muove diversi interessi. Il sindaco Tosi è arrivato a dichiarare «o Techinital o tutti casa», mentre le contestazioni degli alleati di giunta, il Pdl, venivano ripetutamente ricomposte dall'ormai famoso Aldo Brancher attraverso opportuni distribuzioni di incarichi. L'allora assessore regionale Valdegamberi, nel giugno 2009, dichiarava al quotidiano veronese L’Arena: «Nel campo delle opere c´è una lobby imprenditoriale e finanziaria che realizza operazioni nel settore pubblico. E’composta sempre dalle stesse persone. Parlo di opere pubbliche importantissime che, alla fine, vengono realizzate sempre dai soliti noti: sempre gli stessi imprenditori, che magari sono anche i finanziatori del Sindaco (in maniera assolutamente regolare e legittima, naturalmente: non è questo che è in discussione). E’ ora che i veronesi aprano gli occhi. C´è tutto un backstage che si dovrebbe conoscere e che invece è a conoscenza solo di pochi addetti ai lavori. Ci sono strane coincidenze».

Interessante da questo punto di vista il ruolo della Mazzi Impresa Generale Costruzioni s.p.a - coinvolta nella cordata Technital e collegata con la società Serenissima - uno dei tre soggetti della cordata di imprese il cui progetto è stato dichiarato di «pubblico interesse» dall'amministrazione scaligera nel 2009. L'impresa Mazzi non solo ha finanziato, legalmente, la campagna elettorale di Flavio Tosi con 10mila euro regolarmente comunicati, ma ha avuto affidati senza gara i lavori della Valdastico sud [costo 800 milioni] perché parte, con il 30 per cento, della Serenissima costruzioni, società controllata dall'Autostrada Serenissima. Procedura che ha provocato un ricorso, bocciato dal Tar, dell'associazione nazionale costruttori [Ance]. I lavori della Valdastico sud sono stati funestati dal sequestro da parte dei magistrati antimafia di Caltanissetta, di due lotti dell'autostrada nell'ambito dell'inchiesta sul cemento depotenziato utilizzato dalla Calcestruzzi Spa.

La Mazzi la ritroviamo nell'affare del Ponte sullo Stretto insieme alla Technital la quale è presente nei più contestati lavori pubblici: dal ponte sullo stretto di Messina allo scavo del tunnel per la Tav Milano - Bologna, dal Mose all'autostrada Palermo – Messina. Quest'ultima nasce nel 1967 e si rivelerà «l’opera con l’esecuzione più lenta della storia d’Italia, quaranta anni di lavori a singhiozzi - come denuncia il giornalista Antonio Mazzeo nella sua inchiesta pubblicata su www.terrelibere.it -, sprechi di risorse finanziarie, decine d’inaugurazioni e fittizi tagli di nastri, infiltrazioni mafiose e mazzette multimilionarie per politici e amministratori, indicibili disagi e mortali incidenti per utenti e abitanti».

A guidare il consorzio di imprese, denominato Verona Infrastrutture, impegnato a progettare il traforo delle colline veronesi, Aleardo Merlin, ex presidente della provincia di Verona e, soprattutto, dell'Autostrada Serenissima. Società che si rivela, anche in questo caso, il punto d'incontro di quell'oligarchia predatoria nordestina di cui la Lega è parte integrante. Un collezionista di incarichi Merlin che ritroviamo come socio di maggioranza della finanziaria lussemburghese Serenissima Investements S.A. insieme alla Abm Merchant di Alberto Rigotti, filosofo e finanziere vicino al Pdl, entrato in possesso nel 2007 della catena di giornali free press Epolis insieme a Marcello Dell'Utri [che nel frattempo uscì dall'affare] e presidente della Finanziaria Infrastrutture SPA, società con sede a San Marino, che vanta come amministratore delegato, Claudia Minutillo, ex segretaria del presidente Giancarlo Galan e ora al centro, attraverso Adria Infrastrutture e il gruppo Mantovani, di tutte le grandi opere in Veneto. Rigotti ha appoggiato, nel 2006, l'acquisizione da parte dell'industriale bresciano Rino Gambari di quote della società Serenissima per 200 milioni di euro.

Oggi la società Serenissima vanta un pesante indebitamento e banca Intesa, decisa ad entrare alla grande nel gioco delle grandi opere nordestine, ha promesso di fare la sua parte. Dimenticavamo di dirvi: finanziamenti decisivi per l'operazione traforo delle Torricelle sono in arrivo dalla società autostradale Serenissima [54 milioni] nel cui consiglio d'amministrazione, rinnovato il mese scorso, hanno trovato posto i presidenti della provincia scaligera Giovanni Miozzi e della provincia patavina Barbara Degani, entrambi del Pdl e il sindaco veronese Flavio Tosi.




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